venerdì 2 ottobre 2015

Le mie nonne



Le mie nonne
Le penso spesso e nella loro diversità sta la diversità sociale fra nobiltà e imprenditoria, tra il fare e il lasciar fare, tra un mondo arcaico ed uno moderno.
La mamma di mia mamma era una tessitrice, lavorava al telaio lunghe pezze di stoffa, lavorava e elaborava  pensieri originali e dignitosi  su sé stessa. Perciò quando andò in sposa al nonno, che io non ho conosciuto, disse subito che avrebbe continuato a lavorare, malgrado lui si opponesse con decisione. Il nonno  apparteneva ad una famiglia decorosa, un fratello aveva un palco prenotato al San Carlo di Napoli ed aveva portato a casa una ballerina del caffè chantant! lui invece doveva essere un debole, giovanissimo ebbe una paralisi, perse la voce e dopo sette anni morì giovane. La nonna intanto aveva  costruito un forno a legna, lo aveva ampliato, aveva dei dipendenti, trattava con i fornitori ed era consultata per la sua saggezza dalle donne del popolo che le parlavano quasi con timore reverenziale, per i suoi modi spicci e senza fronzoli. Riservatissima, io la ricordo, ancora bellissima, due occhi  acuti e neri, ed un ovale perfetto, lei sì eterea, nel fondo del suo forno dove mangiava come un uccellino, viveva, e da dove si allontanava solo per dormire. Morta nel ’64, con una ostruzione intestinale, avrà avuto anche lei un tumore al colon, come sua sorella, ma allora  non andò neppure in ospedale. Morì in cinque giorni, in silenzio e con dignità, come era vissuta, mentre suo figlio maschio continuava  a suonare  il mandolino e mia mamma viveva nella grande e insensibile famiglia di papà. 
Mamma dice che, nei modi, la ricordo un po', ma la nonna giganteggia nella mia immaginazione come il prototipo di una  donna ideale senza i contorcimenti e i languori del  sentimentalismo.
La mamma del mio papà era figlia di un marchese e di una popolana, miseria e nobiltà.
Suo papà sposò sua mamma solo in punto di morte e legittimò, dei tanti figli, solo mia nonna  e suo fratello che, dagli altri, furono maledetti. Il feudo, quindi, i possedimenti  ed il titolo nobiliare andarono al fratello di mia nonna.
A lei una parte del palazzo barocco, vari possedimenti ed una vita infelice. Innamorata del primo fratello di mio nonno lo vide non tornare più dalla grande guerra, lui aveva solo diciotto anni! Sposò mio nonno, bellissimo, intelligente, ma che, io credo, non l’amava. Lei si rifugiò nella sigaretta fumata come una colpa  gravissima, si rifugiò fra le  mie  braccia e mi nutrì   delle sue favole, lunghissime, terribili, senza riscatto.

Dopo una lunga e sofferta malattia è andata via sentendosi allontanata anche in punto di morte dall'uomo che avrà amato e per il quale  lei era solo una firma. 
Volle essere tumulata nella cappella gentilizia della sua famiglia, non per il titolo nobiliare, del quale a lei non importava affatto, ma perché non avrebbe mai più voluto, nell'altra vita, mio nonno vicino. Fu questa la sua ribellione.

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