mercoledì 22 giugno 2022

14 Settembre 2011 Il dolore


 Stendhal e Sciascia - Il dolore   14 settembre 2011

Quasi tutti i martiri sottoposti alle torture più atroci sono più o meno in uno stato di estasi. 

Stendhal pensa che quei martiri non hanno mai sentito dolore, perché annegati nello spirito, nella proiezione della luce divina, pura anima, hanno abbandonato il corpo ai loro carnefici.

 Succede così anche  nella sfera del fanatismo che lo infligge e del fanatismo che lo soffre, anche lì il dolore non esiste perché il dolore è un'invenzione della ragione, un'invenzione suscitata dall'idea della libertà ed ad essa legata, un'invenzione nata dall’idea di giustizia.

Il dolore esiste però veramente là dove il fanatismo, il potere la tirannia ce lo infliggono, esiste nelle cose che non amiamo e che siamo costretti a fare .

Sartre:-Il dolore è dove ce lo infligge la cosa, tutto quel che è fuori di noi, che su di noi si abbatte.

Dolore fisico che si mescola  al dolore esistenziale.

La più atroce immagine del dolore è quella del dolore che colui che non pensa, che coloro che non pensano infliggono a colui che pensa, a coloro che pensano.

Un dolore gratuito, sciocco, senza senso, per gioco, per divertimento, per cattiveria.

Lascia l’altro a chiedersi –perché -a chiedere invano un motivo, a chiedere invano una giustizia che già sa le verrà negata.

Un dolore storico:-I tanti massacri, inutili, le tanti stragi, i tanti stupri, le tante violenze.

Un dolore sociale:-L’ingiustizia profonda di un’eguaglianza  irrisa, di povertà beffeggiata, di popoli assetati, affamati, dati in pasto ai pesci.

Un dolore esistenziale: privato, solitario, di ragazzi ubriacati di birre, di soldi, di offerte, ma senza educazione, rispetto, sacrificio.

Un dolore immenso per il vuoto di motivazioni grandi che ci facciano accettare, che ci facciano diventare migliori di quel che siamo.

Ippolita Luzzo 

martedì 21 giugno 2022

Intimo Paradiso


 Intimo Paradiso Poesie di Domenico Conoscenti e Fotografie di Angelo Di Garbo per Edizioni del Laboratorio Poetico di Palermo finito di stampare nel mese di febbraio 2022 e giunto a maggio nel Regno della Litweb è un gioiello luminoso, versi in duplice versione italiano e francese

Mi sento fortunata di poter aver tra le mani un libro dal formato inusuale, curatissimo, profumato e stampato su carta lucida, tipo seta, al tatto è seta, un libro foto-poetico. Mi sento anche impreparata a parlarne, ma oggi pur chiedendo venia per la mia imperizia mi cimenterò. 

La seta rimanda all'intimo, l'intimo rimanda al sacro, in un gioco di rimandi io leggo la premessa ed è ciò che si abbraccia insieme nella libertà del vedere, del capire. Tutto nasce dall'osservare le "punzonature" sugli sfondi dorati delle tavole dei dipinti medievali. Dettagli. Dettagli che un mio amico pittore astrae e dipinge a sua volta nella ragione dell'informale. Dettagli che ci ricordano segni e tessiture del sacro. Dettagli che ingranditi regalano un godimento estetico. Sacro e profano, Arte colta e Arte di massa, spirito e corpo, intimo e visibile, dualità che affascinano. "La parte per il tutto" 

"racchiusa nel bozzolo/di ordito e di trama/palpita la carne/vulnerabile e inerme /inerme e invulnerabile/come l'ostrica un tempo/racchiusa tra le valve" Immagine che ricorda Emily Dickinson nella sua celebre "L'anima si sceglie il proprio compagno/ Per poi sigillare come fossero pietra/le valve della sua attenzione."

E noi rimaniamo ammirati a guardare "un tempo tarsie di vetri piombati/o punzonature sull'orlo del manto./Le sfilacciature del sacro/per il superuomo di massa."

Nel leggere e nel perdersi fra i dettagli fotografati nel bianco e nero ricchissimo di sfumature e veramente ci perdiamo in un paradisiaco bagno in acque sensuali. 

Adorazione spontanea: versi conosciuti e assaporati qui, fotografie accarezzate. Poi trovo alcuni versi a me familiari sul mutare, "Tutto quello che muta" scrissi in un pezzo e qui il verso "mutare le cose che si devono mutare" fino ad appendere insieme ad un filo i minuti trascorsi.

Raffinatissima composizione visiva tattile e poetica che dovrebbe essere conosciuta, che dovrebbe attraversare gli occhi di moltissimi lettori estasiati dal sublime e dalla meraviglia. 

Ippolita Luzzo 

Domenico Conoscenti (Palermo, 1958) è autore del romanzo La stanza dei lumini rossi, ( e/o 1997) il Palindromo 2015, della raccolta di racconti Quando mi apparve amore, Mesogea 2016, e del saggio I Neoplatonici di Luigi Settembrini, e Qui nessuno dice niente. Un anno di scuola fra i carcerati, Il Palindromo 2021

Angelo Di Garbo, artista visivo, fotografo, ha pubblicato diversi libri foto-poetici e la collaborazione con Domenico Conoscenti mi  ha ricordato la collaborazione di Mario Giacomelli e Francesco Permunian

mercoledì 8 giugno 2022

Salvatore D'Elia per i dieci anni del Regno della Litweb

 Auguri per i dieci anni del blog

Nella prefazione a un libro, uscito nel 2010, che ho utilizzato per la tesi del master in “Media Relation e Comunicazione d’impresa”, il giornalista Enrico Pedemonte scriveva: “quello della carta stampata è un vecchio mondo che muore… Muore il giornale nella forma che ha avuto negli ultimi decenni: un manufatto di carta, con molte decine di pagine articolate in una molteplicità di sezioni, con circa la metà dello spazio occupato da inserzioni pubblicitarie e diverse pagine, in fondo, dedicate alla piccola pubblicità. Questo modello sta declinando. Il declino della stampa tradizionale, con l’irruzione sulla scena di Internet, rimette in gioco il ruolo dei cittadini e apre la strada a nuove forme di partecipazione”.

Riprendo in mano, dopo dodici anni, questo libro per fare gli auguri a Ippolita per il decennale del suo blog, che ho avuto modo di accompagnare negli ultimi nove anni, in particolare a partire dal “mazzo di fiori profumatissimi” e da una bellissima serata carica di pàthos tra i ruderi dell’Abbazia Benedettina di Terina. Vengono i brividi! Quel mondo di cui Pedemonte, con l’acuta analisi di un giornalista di razza capace di mettersi in discussione, intravedeva le prime tendenze di medio periodo, attingendo soprattutto a quanto avveniva negli Stati Uniti, poi è improvvisamente diventata la rivoluzione copernicana del mondo dell’informazione e della comunicazione in tutto il mondo. Oggi è la realtà! Con la triste eccezione di tanti Stati dove i blog e l’informazione sulla rete sono soggetti alla censura e i blogger continuano a finire nelle patrie galere, mettendo a rischio la propria vita in nome della libertà di espressione del pensiero.

Dieci anni del blog di Ippolita, dieci anni nel corso dei quali è cambiato il mondo!  Si è capovolto il mondo che conoscevamo, due anni fa la pandemia ha stravolto tutto e, come avviene ogni qualvolta il corpo è chiamato ad attivare il proprio sistema immunitario, tutto si è rigenerato a vita nuova. Che tipo di vita e che tipo di mondo, lo scopriremo solo vivendo. Per citare Battisti e Mogol, con il pensiero a quella sera in cui il grande paroliere fu rapito nelle stanze del municipio lametino.

Per tornare a noi. Dieci anni del blog di Ippolita sono un’occasione per riflettere sugli stravolgimenti della comunicazione e dell’informazione negli ultimi dieci anni. Sugli stravolgimenti dei costumi, della società, delle nostre stesse vite. Qui ci limitiamo a prendere atto di questo cambiamento epocale, in altre sedi si potrà fare una riflessione approfondita sulla qualità del cambiamento.

Resta il fatto che il mondo immaginato da Pedemonte nel 2010 ora è realtà e Ippolita con il suo blog ne è, al tempo stesso, espressione e promotrice: del bisogno di riscoprire spazi di libertà e di abitarli, di partecipare alla costruzione della narrazione, di ritrovare punti di incontro e condivisione oltre logiche di mercato e politiche chiuse ed escludenti. Il blog, è vero, non è soggetto a quelle regole deontologiche e di etica professionale cui ogni giornalista iscritto all’ordine e ogni testata registrata al tribunale è tenuta ad aderire. Proprio per questo porta con sé la sfida affascinante dell’autonomia e della libertà di pensiero responsabile che richiede un esercizio tanto più complesso quanto meno autoreferenziale e preimpostato è lo scritto. L’esercizio, estremamente complicato dove è molto facile sbagliare, di colpire il peccato e non il peccatore, di salvaguardare la propria libertà di pensiero e di tutelare l’altro nella sua dignità, anche quando si manifesta una critica o una riserva.

