sabato 21 febbraio 2026

Scrivere di Giovanna Casadio, mia amica carissima


 "... Non finisce", scrissi nell'estate degli anni settanta, come impegno e come augurio, su quel biglietto a Giovanna ai suoi diciotto anni, e "... non finisce" mi riscrive lei nella nostra scommessa vinta all'alba dell'autunno del 2018.

Mi sembra già questa una trama bellissima per amare e accompagnare il viaggio di Giovanna a Trapani "Dove si guarda è quello che siamo"

Mi arriva come regalo di compleanno, almeno a me piace pensarlo così, mi arriva con una riflessione sul numero 13, da noi considerato un numero fortunato, mentre sembra non sia così nel resto d'Italia."

Questo l'incipit del mio pezzo dell'undici ottobre 2018 per la presentazione a Lamezia del suo libro "Dove si guarda è ciò che noi siamo" organizzata da me nella libreria Tavella che gentilmente ci ospitava. 

Già anni prima Giovanna mi aveva mandato il testo teatrale che  aveva scritto con Anna Vinci "Gli uomini mangiano i pesci" sui migranti del Mediterraneo nel 2011 e da lì nasce grande amicizia anche con Anna, più volte ospite nel mio felice Regno della Litweb. 

Poi nel 21Aprile 2015  la presentazione del libro "Non seguire il mondo come va", a Lamezia Terme con me, Giovanna Casadio e Michela Marzano e i nostri incontri al Festival Leggere e Scrivere a Vibo, i nostri incontri a Reggio Calabria per Tabularasa, i nostri incontri, le nostri notti a chiacchierare insieme, le confessioni, e le nostre telefonate, i nostri messaggi e l'ultima telefonata solo pochi giorni fa. 

La mia amica Giovanna. 

La mia vita non sarebbe stata felice se non avessi incontrato lei, non avrebbe avuto nessun senso se lei non fosse stata quasi la linea conduttrice del mio e del suo stare al mondo. Avevamo una poesia di Franco Fortini che io conservavo per noi due. Lui l’aveva dedicata a Vittorio Sereni noi due con grande affetto la pensavamo nostra. 

La scrivo qui: A Vittorio Sereni

Come ci siamo allontanati.

Che cosa tetra e bella.

Una volta mi dicesti che ero un destino.

Ma siamo due destini.

Uno condanna l’altro.

Uno giustifica l’altro.

Ma chi sarà a condannare

o a giustificare

noi due.                              

Tutto questo per dire che non è accettabile  o almeno per me risulta incredibile dover fare a meno della sua amicizia anche se credendo, come io credo, un dialogo possibile sto qui a parlare con lei. 

Mi ritrovo a parlare con lei ricordando tutte le volte che insieme parlavamo dei nostri figli che insieme davamo speranze e sorrisi e grande fiducia. 

A luglio del 2024 aveva tanto insistito che io andassi ad Agropoli per festeggiare il suo settantesimo compleanno, io non potevo, io non ho capito, lei mi diceva:- Non ce la fai da sola? Porta anche tua sorella. Vieni.- e mi elencava le amiche che avrei dovuto conoscere e che lei voleva che conoscessi. Non sono venuta e lei dopo poco tempo ha avuto problemi alla vista ed era il sintomo di qualcosa di molto più grave. 

Quando sono venuta a Roma nel 2025 a giugno già faceva la chemioterapia ed io facevo una visita ortopedica da un’altra parte e non abbiamo potuto incontrarci ma nulla si perde e tutto è per sempre almeno nel ritmo che segna il nostro passaggio.

Ora siamo qui a Lamezia, dove con me ha vissuto negli anni del primo e secondo liceo Classico dal 1970 al 1972, siamo poi a Messina, dove io l’ho seguita ed insieme abbiamo studiato filosofia, siamo poi già nel duemila e siamo a Roma, io a fare la Pet e lei venirmi incontro come se avessimo avuto sempre sedici anni.

 E poi a casa al Colosseo, negli anni a venire lei sempre accanto ad accompagnarmi a Più libri più liberi ed io a vincere a Radiolibri per i blog più seguiti in Italia e lei a intervistare Romano Prodi. Sarà stato il 2016. 

