lunedì 11 settembre 2017

Kent Haruf Le nostre anime di notte

Dal libro di Kent Haruf  il film con Robert Redford e Jane Fonda
Il film è stato presentato, fuori concorso, il 1º settembre 2017 alla 74ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. La pellicola verrà distribuita da Netflix il 29 settembre 2017.
Le nostre anime di notte ieri, da Holt in Litweb. 
Leggo il libro di Haruf  nel pomeriggio di domenica. Vado ad Holt da Louis ed Addie nel Colorado.
Domanderò loro se fa freddo stasera laggiù. Domanderò di cosa vorranno parlarmi stasera. Nelle domande che vorremmo fatte, nelle risposte che vorremmo ascoltare "Stiamo continuando a parlare. Fin quando potremo. Finché dura." 
Raccontato con semplicità e tradotto con maestria il libro resta il testamento postumo di Kent Haruf, scritto mentre la malattia gli faceva fretta. 
Rimane nel suo paese inventato, nella comunità di Holt dove aveva ambientato la Trilogia della pianura: Canto della pianura, Crepuscolo e Benedizione, abitano ora in questo paese Louis e Addie, due anziani, vicini di casa, che si conoscevano da anni, lei era amica della moglie di Louis, morta da qualche anno. Due vedovi soli. Quanto sia magico un solo gesto per trasformare la vita di entrambi lo leggiamo nella levità del racconto. Ci sembra naturale e possibile. Sembra che non ci sia nulla da rimproverare nella decisione di vivere la notte insieme per parlare.
Seguiamo infatti i piccoli gesti del quotidiano, di un'abitudine a vedersi, seguiamo quel destreggiarsi nelle chiacchiere dei vicini, siamo con loro quando arriva il nipote di Addie per una vacanza.
Si chiama Jamie e mangia i marshmallow morbidi dopo averli scuriti vicino al fuoco, ed io inghiotto quel momento, sentendo l'odore e vedendo la nonna "infilarne uno sulla punta aguzza di ciascuno dei bastoncini" bello, vero?
" Chi riesce ad avere quello che desidera?Non mi pare che capiti a tanti, forse proprio a nessuno. È sempre un incontro alla cieca tra due persone che mettono in scena vecchie idee e sogni e impressioni sbagliate."
Nella contea di Holt in agosto ci fu la fiera annuale con rodei e concorsi per il bestiame. Il giorno della parata pioveva. Piove ora mentre scrivo ed il vento fischia negli interstizi dei balconi. Nel pomeriggio smise di piovere e Louis, Addie e Jamie andarono alla fiera. Li seguo nella voglia di esserci anche io, parente acquisita e lontana, eppure vicina, sul foglio così era tardo pomeriggio, non comprarono i biglietti per le tribune ma camminarono fino al lato opposto e guardarono oltre la cancellata i buoi che venivano presi al lazo e i tori che venivano montati. Non si montano le mucche? sento io chiedere a loro, sorridente.  Cenarono sulla veranda mentre il giorno finiva e io ero con loro. L'eden. Eppure tutto cambia.  
Non puoi aggiustare tutto, non ti pare? disse Louis. Ci proviamo ma non ci riusciamo.     
A volte siamo inadeguati, mi segno anche questa, come mi segnai ma non ascoltai quella volta quando un prete mi disse di non poter intervenire a risolvere i problemi delle famiglie, mi disse: Non riuscirai nemmeno tu. Aveva ragione. 
Soggiornando vicino a loro mi resta il languore di non poter intervenire, di essersi fatto tardi, di non poter incontrare Kent Haruf, di non poter far nulla per i personaggi, se non aspettare il film e consigliare a chiunque mi leggerà questo libro. Nel regno della Litweb abbiamo tanto spazio per la contea di Holt e per ogni nostro paese inventato, abbiamo tanto spazio per le nostre anime di notte. 
Ippolita Luzzo 

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Un tuo brano ispirato, Ippolita, una scrittura dolcissima sulle cose ultime e prime, in indissolubile unione tra vita di carta e cinematografica e vita reale (ma cos'è reale?). Un bagliore che fa naturalmente venire voglia di leggere il libro e di vedere il film. Complimenti.
S.G.F.

Rosella Bucari ha detto...

Ho letto il libro. Mi è piaciuto moltissimo, ci sono dentro tante cose: tenerezza, speranza, consapevolezza che l'amore non ha scadenza e anche, ahinoi,la pochezza e l'egoismo degli affetti più vicini. Complimenti Ippolita per il tuo articolo.