Ippolita ha iniziato a raccontare “per pezzi” prima che la narrazione quotidiana venisse frammentata a colpi di post e di tweet, a raccontare per immagini prima dell’avvento di Instagram, a intercettare un bisogno urgente di libertà che guai a noi dare per scontata o acquisita per sempre.

Auguri a Ippolita, per cento anni ancora di libertà responsabile e di autonomia di pensiero

Salvatore D’Elia

Lorenza Foschini L'attrito della vita Indagine su Renato Caccioppoli

 



Napoli, I quartieri Spagnoli, l'Università, l'impermeabile logoro, il bere, gli studenti, le lezioni, e poi di nuovo Napoli. 

Con una scrittura limpida Lorenza Foschini ci regala un uomo, una città, un suo parente, con la bellissima fiducia in una scrittura rigorosa  e nello stesso tempo affettuosa.


“Si dice che in certi luoghi aleggino le presenze di chi li ha abitati. Io non credo; penso piuttosto che queste presenze siano dentro di noi, che cerchiamo di dar loro forma e sostanza ripercorrendo i luoghi dove hanno vissuto. Possono assumere una certa consistenza una volta che ci troviamo tra le pareti dove vissero, illudendoci che finalmente la nostra ricerca si sia conclusa. Ma non è così semplice.”


 Il risultato di tanto lavoro e lunghissime ricerche, il frutto delle  ricerche accurate di Lorenza Foschini, però sembra un romanzo tanto ci trascina quello che viene raccontato. In questo senso io impropriamente avrei scritto biografia romanzata. 


Nulla di inventato vi è nel libro sulla vita e sul genio di Renato Caccioppoli ma lo sembra tanto la sua vita è un mistero.


Mentre lo leggevo anche Luciano De Crescenzo approvava e applaudiva, Lorenza. Io ho  queste visioni.  Sarebbe piaciuto moltissimo questo tuo libro a De Crescenzo. Lui era stato suo alunno e ne parlava sempre in televisione e da lui abbiamo iniziato a conoscerlo tutti e io leggo e rileggo il tuo libro su di lui e ne sono affascinata.


Già nel 1992 usciva il film Morte di un matematico napoletano di Mario Martone. Ultimi giorni nella vita di Renato Caccioppoli, matematico insigne, protagonista della vita culturale di Napoli, dandy alcolista che finì suicida. Ha vinto un premio ai Nastri d'Argento, ha vinto un premio ai David di Donatello, Il film è stato premiato al Festival di Venezia. Gli ultimi giorni. 

Nel libro di Lorenza tutta la vita.

In libreria esce  oggi, una vicenda umana e familiare, sociale e individuale, tratteggiata con la vicinanza affettiva e parentale, una vicenda dal suo nascere che ci rapirà. 


Napoli, primi del 900.  Il nonno dell’autrice, Lorenzo, va ad abitare nel villino di Capodimonte dove un suo lontano zio, Giuseppe Caccioppoli, grande chirurgo, vive con la moglie Sofia Bakunin e il figlio appena nato, Renato. Lorenzo, avrebbe dovuto laurearsi in medicina, per obbedire alle ultime volontà del padre ma alla vista del sangue sviene.  Lo zio, che sente di non poter esaudire la promessa fatta al cugino morente, lo allontana da casa e non si parleranno più.


"Il professore, che era un uomo mite e ragionevole, lo interruppe con inattesa violenza, tuonando: “Ho giurato sul letto di morte di tuo padre che avrei fatto di te un medico. Con che coraggio mi chiedi di diventare uno spergiuro? Fuori di qui e non farti mai più rivedere!” Dopo il tumultuoso colloquio con lo zio, Lorenzo uscì dalla villa sapendo che non sarebbe tornato mai più e che mai più avrebbe rivisto i suoi abitanti, il chirurgo dalla lunga barba fluente, l’esotica moglie e i loro due bambini, Renato e il più piccolo, Ugo, nato l’anno successivo. Col passare del tempo, mio nonno diventò un affermato ingegnere, specializzato in questioni energetiche, anche lui a suo modo geniale. Il ricordo di Giuseppe Caccioppoli e della sua famiglia si sbiadì, ma rimase per sempre un sottile rimpianto per quei legami recisi in modo così violento. "


Lorenzo, avrà  il rimpianto di quel legame interrotto per sempre e nella sua famiglia rimane il desiderio di conoscere Renato, il cugino, un genio della matematica.


 "Rimpianto che addirittura si tramandò alle figlie e poi a noi nipoti quando si seppe che il primogenito dello zio Peppino, Renato, era diventato un grande matematico circonfuso dall’aura fascinosa del suo avo russo e anarchico e che a Napoli lo chiamavano o’ Genio."


Lorenza Foschini  avrà sentito tante e tante volte i racconti di famiglia, ma ha poi fatto accurate ricerche negli archivi e raccolto testimonianze per ricostruire la figura di Renato che, dopo la sua morte, soprattutto a Napoli, è diventata leggendaria.


Caccioppoli è uno dei più grandi geni matematici del suo tempo. 


Afflitto da quello che la scrittrice Paola Masino, sua carissima amica, definirá “L’attrito della vita”,  il 9 maggio 1959 Renato Caccioppoli pone fine alla sua esistenza sparandosi un colpo di pistola alla nuca. Alla notizia tutti sconvolti e la sua figura entrerà nel mito.

Una lettura entusiasmante, una conoscenza arricchente, 

il libro sta nel podio del Regno Della Litweb 


Ippolita Luzzo 








 




Lorenza Foschini Vive a Roma dove lavora alla Rai. Giornalista, autrice, e conduttrice di programmi televisivi di successo come "Misteri" e "Il filo d'Arianna", è stata anchorwoman delle principali edizioni del TG2. Vaticanista, sempre per il telegiornale, ha seguito i viaggi di Giovanni Paolo II in tutto il mondo. Attualmente è vicedirettore di Rai Notte. Per le edizioni Studio Tesi ha tradotto dal francese "Ritorno a Guermantes", raccolta di inediti proustiani, e per Rizzoli ha scritto "Inchiesta sui misteri di fine millennio" (Premio Scanno). Per Mondadori ha curato il saggio del grande politologo Giovanni Sartori, "La democrazia in trenta lezioni", tratto da una delle sue trasmissioni televisive.


sabato 4 giugno 2022

Santo Gioffrè con Fadia


Appena uscito con Castelvecchi il romanzo Fadia scritto da Santo Gioffrè arriva nel Regno della Litweb con l'affettuosità insita in tutti i rapporti amicali veri. Un libro come tramite, fra noi e la conoscenza, fra noi e le cose, fra noi e i fatti storici. Un libro dialogo, un ponte fra l'Occidente e l'Oriente, fra il Mediterraneo e la Siria, contro la guerra, un ponte di pace. 

Come in quasi tutti i precedenti romanzi Santo inizia dalla fine, il personaggio narrante sta morendo e rivede tutta la sua vita, la racconta dall'inizio, Ogni fine ha il suo principio, scriveva Tiziani Terzani, supponendo lui che non ci fosse fine, e così anche nei romanzi di Santo noi dimentichiamo subito che il narrante ci lascerà e ne seguiamo le peripezie con grande vicinanza affettiva.

Andrea Bisi, il suo nome, figlio di uno stupro, di una violenza, marchiato da un sopruso, riesce a dare scacco a un destino iniziale di povertà e di irriconoscimento, riesce a studiare e a laurearsi in medicina, a specializzarsi in ginecologia, ad esercitare la sua professione con competenza. 

Gli incontri e gli studi lo portano lontano, lontano, seguendo la storia di Maria Spinelli e Giovanbattista Pergolesi, seguendo Fabrizio Neri, seguendo l'arcivescovo Paolo, il destino che lo farò giungere in Siria. 

Andrea si ritirava, da piccolo, in una grotta, e in quella grotta si sentiva protetto, si sentiva un tutt'uno con l'essere, con il sacro. Nella grotta strani segni "croci con bracci in diagonale e altre figure che soverchiavano il suo immaginario"

"Volò verso la Siria. Sopra il Mediterraneo, pensò alle onde... Aleppo dall'alto gli apparve sterminata... e incontra Paolo, l'Arcivescovo di Aleppo"

Una mano tiene l'altra ed insieme fanno un cammino, ci insegnano fin da piccoli, e con Andrea visitiamo la chiesa greco-ortodossa di Antiochia, attraverso i racconti di Paolo, e ritorno a Damasco, ritorno con la mente al suk, alle porte, alla Cittadella di Aleppo. 