Siamo insieme a casa sua, nella sua cucina con la deliziosa frittata che non si gira, imparata a fare proprio da lei, nel suo modo affettuoso e dolcissimo di donarci il sorriso che nutre

Lei ha conservato tutto di me, così mi ha detto, le mie lettere, i miei pezzi, io ho qui i suoi libri e le lettere. Una testimone dell’altra

"Arrivammo a destinazione" è il suo ultimo libro pubblicato da Lillo Garlisi per Laurana. Ho ancora il messaggio da me fatto a Lillo Garlisi per far conoscere a lui Giovanna e il suo racconto, e mi sento la madrina di questo libro

Arrivammo a destinazione 

Ti voglio bene 

"Non finisce" come a quella festa fatta per te, che andavi via da Lamezia e ti trasferivi con i tuoi genitori e tua sorella Vitalba a Messina, nella cantina di casa mia cantando "Piccolo Uomo" di Mia Martini

Non finisce

Ippolita Luzzo 

Due donne per il 25 Aprile: Tina Anselmi e Anna Vinci

 Anna Vinci a Lamezia per il 25 Aprile 
1) Storia di una passione politica di Anna Vinci ci porta al centro dell'infanzia di Tina Anselmi, "Nel nostro mondo di bambini con pochissimi giocattoli, la fantasia era la bacchetta magica che trasformava le piccole incombenze quotidiane in occasioni di svago e, così, anche portare a casa il cocomero  diventava per noi una festa. La nonna lo tagliava in due parti uguali, una per me e una per mio fratello, le poggiava sulle nostre teste, e noi ogni tanto ci fermavamo e ne assaggiavamo un po'; poi riprendevamo il cammino e il succo colava, le mani erano appiccicaticce e sporco di rosso, e avevamo i semini neri sul collo e sul viso."
 Tina Anselmi, partigiana durante la seconda guerra mondiale, prima donna ad aver ricoperto la carica di ministro della Repubblica Italiana, ministro del lavoro e ministro della sanità nei governi Andreotti IV e V. 
Firmataria della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, fu considerata come una "madre della Repubblica" e la sua candidatura fu proposta più volte durante le elezioni per il Capo dello Stato, prima nel '92 e poi nel 2006.


25 Aprile del 2020 con Tina Anselmi ci porta subito al centro della libertà con la curiosità di Tina bambina sul perché non fosse rimasto lo zio Carlo da loro. La madre la rimproverò e "La bambina, considerata in famiglia e a scuola molto intelligente, si sentì offesa e tacque. Si piaceva scapigliata. Ed ecco che il padre, raramente in disaccordo con la moglie, si animò nell’ergersi a difensore della curiosità, importantissima nella vita per conoscere e non farsi ingannare. 
“Se si sapesse ciò che sta accadendo… Chi lo sa? Chi vuole sapere!”.
La moglie lo guardò stupita, zia Teresa ne fu sorpresa. La bambina ne fu orgogliosa. Fu solo un momento di baldanza, dopo riprese a parlare con pacatezza.
 “Si sceglie come si può, figlia mia, crescendo lo capiamo tutti, alcuni non demordono, alcuni i più umani”.
Mi piace molto continuare la mia conversazione con Anna Vinci, biografa ufficiale, nonché amica, di Tina, con un momento legato all'infanzia. Noi siamo ciò che assorbiamo dall'infanzia, mi dico sempre, e cominceremo a conoscere Tina Anselmi proprio dai suoi primi ricordi.
Lei". Chiamava corpi senza storia quelli che sembravano destinati ad altri volti e quindi non potevano far parte di una storia compiuta. "e poi "le ore possono avere appuntamenti? Sì, incontri con il destino ai quali conducono animali e cristiani ignari di ciò che li attende." e nell'infanzia ". L’infanzia deve essere il luogo delle possibilità. Della spensieratezza."
e poi Tina Anselmi assiste all'impiccagione di  di trentuno prigionieri per rappresaglia: decide così di prender parte attivamente alla Resistenza. Con il nome di battaglia di "Gabriella". Cosa ci trasforma dalla spensieratezza alla maturità nella lezione di Tina Anselmi?
Anna Vinci:

3) Da un mondo fatto di piccole felicità nei lontani  anni trenta del millenovecento al 1946 ai lavori del congresso della Democrazia Cristiana "Impacchettate e indottrinate... doppiamente sprovvedute e non pronte a fronteggiare una invasione della vita pubblica nella nostra esistenza" con l'entusiasmo di conoscere De Gasperi, Dossetti, Pertini, Togliatti. 
Imperativo categorico di Anna Vinci che nessuna vittoria è irreversibile, che dopo aver vinto possiamo anche perdere, Tina Anselmi resta un riferimento di grande idealità e concretezza, di dignità e di affetto per chiunque voglia cominciare ad interessarsi davvero a far politica, aspettiamo il prossimo lavoro di Anna Vinci. 
Con noi a Lamezia Terme nel 2021 insieme a Giovanna Casadio 
Ippolita Luzzo

venerdì 20 febbraio 2026

Lamezia inesistente

Appunti dagli anni passati 

 Scompaiono. 

