martedì 13 gennaio 2015

Scrivere nel paese di Migni Mogni


 "Antonio Ficara era il suo nome, ma tutti lo conoscevano per Migni Mogni. O, anche, per  ‘Ntonariallu Puzzuazu, perché questa parola  (puzzuazu) –  più che una parola era un’articolazione vocale che  gli usciva dalla bocca con un significato incomprensibile.
Il nomignolo Migni Mogni gli derivava dai suoni indistinti e sconnessi che emetteva, non potendo articolare bene le parole. Unico figlio maschio, terzo di quattro figli, era nato nel 1908 in una famiglia povera, ma onesta; il padre Giuseppe Ficara, originario della provincia di Reggio Calabria, si era trasferito e viveva  a Nicastro." da uno stralcio di G. Sestito


Meglio non scrivere.


Stare a guardare i migni mogni che dalle loro cassette, predellini e sedie, con microfoni in mano, si alternano a vendere l'acqua miracolosa della cultura locale, che ti farà bella, bellissima e giovane, giovanissima, potente.
Andiamo felici ad applaudire i geni locali che giammai contraddire potrai.
Andiamo al festival delle culture policistiche ed esantematiche, dei migni mogni che mai scavalcherai.
Applaudi o stai zitto. Vincono loro.
In ogni paesotto, grande o piccino, in ogni contrada li vedi arrivare, con la fanfara del connazionale, del proprio compare, del tira a campare.
Capisco ora un caro ingegnere, non più con noi, che non usciva da casa e, allontanatosi da questo ciarlare, scriveva bellissime mail a persone lontane.
Nessuna cura ci sarà per questo urbanesimo della nuova arringa, in mano ai giochi dell'inconcludenza.
Le aringhe, le arringhe, le stringhe e il suo universo diventano baci, carezze, abbracci, amore e amicizia in solidaria malinconia. Tutta acqua  che tira al loro mulino.
Un mulino bianco e i vari Indoratori spennellano chiara d'albume sui loro biscotti, infornano e donano con mani paffute ai loro inneggianti lettori e lettrici il cibo eterno della cretineria.
Scrivere nel paese di Migni Mogni, con tutto il rispetto per l'uomo che, soprannominato così, giammai scrisse nemmeno una O, non avendo lui, almeno lui solo, l'alterigia di lasciare traccia nel suo passare.
Eppure di lui ancora si parla
senza che abbia mai scritto niente, lui, il migliore di tanti migni mogni universali.

3 commenti:

oedipus ha detto...

Io invece nella mia infansia ho conosciuto tanti contadini, molto poco colti, anzi molto assai ingnoranti (se si potesse dire così), ma dalli intelligenza finissima.
A me che avevo vissuto lontano in città i contadini mi sorridevano benevolenti ma con quella aria un po' ironica di che sa che mai avrei potuto capire l'arte antica, tramandata di generazione in generazione, di come si allevano le piantine e si governano gli animali.
Certo in città e a scuola si imparano tante cose, ma l'intelligenza no, non la puoi imparare!

Ippolita Luzzo ha detto...

Infatti io dico che i migni mogni sono proprio quelli che si credono grandi

alessio barets barettini ha detto...

Molto divertente. :-)