Giungono insieme a Qalah Siman, un enorme complesso paleocristiano, e visitano i resti intatti della facciata romanica di una basilica antichissima. Paolo racconta di San Simeone lo Stilita, vissuto per trent'anni sulla cima di una colonna. Lo stilismo come preghiera, come penitenza, ed insieme una forma di monachesimo siriano.   

"Spesso il destino è più saggio degli uomini. I luoghi dell'anima accomunano posti mai visti, eppure familiari" ed eccoci a Palmyra, "la sposa del deserto" e con orrore ricordiamo che nel 2015 il direttore del sito archeologico fu decapitato da un gruppo jihadista, per spregio verso un amore sconfinato per ogni pietra  di Palmyra.


Andrea troverà spiegazioni e illuminazione dal suo viaggio, un viaggio che cambierà la sua percezione del mondo, della storia, del suo essere individuale. Non vi racconto altro, vi lascio sulla soglia, vi lascio con Andrea. 

Vi lascio con Santo Gioffrè, vi lascio con Fadia, che imparerete a conoscerla leggendo come e quando Andrea la incontrerà. 

La vita è fatta di incontri che cambiano la vita stessa e gli incontri sveleranno i segni, i disegni, l'infanzia e il sacro nella grotta dell'umanità.

Ippolita Luzzo 

Le prime pagine di Fadia, sotto forma di racconto, hanno vinto il Premio Cronin nel 2020

giovedì 2 giugno 2022

Dieci anni in Litweb

 


Se il mondo è fatto a scale tu prendi l'ascensore, si canticchiava così ai tempi di Loretta Goggi e Raffaella Carrà. Sembra stranissimo che quel mondo non ci sia più, ci ha lasciato anche Raffaella e vorticosamente cambia tutto, ma proprio tutto, durante questi anni impietosi. 

Sono passati dieci anni e già non ci credo, eppure è vero è vero è vero, cantandola con Ornella Vanoni che pur rimane con una vitalità invidiabile a testimoniare il passar del tempo.

Dieci anni che già non ricordo più se non li avessi scritti, dieci anni che avrebbero potuto non esserci eppur ci sono stati, per caso fortuito. Rileggiamoli dunque uno per uno, attraverso i post quando credevo ancora alla parola scritta, rileggiamoli con la sensazione che il bel tempo non tornerà mai più, cantandola con Gigliola Cinquetti, Quelli erano giorni sì. 

Dieci anni, eppure nel libro che uscirà a giorni troverete solo i pezzi del primo anno, gli altri sono qui, nel nulla del web, ad aspettare che una mano amica li ami come li hanno amati nella Città Del Sole. 

Son diventati altro oramai, sono rari, sono quasi spariti ma la lettura rimane, ma lo scritto rimane a testimoniare un tempo che ci lascia indietro, ci lascia qui il tempo e noi stupefatti non lo rincorriamo più. 

Faremo i festeggiamenti con un libro in mano. 

Nel libro in esergo le parole della Nuova Verde.

La Nuova Verdə, la peggiore rivista su cui pubblicare, escluse le altre. Fondata a Roma nell'aprile 2012 da Pierluca D'Antuono, scrive del Regno della Litweb il 20 marzo 2021, con la conferma di Luca Carelli:“La frase cchiù bella roo munno non è “ti amo” ma “in Litweb” - pronunziata però da Ippolita Luzzo e nessunx altrx”.

Nel libro la prefazione di Giuseppe Giglio:" A leggere Ippolita Luzzo ci si diverte. Propriamente, ci si diverte: svicolando tra gli uomini e le cose che dalle sue pagine – con vivida naturalezza – si animano. Per il brio, la leggerezza, la gioia dello scrivere di Ippolita: anche quando lei racconta di libri impegnativi, che inquietano, che spiazzano. Perché Ippolita è un folletto, un arioso, ariostesco folletto di incontenibile curiosità. Una critica letteraria sui generis, fuori dalle righe, insofferente di mode e parrocchie"

e nell'introduzione le parole di Alessio Barettini: "Un Regno nato per caso e che si chiede come scrive Alessio Barettini: «Può un regno fornire consigli di lettura?

Può un regno non prendersi sul serio, mostrando il mondo delle Sacre Lettere, ciò di cui parla, un po' meno sacro."

Troverete nel libro le vostre testimonianze e io vi sono grata perché ogni vostra parola per me è vita, si vive insieme o non si vive affatto.

Un grande abbraccio da un blog che è stata una esperienza umana

Ippolita Luzzo  












martedì 17 maggio 2022

Tommaso Lisa Insetti delle tenebre

 


Coleotteri troglobi e specie relitte

Sulla home della casa editrice Exorma troviamo "Insetti delle tenebre di Tommaso Lisa, secondo capitolo della trilogia iniziata con Memorie dal sottobosco, è dedicato agli insetti del sottosuolo e agli habitat in cui vivono."

L'autore Tommaso Lisa è un appassionato entomologo, nel 2001 ha pubblicato per l’associazione francese “r.a.r.e.” il catalogo ragionato sui Cicindelidi della regione del Mediterraneo.

È dottore di ricerca in Lettere. I suoi studi di estetica vertono sulla “poetica dell’oggetto” del filosofo Luciano Anceschi, nella poesia italiana nella seconda metà del Novecento, da Montale alla nuova avanguardia. Ha scritto libri di critica letteraria su Edoardo Sanguineti e Valerio Magrelli.

In questo libro Tommaso Lisa nello studio di Paolo Magrini, di professione medico, appassionato degli abitanti dei mondi sotterranei, daranno un nome ad esoscheletri, ad identificare differenze. 

Paolo Magrini perlustra il sottosuolo come un minatore con la luce fissata sul casco per vincere il buio. Entra in piccoli antri, come la Grotta dei Ghiri che si apre vicino ad un sentiero tra monte Morello e la Calvana. 

"Che cosa sia una grotta, appare evidente, è in prevalenza un fatto di proporzioni: qualunque profondo anfratto o fessurazione del terreno può essere una grotta per un insetto"

Jacques Lacan definisce "il luogo dell'altro" il giunto tra simbolico e immaginario. Andiamo insieme a Tommaso e a Paolo in questo luogo dell'altro dove abitano insetti nell'incerta zona di confine tra passato e presente, tra mondo umano e mondo naturale.

Gli insetti vivono al buio, durano al buio. Il buio mantiene le forme. Antonella Anedda scrive ciò che può essere una domanda, leggiamo da Tommaso " Dove nascondersi dal pensiero che smette di rappresentare, mostrare, intrecciare, infeltrirsi" 

Tommaso Lisa si sente un equilibrista su un filo senza inizio e fine, circondato dall'abisso del tempo, seguendo Paolo e il suo dono, un esemplare di Typhlotrechus bilimeki tergestinus. Un carabo troglobio. Una sottospecie conosciuta negli anni Ottanta del secolo scorso. 

Come faccia Tommaso Lisa a farci appassionare a queste creature del buio è per me un mistero, eppure sembra lucente la sua passione e noi ne siamo illuminati. 

Sarà perché Tommaso Lisa studiando gli insetti in realtà sta cercando di identificare noi stessi, sta osservando le piccole cose per evitare grandi cose, come era scritto in un esergo che lui aveva scelto, una citazione da Sweet Tuesday di John Steinbeck e che io trovo attinente. 

Leggiamo nel Regno della Litweb gli Insetti delle tenebre di Tommaso Lisa, un regno molto vicino agli insetti, nel confine fra simbolico e  immaginario, fessura della possibilità di vivere in qualsivoglia estrema situazione

Ippolita Luzzo 

lunedì 16 maggio 2022

Il Tempo del corvo e del ragno di Francesca Tuscano


Per la Bertoni Editore nella Collana Miele, curata da Francesca Farina, viene pubblicata la raccolta di poesie, di ballate, di Francesca Tuscano. L'immagine di copertina è di Giancarla Frare e la prefazione di Piero Pieri. 

Ritrovo un po' sia in immagine che in parole il senso del verso di Francesca Tuscano. 

Piero Pieri scrive di lei, del suo essere testimone storico di una Russia in transito. Già la precedente raccolta Gli Stagni di Mosca vi era lo svelamento dello sfaldarsi dell'orizzonte sovietico e ora qui la Russia è quasi un relitto, priva dell'orgoglio nazionale. La fine di un impero.

Il libro ha in esergo una frase dai Demòni di Dostoevskij su uno strano posto abitato da un ragno cattivo e con una citazione di Camus da Il mito di Sisifo "Essere privi di speranza non significa disperare"

Sembra di sentire Leopardi con Camus, infatti Leopardi diceva che nella parola disperazione vi era pur sempre insita la speranza. 