A Lamezia quando ci sono incontri da ascoltare assolutamente scompaiono i moltissimi scrittori e scrittrici che tanto ammorbano il circondario, scompaiono i moltissimi critici letterari e giornalisti televisivi e radiotelevisivi culturalmente ammorbanti, scompaiono le trecento e passa associazioni culturali che infestano la piana e mentre i fantasmi si beano dei loro stendardi  solo pochi scelgono di seguire chi è bravo per davvero.

 Solo di pochi è la gloria 

Ippolita Luzzo 

mercoledì 18 febbraio 2026

Appunti

 18 febbraio 2023 Siamo nello stesso tempo passeggeri e locomotive, treni in corsa e accelerati, treni regionali con più carrozze e in viaggio nei giorni nei mesi negli anni. Salgono alle nostre stazioni persone che faranno con noi un tratto del viaggio più o meno lungo, poi scendono e anche noi a nostra volta saliamo o scendiamo da altri treni. Ogni volta che una persona conosciuta e frequentata scende dal mio treno mi auguro che abbia un bel ricordo del viaggio fatto insieme così come io nel mio peregrinare sui treni altrui porto con me la piacevolezza dei bei momenti     Ippolita Luzzo          16 febbraio 2026 Il nostro posto nel mondo. Più sparisce il nostro posto nel mondo più Galimberti e simili, compresa me nel mio scrivere, ci ricordano che il nostro posto nel mondo è quello che gli altri ci danno, è quello che noi diamo agli altri. Il nostro posto nel mondo è l’illusione di essere riconosciuti se vai al teatro e ti puoi salutare con qualcuno, se esci felice di incontrare le amiche, se ricevi una telefonata o la fai contenta di riceverla o di farla. Il nostro posto nel mondo sono i fiori che ieri sera ho ricevuto dopo aver incautamente scattato una foto convinta che non ci fosse il flash e di ciò io per prima ne fui dispiaciuta ma rimane l’errore non voluto e presto riparato dal rosso dei garofani serviti al protagonista del monologo per il cordoglio funebre di un amore che muore. Il suo posto nel mondo spariva. Il nostro posto nel mondo è fatto di pochissimo, anche del post di Massimo Scotti Bibesco sui clichés al cinema stamattina come se lo stesse raccontando solo a me. Il nostro posto nel mondo stamattina rimane questo spazio bianco di Facebook, uno spazio illusorio e però incredibilmente più vero degli “altri”

lunedì 16 febbraio 2026

Le mille bolle blu al Tip


 “Nel più bel sogno ci sei solamente tu” 
"Canzone", è il brano scritto e poi cantato da Don Backy, composto insieme a Detto Mariano, presentato al Festival di Sanremo 1968 con Milva ed Adriano Celentano sancì la rottura fra lui e Adriano Celentano. Scelta come colonna sonora dello spettacolo Le mille bolle blu, insieme alla canzone di Mina del 1961, e a More than a woman dei Bee Gees, tracciano una melodia lungo trent’anni di un rapporto amoroso terminato con la morte di uno dei due, Emanuele, avvocato, e con “il lamento funebre” il cordoglio di Nandino, barbiere, rimasto ora a testimoniare un amore di cui solo lui sa. 


Oltre il pregiudizio, una storia raccontata sui palcoscenici dei teatri italiani da ben diciotto anni, nata dalla lettura del libro di Salvatore Rizzo, un libro tramite, un libro testimone, ed è lo stesso autore del libro, Salvatore Rizzo, che scriverà poi il testo per Filippo Luna attore e regista dello spettacolo. 

Diciotto anni di repliche in tutta Italia e il premio Nazionale dell’Associazione Critici Italiani per l’interpretazione hanno attraversato con l’attore e regista un’Italia che cambia almeno dal punto di vista legale e dei diritti se non ancora nella libertà delle persone di poter liberamente vivere i propri sentimenti. 