Dopo le ballate le dediche, e qui Francesca dedica a Giacomo, ad Anna, a se stessa, parole e versi leopardiani. 

A me/ l'odio è una buona musa/ se l'illusione non basta/

l'illusione è una buona musa/ quando l'odio non basta.

Ritorno a Leopardi e alle illusioni forse perché ultimamente ho ascoltato per due volte le magistrali lezioni di Fabiana Cacciapuoti su Leopardi e sul suo intimo credere alle illusioni come spinta vitale, come vita. 

e dopo le ballate e le dediche le lettere, Lettere del numero sette a Don Giovanni sulla solitudine e sulla curiosità che può raccogliere quella solitudine e sulla memoria che nulla perdona.

Francesca continua a scrivere e in Rime sempliciotte a X ci confessa che " le credevo lettere, ed invece erano pagine di bestiario, immagini di illusioni fallate. 

Ma arrivati all'ombra del ragno troviamo la dedica a sua madre sull'amare molto, su chi amiamo e su come ci esercitiamo con la memoria per trattenere i nostri cari accanto. 

Ippolita Luzzo

 

Francesca Tuscano si è laureata in Lingue e letterature straniere (Russo e Tedesco) e in Letteratura italiana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Perugia e nel corso di laurea Lici dell’Università per stranieri di Perugia. Ha conseguito il Dottorato di ricerca in Letterature comparate con una tesi sulla presenza della cultura russa nell’opera di Pier Paolo Pasolini. Ha studiato presso l’Istituto “Puškin” di Mosca nel 1986 e nel 1988.

Ha lavorato come burattinaia, insegnante di russo e di italiano, interprete e traduttrice e archivista nella catalogazione di fondi musicali antichi. Ha insegnato lingua e cultura italiana presso l’Istituto di Romanistica dell’Università di Salisburgo e presso l’Università per stranieri di Perugia, Lingua russa e Letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di lingue straniere per lo stesso ateneo. Si occupa di letteratura, teatro, cinema e musica russi, di bizantinistica, di letteratura italiana contemporaneaa e soprattutto del rapporto tra cultura russa e cultura italiana.


Ha pubblicato diversi saggi, molti dei quali su Pasolini e su Alvaro, e la monografia La Russia nella poesia di Pasolini (Book Time, Milano 2010). Ha inoltre lavorato a testi di filologia slava, storia locale (su Bova, in Calabria, e Città della Pieve, in Umbria), e sui diritti dell’uomo e del bambino. Ha tradotto testi di Akunin, Jakobson,  Chlebnikov, Lotman, Kuz’min, Batkin,  Limonov,  Medvedev,e scritti inediti di letteratura critica su Pasolini. Ha pubblicato le raccolte di poesie “M.Y.T.O.” (Era Nuova 2003), “La notte di Margot “(Hebenon-Mimesis 2007), “Gli stagni di Mosca “(La Vita Felice 2012) e “Thalassa” (Hebenon-Mimesis 2015).


Ha scritto libretti d’opera e testi teatrali (tra i quali “Come si usano gli articoli”, pubblicato in “I diritti dei bambini”, Rubbettino 2005). Nel 2016, per il Mittelfest di Cividale del Friuli, è stata messa in scena l’opera lirica Menocchio su suo libretto (musica di Renato Miani).


 

giovedì 12 maggio 2022

Mirella Samele Il profumo della cioccolata calda


Fare Critica

Nel presentare il libro di Mirella Samele riprendo ciò che ho detto un anno fa nella corte del palazzo Stella  

La memoria seleziona. 

Nel selezionare ciò che ci rimane diventa quel che diventiamo. 

Se ricordiamo momenti spiacevoli o scortesie possiamo restare rancorosi e scontenti, se invece riusciamo a serbare il bello e il buono anche dove sembra non esserci allora la memoria ci renderà affabili verso il nostro passato ma soprattutto verso il nostro presente. Questo vale per tutti noi sempre impegnati in questa attività del selezionare e del rimuovere eppure conservando con cura e attenzione fatti e affetti che ci fanno essere come siamo. 

La memoria seleziona ricordi e stasera siamo qui a parlare con Mirella della sua selezione affettuosa su anni e anni su un suo portare con sé e far vivere presentandoceli di nuovo i componenti della sua famiglia raccolti intorno ad una tazza di cioccolata calda e ad altre prelibatezze che scopriremo leggendo. 

La famiglia è il luogo dei legami e delle connessioni, la famiglia, pur con le sue storture e imperfezioni, è una creazione della civiltà. Creando un nucleo stabile l’uomo fin dall’antichità ha posto in essere la cura dei figli e la protezione degli anziani e nello stesso tempo ha creato la socialità allargando la famiglia alla parentela e continuando poi fino alla creazione della politica che diventa scelta fra uno o un altro obiettivo, che diventa anch’essa selezione, ritornando all’individuo.

 Un giro larghissimo per tornare sull’uomo che solo non può stare perché abbiamo bisogno di affetto e di gratificazioni, di rimproveri e di litigi per permetterci poi la selezione

Ippolita Luzzo 

mercoledì 4 maggio 2022

Calati junco

 9 febbraio 2010

Calati jiunco ça passa la chjna


Piegati giunco che passa la piena, la furia dell’acqua, il fiume in piena, senza argini, 

piegati giunco, abbassati, per resistere, rimarrai così saldamente al tuo posto, perché non potrai essere trascinato  dall’irrompere tumultuoso delle acque, 

piegati giunco, ma fermo, non vacillare, stabile, non è un simbolo di sconfitta, è una dolorosa, reale constatazione, quando gli avvenimenti ci travolgono, quando ogni nostro agire è come un boomerang contro di noi, quando “taci, il nemico ti ascolta…” e il sospetto attanaglia anche le menti più ben disposte, allora è tempo di – calati jiunco ça passa la chjna. -

La piena, proprio per la sua irruzione tempestosa, dilavante, cieca, non dura molto. La furia che ha in sé trasporta, scortica, sposta, e tutto involve, ma poi si placa. 

Finita l’esuberanza, la tracotanza, l’imperio, - dicono i poeti – la quiete dopo la tempesta. 

Ma durante la tempesta non basta piegarsi, ancorarsi, non basta: quanti umili, fragili, o forti sono stati cancellati, e allora bisogna imparare ad affidare le nostre sorti, con umiltà riconoscere il momento e pregare, e con nuovi occhi guardare quel che resta, quel che non c’è più, la miseria, la pochezza dei nostri averi.

Chjcati jiunco, perché di una cosa siamo sicuri tutti, che passa la piena e se ne va.

Ippolita Luzzo 

 







sabato 9 aprile 2022

Angelo Di Liberto Lea


Lea, fiaba di Angelo Di Liberto, con i disegni di Cecco Mariniello, pubblicata da Gallucci Editore, nella collana BROS. Dedicata a tutti i nostri animali perduti, scrive in esergo Angelo, ed io aggiungo a Moby, Orso, Akita, Nina,  aggiungo Gala, la mia cagnolina amata, e Spillo, il labrador che non siamo riusciti salvare da una comune gastroenterite.

 La fiaba per ogni età, ma certamente da raccontare insieme ai più piccoli, é ambientata a Palermo, per lo più nel Giardino Inglese, anzi questo fiabesco giardino è il luogo magico della salvezza. Un giardino che ha tra ogni spettacolare pianta anche un ficus gigantesco, quasi un personaggio fra i personaggi. 

Raccontata in modo semplice e con andamento quasi da c'era una volta, la storia di Gertrude, insegnante in pensione, e di Lea, la cagnolina che adotta subito, dopo averla scelta fra altri sette cuccioli, Lea, la più timida, quella che il proprietario voleva tenere per sé. Gertrude aveva già incontrato la madre di Lea, al Giardino Inglese, Nina il suo nome, e ne aveva avuto quasi un lascito.

 Non racconterò la storia ma solo l'incontro tra Marco, il bimbo con problemi di linguaggio, e la cagnolina, per dire come avere un cane possa influenzare positivamente le relazioni.  La fiaba raccontata da Angelo Di Liberto ha un andamento simile a tutte le fiabe della nostra infanzia. I buoni e i cattivi e per fortuna nelle fiabe vincono i buoni. 

Lea, continuo a mormorare ricordando Gala, la mia cara cagnolina, setter con macchie arancio, che io non sono riuscita a salvare dai cattivi. Gala era stata data a dei contadini quando io sono stata esiliata lontanissimo da casa per insegnare di ruolo nella scuola media. Quei contadini la legarono ad un lungo filo di ferro e suo unico movimento fu poter scorrere avanti e indietro lungo quel filo. Fu molti anni fa ma ogni volta ne sono funestata.

 Seguo con partecipazione il rapimento di Lea e poi tutto ciò che avviene. Una fiaba che ci appartiene e vorrei vedere Lea conosciuta per ogni contrada del Regno della Litweb

Ippolita Luzzo 


giovedì 31 marzo 2022

Francesco Permuniam Calabiani


"Ho fatto i conti con la mia infanzia", dice Francesco Permuniam di questo suo libro e continua col raccontare come fosse un bambino delicato, "un bambino marrone" per via della melassa con la quale, in penuria di latte, veniva nutrito. Un bambino che trascorreva il tempo ascoltando i topi scorrazzare nel solaio col timore che potessero entrare nel suo corpo attraverso le orecchie e il naso. 

E da "quella atroce condizione infantile che ho preso a costruire i miei primi castelli di chimere. E ho poi proseguito da adulto" sul fantasticare come volo, come uscita, come liberazione, come veder meglio le tenebre dell'infanzia. 

Calabiani antologia privata dei miei demoni infantili, di Francesco Permunian è situata nel Polesine, terra di Ossessione, scrive Rolando Damiani nella prefazione. Ed il libro porta in copertina una locandina di un evento, di una sagra avvenuta a Caverzere nel 1899. 

Cavarzere è un paese diviso dal fiume Adige e al centro del paese la via Roma poi verso sud la strada di Adria, a circa un chilometro da Cavarzere si trova Ca'Labia. Nel libro troviamo una piantina della zona, con le case e gli abitanti, con i loro soprannomi e la composizione familiare, con qualche fotografia di allora, di cento anni fa. tutti poveri tranne qualche proprietario terriero. 

Nel fascinoso racconto io rivedo Oblivia di Pippo Russo, quella strada e gli abitanti in un onirico racconto. Anche il passato ci sembra un sogno lontano, un incubo o una bella storia lontana lontana. "Oblivia è un luogo incantato. Vive immerso in una natura d'irreale bellezza, lontano dal mondo e in un tempo senza tempo. La gente di Oblivia non conosce altri che la gente d'Oblivia, Oblivia è irraggiungibile perché l'unica strada che la collegava al resto del mondo franò un giorno a valle; e gli abitanti stabilirono che fosse meglio così, e che quel posto potesse bastare a se stesso. Soprattutto, Oblivia porta nel nome la dimenticanza" così scrive Pippo Russo e così trovo in Permunian nella sua Ca'Labia. 

Il racconto è inframezzato da versi, da incontri, da fotografie, e siamo già al suo primo incontro con Mario Giacomelli, a Senigallia, quarant'anni fa, quando un giovane poeta incontra il geniale fotografo di fama internazionale e dall'incontro nasce la collaborazione di un progetto visionario. 

Permunian mandò nel 1982 le sue poesie a Giacomelli e lui faceva "un'operazione espressiva" con un effetto espressivo-evocativo, come ben dice, nella rigorosa e importante postfazione Licia Maione. 

Da Ca'Labia al mondo tutto con l'incontro di anime elette, un'affinità elettiva che supera ogni distanza e vive nel magico luogo dell'arte e della fantasia. 

Un libro da amare moltissimo e che è amato moltissimo nel regno inventato, Il Regno Della Litweb

Ippolita Luzzo 

Ippolita Luzzo 2022


 Ippolita Luzzo 2022

Ippolita Luzzo, laureata in filosofia con tesi su Max Stirner, L’Unico e la sua proprietà. 

Da giugno 2012 scrive sul blog “Il Regno della Litweb di Ippolita Luzzo” quasi un giornale di cui lei è editorialista, direttrice e cronista. Col suo blog indaga e legge ogni momento letterario ed artistico per lei autentico interpretando in modo originale il senso del testo.

Ha vinto il premio Parole Erranti il 5 agosto 2013 a Cropani, nell’ambito dei Poeti a duello, X Festivaletteratura della Calabria.

Nel 2016 ha vinto il concorso “Blog e Circoli letterari" indetto da Radio Libri nell’ambito di Più Libri più liberi al Palazzo dei Congressi a Roma.

Dal 2017 fa parte della giuria del Premio Brancati.

Il 6 ottobre 2018 vince il Premio Comisso #15righe, dedicato alle migliori recensioni dei libri finalisti.

Sempre ad ottobre 2018 il suo blog è stato inserito dal sito Correzione di Bozze fra i Lit-blog e le riviste online nazionali che si occupano di letteratura.

Fa parte, fin dal primo momento, della giuria scelta per la Classifica di Qualità dalla rivista L’Indiscreto.

Dal 2019 Il Regno della Litweb collabora con Il Premio Comisso 15 Righe nella giuria di valutazione delle recensioni sui libri in concorso.

Nel 2021 è Presidente di giuria del concorso Sperimentare il Sud 

nel 2022 è in giuria nel Premio Malerba.

Scrive su giornali e riviste on line e cartacei.

Molti suoi pezzi stanno nelle cartellette degli autori che, fidandosi, le mandano i loro scritti.

Nella libertà di lettura.

mercoledì 30 marzo 2022

Liliana Madeo Si regalavano infamie


 Leggere bene, con Liliana Madeo, leggere la storia come se fosse un romanzo. Liliana Madeo, giornalista delLa Stampa, si occupa qui di una vicenda che l'ha molto presa tanto da indagare e conoscere meglio  l'amicizia fra due donne potentissime nella Bisanzio del VI secolo dopo Cristo, alla corte dell'imperatore Giustiniano.

Antonina e Teodora le potenti di Bisanzio è il sottotitolo del romanzo, e sembra la biografia di entrambe, tanto la ricerca è accurata. 

Antonina è però la protagonista, Antonina morta e infamata, Antonina qui raccontata dalla figlia Giovanna, dallo storico Procopio, cronista dell'epoca terribile in cui la vicenda si svolge. Antonina, vedova di un mercante e sposa di Belisario, il più grande generale dell'impero. 

Guerre e intrighi, tradimenti e torture, si succedono in una storia sempre crudele e in bilico fra esaltazioni e umiliazioni. L'amicizia fra Teodora, moglie dell'imperatore Giustiniano, e Antonina, moglie del più valente generale dell'impero, si snoda fra avvenimenti storici terribili, dettati dalla sete del potere, più che dalla voglia di ricchezza, dettati da rivendicazioni di ruoli, da voglia di riscatto e di autorità su tutto. Calpesteranno entrambe figli e affetti pur di soddisfare ambizioni e pur di sentire sempre di avere in mano lo scettro del comando. Il segno del comando, lo intitolerei io.

 Raccontato con grande maestria, il romanzo è avvincente e ci invita a riflettere sulla orribile contemporaneità con questi nostri tempi insanguinati da anni e da guerre altrettanto insensate, sofferte dal popolo, sofferte da chi, incolpevole, si trovi in mezzo nei giochi di potere.

Scorrono le immagini della guerra in corso nel mentre io leggo le guerre del sesto secolo dopo Cristo. Con Liliana Madeo, leggiamo intrighi e invasioni, generali e potere, terribile potere che sevizia l’umanità e nel nostro terrore cerchiamo rifugio nella letteratura.

Ippolita Luzzo 


lunedì 28 marzo 2022

Emanuela Monti Memorie di un'avventuriera Aphra Behn


 Liberamente ispirato alla vita di Aphra Behn, scrive l'autrice, Emanuela Monti, nel sottotitolo e spiega il perché nella sua introduzione. Dopo aver fatto, con un iniziale sgomento, la tesi di laurea, che le era stata assegnata, lei si appassiona a questa scrittrice del Seicento, drammaturga di un secolo di transizione. Non sono state però le opere lasciate da Aphra Behn ad appassionare Emanuela, bensì la vita.

 Una figura di donna fuori dall'usuale, con risvolti incredibili. Di tutto ciò che le fonti rimandano , biografi e critici disquisiscono ancora, a volte non trovandosi d'accordo, ma si può tentare di immaginare, ed è ciò che ha fatto Emanuela Monti, pur nella rigorosa ricostruzione storica. 

La prima donna scrittrice, la prima donna che viene pagata per il valore del suo scritto, dice Virginia Woolf, invitando tutte le donne a ricordare Aphra Behn. 

Nella Londra del 1682, ad agosto, a ferragosto, inizia il racconto con una lettera dell'attrice Lady Slingby all'uomo che Aphra aveva amato. Una lettera di richiesta di aiuto rimasta inevasa. L'uomo si ritrae. Aphra e l'attrice sono in prigione a causa di un dramma recitato al Duke's Theatre, perché il Re si era offeso. 

 Aphra uscirà dalla prigione e troverà questa lettera nelle sue carte, e siamo nel 1686 e leggo con partecipazione un discorso sull'amore che un po' appartiene a tutti. L'amore come un gioco crudele, l'amore come come sfida, e vince sempre chi ama sé stesso, così lei ci racconta del suo amore con John Hoyle, carnefice e vittima, e la vittima non merita indulgenza, essendo una stolta pedina di un gioco sterile. 