Una fotografia campeggia per tutto lo spettacolo e siamo portati a pensare siano i due protagonisti, sono due giovani che si sono conosciuti quando uno aveva 21 anni e l’altro di 18, si sono conosciuti nella barberia di Nandino, il più piccolo dei due, e da lì per trent’anni hanno continuato ad amarsi malgrado poi la scelta di avere una vita parallela, moglie e figli. Ma alla fine dello spettacolo scopriamo che quei due giovani da noi creduti i personaggi sono in realtà il papà dell’attore con un suo amico e nulla hanno a che fare con il soggetto dello spettacolo.

 Resta la fascinazione dei due, della gioventù, di un amore creduto e protratto per una vita, resta il profumo e restano i pezzi dei vetri della bottiglietta scagliata a terra, restano in noi le immagini di una quotidianità di un amore in una casa finalmente poco riscaldata ma con un letto, le lenzuola, e resta la musica che con Don Backy canta ancora a tutti noi l’eternità di un amore.

Ippolita Luzzo 


domenica 15 febbraio 2026

Appunti

 15 febbraio 2024 Si vive nella costrizione. 

Alcuni più fortunati vivono una costrizione leggerissima e quasi non si accorgono che esiste.

Molti altri vivono nella costrizione di un corpo in difficoltà, di un luogo impervio, di una condizione economica perigliosa. 

Ma quel che è peggio nella costrizione sono i rapporti familiari e anche amicali.

Costrizioni ereditate e costrizioni create

Ippolita Luzzo 

Appunti poetici, diciamo così

15 febbraio 2015 

Mentre parlo con te io vorrei vedermi. 

Vorrei vedere mie espressioni. 

Sempre fuori le righe di un composto muover, mi spaventerei. 

Penso. 

Così ricompongo viso e riassetto muscoli, stirando verso il basso l'esagitazione sorpresa. 

Nello spazio mi riapproprio di mia immagine, volata per un istante nella testa tua.

Ippolita Luzzo 

giovedì 12 febbraio 2026

La mosca di Cronenberg


 La mosca di Cronenberg  6 giugno 2012

Un film delizioso- Uno scienziato effettuando il teletrasporto non si accorge della mosca in cabina e la incorpora.

Il suo organismo geneticamente si modifica passo passo

Un film romantico- Tutto si trasforma nel grottesco, nel pulp, e lui diventa un mostro

La mosca che cammina sulla mano se voglio fra un minuto non c’è più… cantava Renato Pareti

Negli anni settanta, un cantautore eccezionale, sono innamorata di lui, ma come glielo dico che ho cantato per anni questa canzone! Cantato… scantato…

La mosca di Tobia- Vai,  cara-  disse Tobia alla mosca- Il mondo è tanto grande

Continuavo così, quell’anno, sul bus pieno di mosche che ci portava a Rimini per un convegno sul romanzo del novecento.

Le mie compagne di viaggio ridevano e continuarono a ridere quando io presi a dire che avevo una mosca nell’occhio.

Un moscerino, via.

Tentammo di scacciarlo, ma niente.

Pensai che la notte lo avrebbe mandato via, ma all’alba il moscerino era ancora lì, è ancora qui, nell’occhio.

Impaurita mi precipitai al pronto soccorso di Rimini, e lì una brava dottoressa, oculista, mi disse:- Lei signora, ha una bella mosca nell’occhio!-

-Oddio, è grave? Andrà via?-

-Non andrà più via- proseguì lei implacabile- è un collasso vitreo dovuto ad uno stress-

- Ma, veramente ero in viaggio e parlavo di mosche, sa, mosche letterarie, avrò avuto la sindrome di Stendhal?-

Ma già la dottoressa non mi seguiva più, piegata su un foglio scriveva il referto.

Dopo un anno andai da un professore universitario in oculistica e lui mi fece:- Cara signora si preoccupi solo se, nel suo occhio, vedrà uno sciame di mosche, finché è una mosca sola la lasci volare!-

E così convivo ormai da un anno con un moscerino in un occhio e da qualche giorno leggo un moscerino sulla carta stampata… e commento un Moscone… siamo già allo sciame. Mi preoccupo?

Ippolita Luzzo




mercoledì 11 febbraio 2026

San Valentino


 San Valentino di vent’anni fa io facevo colonscopia.

 Ostruzione intestinale. 

Intervento ai primi di marzo in struttura pubblica, in ospedale a Lamezia Terme. 

Evviva la sanità pubblica. 

Avrei potuto non esserci e finire ingloriosamente la mia vita.

 Senza gioia e senza una sola felicità.