Aphra brucerà tutte le lettere che lui le ha mandato, tranne le prime. 

Mi ero ripromessa che non dovevo raccontare passo passo questo romanzo accattivante e amatissimo, per lasciare che ognuno si possa scegliere i momenti e le pagine da conservare, io ne ho conservate tante, come quest'altra, quando l'amore finisce, e lui che pur l' aveva sempre amata, ora le confessa di non amarla più, anzi che era la prima volta che lui, amando un'altra, si sentiva attratto. 

C'è sempre una grande competizione, una tensione amorosa che regge tutto il romanzo, anche se gli eventi storici vedranno Aphra protagonista come spia, al servizio del re. 

Intanto scrive poesie e romanzi, dedica a Giacomo Stuart alcuni drammi e ciò le procura attacchi violenti. Nel teatro morto il re Carlo tutto è cambiato.

Leggiamo dei suoi malanni, della sifilide, della gotta, della sciatica, e altri disturbi intestinali che neppure la liquirizia riuscirà a risolvere. 

Aphra muore nel 1689 ma in questo libro è viva e ci parla delle sue poesie, delle sue "novel", dei suoi drammi.

Un grande applauso a Emanuela Monti per avercela presentata

Memorie di un’avventuriera, pubblicato da Il ramo e la foglia edizioni. 

Ce ne andiamo tutti nell’Inghilterra del Seicento con questa biografia romanzata sulla prima donna scrittrice di professione.

 E per oggi ringrazio la mia buona stella che fa giungere nel Regno opportunità di letture stratosferiche

Ippolita Luzzo   

martedì 22 marzo 2022

Marco G. Ciaurro Saggio sulla poesia di Francesco Belluomini

 


Vocazione e custodia del senso di verità è il titolo del saggio sulla poesia di Francesco Belluomini frutto degli studi di Marco G. Ciaurro, filosofo, scrittore e organizzatore di eventi. È membro della Societé Amie de Blanchot e del Comitié de rèdaction nel sito Espace Maurice Blanchot. 

Francesco Belluomini, poeta, idea e fonda il Premio Camaiore, ora a lui intitolato. 

Belluomini si definisce operaio dei sogni e la sua opera è un grido proletario." intenso  come grado zero della scrittura. Perché non c'è grido più forte del silenzio della scrittura." Marco Ciaurro si chiede se sia possibile l'umanesimo, una via all'umanesimo, "Umanesimo del grido" che possa denunciare una natura violata e depredata in cui l'uomo disconosce il suo compito razionale e disconosce il senso interno della parola, che è la poesia.

La poesia è pur sempre la speranza che sia possibile sconfiggere il nonsenso e dare un senso alla vita. 

Dall'astratto al concreto mi piace dire che mai avrei potuto conoscere la poesia di Belluomini se Marco Ciaurro non ne avesse fatto testimonianza, ed è bella questa amichevole conoscenza sul segno linguistico.  Francesco Belluomini ha attraversato più generi, scrivendo molto, più di trenta i libri pubblicati, ma rimane soprattutto un poeta. 

La poesia è vigilanza della parola, sorveglianza del senso e del nonsenso linguistico, e  nel passaggio da pensiero ad azione, dal momento in cui quell'istante del pensato si trasforma in segno si raggiunge il circolo del senso.

 «Chi scava il verso incontra l’assenza degli dèi»: così Maurice Blanchot dà voce a chi ha avuto il privilegio e insieme la sventura di essere colpito dall’anatema della letteratura. Così leggo su Lo Spazio Letterario. 

Il linguaggio di Belluomini è respiro reale, la poesia è un varco sul pensiero in eccesso. La poesia è come una ricetta. "Nonostante tutto lo rifarei" scrive il poeta-

Moltissimi gli spunti interessanti, moltissima la commozione leggendo il saggio e vi rimando alla sua lettura sperando di avervi incuriosito. 

Ringrazio il luogo poetico dell'incontro e ringrazio Marco G. Ciaurro per l'eccezionalità della lettura

Ippolita Luzzo



giovedì 17 marzo 2022

Commedie del vespero e della notte di Livio Santoro


Commedie le chiama Livio Santoro.
Preghiera dell'ascesa del Kohr è una preghiera, anzi una convinzione. Gli abitanti della pianura del Kohr credono che il cielo eterno sarà raggiungibile anche dai vivi se saranno rispettate alcuni precetti d'igiene e cosmesi. Ah come sono assurde le credenze altrui! 
Piaga è una preparazione all'arrivo delle locuste. Sempre una preghiera è, perché prepararsi all'arrivo era già nel Vangelo, arriveranno dunque, come in tutte le storie, le locuste e saranno il cibo proteico, un balsamo.
Il cerchio della lotta è uno dei racconti brevi, più che un racconto un saggio sulla lotta, anzi su cosa sia la lotta, su cosa si dovesse intendere per lotta. 
Anche su questo si formarono fazioni, ed anche se nessuna delle parti, intenta nelle discussioni, volesse litigare, anzi volevano una intesa collegiale, si continuava la discussione con toni a volte alterati, tanto più alterati che alla fine le parti litigarono davvero. 
A valle del dolore è un racconto su una sciagura già successa che sta portando un dolore immane in un villaggio, in una comunità. Decidono infine gli abitanti che uno solo di loro debba prendersi carico della sofferenza generale e ad uno solo viene inflitto lo stesso tormento che venne dato a Prometeo. Incatenato costui su un trespolo, ognuno poteva infliggere su quel corpo nudo ogni genere di ferita, per poi la notte curarla affinché non si infettasse,  ed il tormento durasse eterno. E da allora, spostando l'oggetto del dolore, nessuno pensò più alla sciagura che era stata. 
Oracoli deludenti ci invita all'esercizio dell'immaginazione, all'esercizio della finzione, e far bastare quel che si ha, perché solo questo esercizio sarà la risposta che non c'è al nostro vagare, e come l'oracolo ci dirà "Non troverai nulla di ciò che cerchi perché in nessun luogo esiste"
Livio Santoro in Commedie del Vespero e della Notte, raccomandate dal Regno della Litweb 

Ippolita Luzzo 





"Due anni dopo l'uscita delle sue "Piccole apocalissi", Livio Santoro torna con una nuova raccolta di racconti fantastici. Testi brevi e brevissimi, nei quali il talento visionario dell'autore prende forma in una prosa densa e musicale che sfiora la poesia. Tra atmosfere cupe e scenari estremi, in ognuna di queste "commedie" si avverte in sottofondo il ghigno inquietante della tenebra."


domenica 13 marzo 2022

La Terra senza di Anna Vinci diventa un film


Giornata magica oggi per il Regno della Litweb ospite di Anna Vinci e Rean Mazzone nel bistrò "Amici miei" per un risotto ai funghi buonissimo in compagnia degli attori Carlo Greco e Aurelio D'Amore e di altri componenti la troupe del film ''La terra senza'': il film d'esordio di Moni Ovadia. Produzione di Rean Mazzone. 

Rean era a casa per una laringite che ci aveva afflitto entrambi ma io, benché quasi impossibilitata a parlare, ho sfidato laringe e faringe pur di esserci. 

Partiamo da Lamezia Terme con Gian Lorenzo Franzì, direttore di produzione del film, e a Valentina Arichetta, sua moglie, nonché compagna di letture del libro di Anna Vinci "Tina Anselmi Storia di una passione politica". 

Portiamo ricordi bellissimi con noi, negli anni felici di una amicizia leale. Seguiamo dunque questa nuova avventura, ora nel marzo 2022 iniziano le riprese tra i palazzi storici e il Parco della Biodiversità nella città di Catanzaro, dove la storia è ambientata, storia nata da un testo teatrale, un dramma in due atti, della scrittrice Anna Vinci. Lo spettacolo, prodotto nel 2008 dalla Fondazione Politeama, e andato in scena per la I volta il 16 maggio 2008 nell’ambito dell’allora stagione dei “Teatri di maggio”, aveva per protagonista l’attore catanzarese Carlo Greco, proprio come nella versione cinematografica, ed io che ho letto il libro non potrei immaginare nessun altro al posto suo.

La storia è un ritorno a casa, in Calabria, del protagonista, Ludovico, e del suo scontro con la sorella  divisi da scelte di vita diverse.  

Il fratello sarà interpretato, come ho già detto, da Carlo Greco, mentre la sorella da Donatella Finocchiaro. Il figlio della sorella sarà  Aurelio D'amore, anche lui perfetto nel ruolo, infatti Anna, oggi lo chiamava Giacomo. 


La Terra Senza ci riguarda un po' tutti, sia coloro che sono andati via, come Ludovico, sia coloro che sono rimasti qui, al Sud di tutte le cose, riguarda noi come individui nei laceranti rapporti familiari che inspiegabilmente prendono strade irreversibili e pur nei silenzi diventano luoghi impossibili da percorrere.

Sarà un film che interesserà noi tutti attraversando luoghi e tempi, generazioni che si incontrano sul terreno nuovo del presente

Intanto anche io torno a casa ma capisco che non posso parlare di ciò che mi è successo e quindi lo racconterò a voi. 

Incontri ravvicinati di terzo tipo era un film di Spielberg del 77 ma noi oggi siamo nel 2022 a marzo con la scrittrice Anna Vinci nonché sceneggiatrice del film La Terra senza.

La vita intanto ci sorprende e ci straorza nel gioco dei venti e degli eventi  e così oggi mentre felicemente felici ci incontravamo con gli attori del film, mentre io chiacchieravo con Aurelio D'Amore, ecco che entra per salutare Carlo Greco, l’attore protagonista, un suo conoscente degli anni che furono ed il tempo si è fermato. 

In un istante la barriera si è infranta, moltissimi anni azzerati e Carlo Greco ci racconta chi è quel signore, ci racconta della sorella, bravissima attrice di Catanzaro. La commozione è palpabile, noi facciamo un applauso spontaneo come se fossimo a teatro, e fra lacrime di sentimento in noi il ricordo diventa presente. 

Quello che Carlo ci racconta è un periodo in cui le aspettative erano realtà, ci racconta del "  finire degli anni settanta quando una giovane attrice catanzarese entrò nella corte di Federico Fellini. Era Sara Tafuri la quale, dopo una brillante esperienza teatrale iniziata nella scuola di recitazione creata da Antonio Panzarella, assieme a Pino Michienzi, Rosa Ferraiolo, Diego Verdegiglio e Adele Fulciniti, approdò a Cinecittà. Per apripista, la Tafuri, aveva inviato alcune sue foto ma, non ricevendo riscontro, decise di recarsi personalmente nella città del cinema alla ricerca del mitico Fellini." e lo incontra veramente, lavorando poi per lui nel film La città delle donne. 

Carlo già da allora conosceva Sara Tafuri, e continua a dirci poi il suo terribile incidente nel mese di giugno del 1986, avvenuto a Catanzaro, e da allora "La sua vita è totalmente cambiata per colpa di quell’amaro destino che l’ha portata a vivere nella quasi immobilità" Anna abbraccia Carlo, io mi avvicino dopo, nel mio peregrinare attraverso la vita che si fa beffa di tutti noi, una vita bellissima e crudele, una vita che è un soffio, un giorno, una espressione degli occhi, un sorriso e un incontro. 

Ippolita Luzzo 

Ps: Nel film ci sarà la partecipazione di Gianluca Vetromilo, nel ruolo di Ludovico da giovane. 

Sul set ci saranno i bambini e i ragazzi  dell'Istituto Manzoni di Lamezia Terme  


articolo su Sara Tafuri di Alessio Bressi


mercoledì 9 marzo 2022

Cetta Petrollo Margutta 70


Margutta 70

Fra le varie magie, o chiamiamole coincidenze, mi ricorderebbe Domenico Dara, c'è questa meraviglia successa ieri, nella giornata internazionale della donna. Dopo aver trascorso tutto il giorno da mia madre, torno a casa e nella buca della posta mi aspetta il libro di Cetta Petrollo, Margutta 70, dedicato ad un luogo, a quegli anni, all'incontro con Elio Pagliarani, lo scrittore e poeta , con cui lei ha vissuto in leggerezza, gioia e speranza. 

Elio Pagliarani nato a Viserba, 25 maggio 1927  e morto a Roma, 8 marzo 2012. Dieci anni fa. La coincidenza della data mi sembra sempre quella risposta voluta ad una esigenza di un incontro.

Elio Pagliarani è stato critico teatrale del quotidiano Paese Sera, giornale amatissimo. È, uso il verbo al presente, tra i principali esponenti della neoavanguardia, è uno scrittore, ricordiamo La ragazza Carla, e ha una capacità inusuale di giocare con la lingua e il ritmo. 

Elio e Cetta abitavano al 51a via Margutta, negli anni Settanta, e sono quegli anni, insieme a quella via, i protagonisti di questa testimonianza felice di un amore, di una corrispondenza amorosa attraverso un tempo dilatato da tante letture e da generazioni diverse. 

"Margutta, una piccola via del centro di Roma, nel rione Campo Marzio,  alle pendici del monte Pincio, ora è un luogo di gallerie d'arte e di ristoranti alla moda, ma anticamente ospitava botteghe artigiane e stalle. Si tratta di una parallela di via del Babuino, la strada che va da piazza del Popolo a piazza di Spagna." 

Non ricordo quella via, troppo poco sono stata a Roma, ma Cetta Petrollo ci fa amare, di amore intenso, la via, la casa in quella via, gli incontri, e soprattutto Elio, compagno, amico, marito, ma soprattutto un poeta. "Scriverò, dunque, di una storia che era normale mentre la vivevo, ma adesso, nei miei ricordi e nel confronto con questi anni e con incontri più recenti, mi sembra straordinaria" e il protagonista, Elio, era straordinario per aver fatto della poesia "una scommessa di vita".

Anche Cetta Petrollo con  All’epoca che le fanciulle, edito da ZONA Contemporanea (Genova) nel 2017, con il libro più recente  Giochiamo a contarci le dita (ZONA Contemporanea, Genova 2021), e con Margutta 70, gioca la sua scommessa con la poesia, con la prosa, con il racconto ma sempre con una libertà sorvegliata, con  felice consapevolezza di leggerezza e allegria.

"Il piano su cui ci incontravamo - me ne rendo conto solo ora - era la trascuranza di quanto non fosse fondamentale al vivere - e la passione del vivere reggeva le nostre giornate e ci stava bene tutto ciò che ci facesse toccare il presente"

Un libro da leggere e rileggere, da amare immensamente perché immensamente ci fa amare la vita, gli incontri, l'amore per i libri, per il gioco dei versi, per il ritmo, per il suono felice che tintinna da  ogni pagina 


Ippolita Luzzo

Cetta Petrollo è nata nel 1950 a Roma, dove vive, è stata per quasi quarant'anni bibliotecaria, dirigendo alcune fra le più importanti biblioteche italiane fra le quali la Biblioteca Vallicelliana e la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte.  Ora è Presidente dell’Associazione letteraria “Elio Pagliarani” che organizza l’omonimo premio nazionale di poesia. Frequentatrice dei laboratori di poesia di Pagliarani e prefata da Amelia Rosselli nel 1984 per la raccolta Sonetti e stornelli ( ed.Tam Tam), è autrice di numerose raccolte di prosa e poesia e del romanzo Senza permesso con prefazione di Walter Pedullà (ed.Stampa alternativa, 2007). Ha pubblicato edizione d’arte con incisioni di Cosimo Budetta per le edizioni Ogopoco. Qui http://eliopagliarani.blogspot.com/2012/07/scuola-pagliarani-allisola.html

lunedì 7 marzo 2022

Sesso più, sesso meno di Mario Fillioley


 Un libro strano, divertente e malinconico.

E sesso fu: astrazione mentale di Mario Fillioley, siciliano di Siracusa e quindi erede del filosofo Simmia di Siracusa (Siracusa, IV-III sec a.C.) 

Menzionato da Diogene Laerzio, come discepolo di Aristotele di Cirene, e di Stilpone di Megara di cui sposò la figlia come si dice in questo passo:

«Qualcuno disse a Stilpone che la sua figlia era un disonore per lui, ma egli di rimando: Non più di quanto io sono un onore per lei.»

(Diogene Laerzio, II 114)

Sorridendo vi racconto di Simmia, sorridendo mi piace pensare a Mario Fillioley più come filosofo che come narratore, filosofo che inventa una nuova interpretazione del sesso: Sesso più, sesso meno.

Leggendolo oggi al caminetto ritrovo tante astruserie mie e soprattutto tante astruserie di tutti noi che non siamo oggetti ma soggetti pensanti prima di essere macchine riproduttive, come purtroppo succede a Dolores, la cavalla, oggetto degli studi di Luca Malfitano, l'assegnista universitario che lavora in pizzeria.

Luca è un ricercatore con decine di articoli su riviste di livello internazionale, eppure Luca  rimane imbrigliato in un rapporto di sesso con Brigida, la donna che frigge le patatine nella stessa pizzeria dove lui lavora. Chissà cosa vorranno dire questi contorcimenti di coppia se non il vuoto assoluto della relazione umana! Arianna si interroga sul desiderio, sul desiderio di chi desidera lei, di chi vuole entrare in contatto con lei, ma sul suo desiderio glissa, in effetti. 