 Invece mi sono stati regalati vent’anni di nuova vita, di vita nova, di scrittura, di parole, di interviste, vent’anni in cui ho incontrato persone che mi stimano e che stimo.

 Vent’anni immensi, una immensità in cui il guardo ammira #sanvalentino ad ognuno il suo

Ippolita Luzzo

Ph Angela Dattilo presso la libreria Ubik di Catanzaro Lido con Daniel Cundari dieci anni fa circa 

sabato 20 dicembre 2025

Opera buffa al Teatro Grandinetti

 Opera Buffa!

Il Flauto Magico e cento altre bagatelle ...

con Elio voce recitante e canto

Scilla Cristiano soprano

Gabrielle Bellu violino

Luigi Puxeddu violoncello

Andrea Dindo pianoforte                                                                                        A teatro a teatro con già atmosfera natalizia nell’aria e con prossimo appuntamento La notte dei Gospel il 28 dicembre per la stagione teatrale Ama Calabria. Nel teatro gli auguri di buon Natale si siedono anch’essi fra un pubblico affezionato che occupa con eleganza il suo posto. Siamo tutti ben attenti e seguiamo l’Opera buffa in due tempi. Il primo tempo Elio ha letto accompagnato dai musicisti e il testo pur gradevole ci è sembrato poco coinvolgente, qualcuno mi ha riferito che avrebbe preferito veder scorrere qualche immagine. Certo Elio ci ha invitati a completare il verso della terza sorella e di questo siamo stati contenti così come molto è piaciuta la bambola meccanica sempre interpretata con ironia dalla soprano che aveva anche accettato di fare la “valletta” nella serata. Forse avremmo preferito che anche Elio avesse fatto il valletto almeno una sola volta nel passaggio del leggio, anche per smorzare quello che sembra un classico e non lo è. Applausi alla fine e ai Gospel per gli auguri del nuovo anno. “Opera buffa per soprano e baritono con pezzi da Il Flauto Magico e Don Giovanni di Mozart, Il Barbiere di Siviglia di Rossini, fino ai Racconti di Hoffmann di Offenbach.

 Elio, nella prima parte dello spettacolo opera una rielaborazione-rilettura del libro Il Flauto Magico di Vivian Lamarque intrecciata a parti del libretto d'opera originale, dando voce ai differenti personaggi e interpretando anche vocalmente la celebre aria e i duetti del buffo uccellatore Papageno.

Deliziose le esecuzioni del trio strumentale con Elio e del soprano Scilla Cristiano, interprete dei tre principali ruoli femminili.

La seconda parte vede i due protagonisti canori alternarsi in un recital lirico incentrato sull'esecuzione di alcune delle più note arie del repertorio per soprano e baritono: dall'aria del catalogo dongiovannesco Madamina il catalogo è questo del fido Leporello a Batti batti bel Masetto della giovane contadinella Zerlina, passando poi alle due celeberrime Cavatine di Figaro e Rosina de Il Barbiere di Siviglia, e alle due brillanti Chanson du bébé di Rossini e Les oiseaux dans la charmille, nota come aria della bambola, da / racconti di Hoffman di Offenbach.”

Ippolita Luzzo 

domenica 7 dicembre 2025

Domenico Conoscenti Manomissione

 


“…Tutte le reti private e pubbliche, nei televisori accesi in ogni italica dimora, per le strade già fornite di schermi o altoparlanti, nelle sale d’attesa di stazioni e aeroporti proclamano e ribadiscono di giorno e di notte le stesse verità, oscurandone quindi altre… Non c’è altra realtà che non sia catodica e massmediatica. Ho conosciuto da ragazzino il senso struggente di esclusione e la conseguente invidia per quelli che erano “dentro” dalla nascita, così, senza nessun merito, senza alcuno sforzo… la stessa struggente invidia riaffiora adesso per quanti vivono in sintonia con questa età dell’oro, ipocriti guardoni, miei simili, a me avversi.” 

Ho trascritto un passo del libro Manomissione di Domenico Conoscenti affinché si senta tutto il senso della claustrofobica realtà in cui ci troviamo in una città immaginaria dove il professore Leonardo Lascari trova nel suo letto il cadavere sgozzato del poliziotto Pomara da qualche tempo sospeso dalla Polizia per aver massacrato di botte i partecipanti a un raduno gay. 

Il libro diventa ben presto da poliziesco storico e politico e intreccia situazioni di emergenza e pericolo individuale con una vicina aderenza ai nostri giorni. 