Sesso più, sesso meno, mi ricorda un tipo che chiamava attrezzistica il fare all'amore con la moglie, dunque costui faceva un sesso meno. In effetti i protagonisti del libro sono le coppie, Peppe e Arianna, Brigida e Enzo, o Brigida e l'ex marito, e poi Sergio, Sergio che si interroga, smarrito a Terni, "Cos'è questo sesso che è solo sesso? Chi l'ha mai visto?" ed anche lui sa benissimo che il sesso non è mai solo sesso. 

Un vero trattato di filosofia mascherato da romanzo lieve e sorridente sulle nostre manchevolezze, mascherato da post su Facebook, mascherato da coppie che non sono coppie, ma che vorrebbero esserlo. Oh, quanto lo vorrebbero! però però vi lascio scoprirlo nella lettura

Ippolita Luzzo  


giovedì 3 marzo 2022

Fifty-Fifty La mente Rivelatrice di Ezio Sinigaglia e Massimo Scotti


Trovo fiabesco e fuori dal tempo e dallo spazio il fatto che entrambi questi due libri di due autori legati da una serie di incontri letterari stiano nello stesso momento e nel presente insieme qui nel Regno della Litweb. Cerco di raccontarlo a mia sorella ma la vedo distratta e così ritorno al blog, ritorno qui con un pezzo che nasce da "Il mistero ha i suoi misteri" Cocteau La macchina infernale. 

Un libro di domande, il primo capitolo deLa Mente rivelatrice di Massimo Scotti distingue la percezione letteraria in un doppio significato: percezione in letteratura e percezione attraverso la letteratura, il primo significato è relativo in quali modi si sia indagato sulle attività percettive, il secondo è sul come i testi scritti plasmano e modificano la realtà. Nel secondo significato ci sta tutto il nostro creativo mondo letterario che richiede una letteratura libera, senza coercizioni "Per svolgere la sua funzione trasformativa sul linguaggio come sulla mente umana ha bisogno di essere esente da condizionamenti e censure. Altrimenti si riduce a un prodotto scialbo e inerte. Addomesticato, e inerme." sono così la maggior parte dei prodotti letterari di questa epoca indecente ma non è così per il libro di Ezio Sinigaglia, già letto e conosciuto da Massimo Scotti più di trent'anni fa.

 Oltre il tempo e oltre lo spazio il primo amatissimo libro di Ezio Il Pantarei, ci unisce nel il tempo e i giorni, era questo il titolo originario, e rimane conservato nel cassetto di Massimo Scotti e ritorna pubblicato da TerraRossa edizione grazie a Giuseppe Girimonti Greco, l'angelo della letteratura vera, della letteratura che libera. 

Dopo Il Pantarei Ezio Sinigaglia pubblicherà L'imitazione del vero, e Fifty-Fifty prima parte e ora Fifty-Fifty seconda parte, regalandoci il giocoso gioco di uno stile creativo e divertente. Uno stile liberatorio.

 Giochiamo con Ezio, insieme a Massimo, con Due gocce d'acqua da Fifty-Fifty:" Il cielo, adesso, drammatico, barocco. Nuvole bianche, grasse, cotonose, gonfiano i bicipiti e attorcigliano le chiome, simili ad angeloni stupidi di gesso. Galoppano innocui e vanitosi sotto la frusta di scirocco, gli angeloni bianchi, felici di agitare l'azzurro della volta e di giocare con il sole, velandolo e svelandolo fulminei nel loro interminabile corteo."

Potrei raccontarvi la trama di Fifty-Fifty Sant'Aram nel Regno di Marte ma non aggiungerei nulla al piacere che troverete gustando pagina dopo pagina le trovate e le godurie delle immagini e delle situazioni ma soprattutto le astrazioni e le sciarade, le crittografie e i rebus. e poi le enigmi. Io ho messo tante orecchiette al libro di Ezio e non posso riportare qui, e "forse le intuizioni della letteratura si capiscono appieno solo dopo che la scienza le ha confermate" ci scrive Massimo Scotti ma noi le apprendiamo giocondamente leggendo Ezio Sinigaglia amatissimo nel Regno della Litweb   

Ippolita Luzzo 

domenica 13 febbraio 2022

Silvia Cossu Il Confine


 Il Confine
: Il romanzo ci fa subito entrare in una dimensione di suspense, molti sono i temi trattati e soprattutto si vorrebbe subito sapere cosa sia successo tra i due protagonisti principali e soprattutto chi siano.

 Anche la voce narrante mi sembra sfuggente nel suo raccontarsi. Lei è una scrittrice di biografie a pagamento e lui uno psichiatra di successo. Quello che poi è intorno è il mondo dei folli o almeno di tutti gli inquieti.

Mi sono ricordata un libro di Stefano Redaelli "Beati gli Inquieti" Anche lo scrittore ci dice" la follia la stavo studiando e volevo vederla da vicino; in quel momento si è aperto un mondo di persone, di pazienti, di un linguaggio completamente diverso (mi ricordo che sono stato accolto sull’uscio con un grido che poi ho voluto conservare nel romanzo: “si può costruire nel deserto”

Nel leggere il racconto alcune immagini erano familiari, qui da noi nel reparto di psichiatria c’è un bellissimo giardino coltivato dai degenti e il primario è un uomo che usa modi molto attenti e innovativi.

C’è poi il terzo registro ed è quello della ricchezza. Si può pagare tutto è la domanda che ci sorge leggendo il libro? E la risposta si troverà leggendo il libro.   

Silvia Cossu, nata a Roma nel 1969, autrice di romanzi e racconti, sceneggiatrice per il cinema, a metà febbraio pubblica con Neo Edizioni. Il confine, il suo nuovo libro, che racconta il corpo a corpo di una donna nell’ombra con un uomo di fama internazionale la cui figura, incontro dopo incontro, diventa sempre più inafferrabile. 

Il suo romanzo è presentato al Premio Strega 2022. Renato Minore parla di “un piccolo giallo dell’anima” che, “con grande sapienza costruttiva, avvicina ad una più profonda domanda di senso. Quasi un viaggio iniziatico”.

Ne seguiremo il cammino dal Regno della Litweb

Ippolita Luzzo

sabato 29 gennaio 2022

Andrea Italiano La Coca


Con una prestigiosa collana di qualità, L'arcolaio, casa editrice di Gian Franco Fabbri, sono pubblicate le poesie di Andrea Italiano, saggista d'arte e poeta "narrativo" come scrive Diego Conticello nella sua prefazione. Io, guardando la sua produzione saggistica su Caravaggio, ho visualizzato le sue poesie come dettagli dei quadri del Caravaggio, immersi nella stessa luce che esalta e allontana il soggetto dalla realtà. Una realtà violenta e ingiusta, una realtà deforme, dove "Voler essere felici è tragico"

Andrea è un poeta civile, un poeta che denuncia le storture dei nostri tempi orribili. Affida al verso le immagini, le fasi dello schiacciamento di un gatto investito sulla strada e poi diventato trasparente a furia di essere pestato sull’asfalto, poi continua a denunciare la vita orribile delle prostitute sulla strada e la condizione dei lavoratori alle casse dei supermercati, dipendenti della volontà del padrone. Una realtà che schiaccia e annienta qualsiasi velleità artistica, qualsiasi anelito di libertà

Noi siamo "come le formiche/che sia a primavera o estate poco conta/accumulare devono cose da mangiare/neppure sveglie/e già rimettersi pesi sulle spalle,/rubare fare a pezzi morire/per quando verranno autunno/inverno/perché verranno autunno/inverno/la stessa condanna

Sono poesie amatissime da me e condivido tutto del suo “Ho passato tutta la sera a leggere Simone Cattaneo” che vi raccomando. 

Non conoscevo Simone Cattaneo e la scoperta postuma dei suoi versi, ma credo nello spazio asfittico del destino che può soffocare gli spiriti più sensibili. Ognuno poi scegli di sfuggire come può e mi piace moltissimo quando Andrea ci dice "Mi prefiggo per il futuro di cercare solo cose belle,/emozioni bei pensieri bella gente/essere contento di quello che ho/perché c'è gente che non ha nemmeno questo.

Sembra un mio manifesto e il Regno della Litweb mi è nato dentro da dieci anni per la stessa esigenza, vivere malgrado tutto cospiri affinché non sia possibile, vivere incontrando anime belle, bei pensieri, poesia vera

Se poesia ha un suo martello, un suo urlo, un suo manifesto, “La Coca” di Andrea Italiano lo ha, ha il martello, il manifesto, l’urlo, per una nuova resistenza. 

Ringrazio questa possibilità di leggere poesie che vorrei vedere lette e distribuite nelle scuole e nelle strade, nei luoghi di lavoro, ringrazio Andrea e ringrazio la poesia di Andrea Italiano che giunge in Litweb per vie imperscrutabili. 

Nei versi la vita e gli incontri per noi

Ippolita Luzzo