L’umorismo dell’autore attenua a volte l’irritazione, la penna vola leggera anche su particolari scabrosi e ci troviamo a sorridere quando dovremmo quasi impaurirci.

 Credo sia un merito di Domenico Conoscenti farci riflettere e nello stesso tempo divertirci con una narrazione sorretta da un ritmo amato e cantato quasi fossimo ancora a cantare tutte le canzoni citate da Vecchia piccola borghesia a Una storia sbagliata. Non poteva certo mancare La canzone del maggio nella prima versione italiana, non potevano mancare i Manu Chao e Napoli Centrale.

 C’è molto altro, il linguaggio, i termini aderenti al soggetto scelto, il rapporto padre figlio e professore alunno, il diverso ma uguale nel vivere rapporti amorosi sempre indecifrabili. C’è su tutto la dittatura che incombe come un plumbeo cielo nero sulle teste di ogni individuo ed è questa la Manomissione.

Manomissione di Domenico Conoscenti pubblicato da Il ramo e la foglia sta nel Regno della Litweb

Ippolita Luzzo 

giovedì 4 dicembre 2025

Discorso del Regno


Da alcuni anni non faccio il discorso di fine anno e ora invece improvvisamente mi viene da dirvi una frase che riporto dalla mia infanzia: Si tutti l’agialli canuscessiru u granu, granu un di ristera. Significa che se tutti gli uccelli conoscessero il grano, grano non ne resterebbe. Questo per dire che la conoscenza è patrimonio di pochi, pochissimi. Tutti gli altri si fanno infinocchiare da nutrizionisti improbabili, da influencer e supposte scrittrici che vi fanno il firma copie in fila per sei col resto di due, vendendo non il contenuto ma il contenitore in un delirio collettivo di ipnosi.

 Ne sono sconcertata e credo che nessun discorso possa più far rinsavire la plebe festante di essere plebe. Credo siano rimasti pochissimi gli uccelli a conoscere il grano, pochissimi.

 E nel continuare mi sono accorta che già nel dicembre del 2022 non ho scritto il discorso del regno che ogni anno da dieci anni inviavo agli abitanti del Regno della Litweb. 

In concomitanza con il discorso della regina Elisabetta, che ci manca moltissimo, il discorso del Regno della Litweb ha di volta in volta spronato il popolo alla resistenza, alla luminosità, alla dignità. Valori ormai desueti e scomparsi. Discorsi che furono ormai.

A proposito di proverbi e di modi di dire c'è quello per cui se tu fai un castello nessuno se ne accorge, se invece un altro fa una scoreggia tutti ad applaudire quel suono e quel profumo sopraffino. Devo trovare quel proverbio in dialetto calabro.   

Intanto nella felicità del Regno, luogo inesistente, citiamo un altro Regno inesistente dall'Ecclesiaste:

Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

Un tempo per cercare e un tempo per perdere,

un tempo per serbare e un tempo per buttar via.

Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,

un tempo per tacere e un tempo per parlare.

Buon anno dalla Litweb 

Ippolita Luzzo 

lunedì 1 dicembre 2025

Vico dei Miracoli

 



In occasione dei 300 anni dalla pubblicazione della prima edizione dei Principi di una scienza nuova

Vico dei Miracoli di Marcello Veneziani presso Foyer Teatro Grandinetti Comunale di Lamezia Terme per AMA Calabria XLVIII Festival Musicama Calabria.

 Una serata dedicata allo storico Vico, al filosofo Vico, all’uomo Vico. 

Una serata piacevolissima in cui l’omaggio alla Scienza Nuova di Vico diventa l’omaggio alla fantasia creativa, all’immaginazione, alla musica, al potere dell’uomo di trasfigurarsi. Un omaggio al sentimento, alla storia del pensiero. 

Con levità e grande professionalità la vicenda umana di Vico dalla nascita e fanciullezza riviveva con noi tramite la voce evocativa di Luca Violino, mentre la musica, narrazione nella narrazione, componeva per noi Napoli e filosofia, vicoli e povertà, nobiltà e studi. La malattia, l’inciampo, la caduta, le occasioni, l’amore impossibile.

 Incontriamo Vico innamorato della sua alunna, Vico che scrive il discorso per le nozze di lei e poi lui stesso sposare una donna del popolo, analfabeta. 

Padre premuroso di molti figli, docente di retorica presso l’Università di Napoli, Vico è Napoli ma nello stesso tempo si sentì straniero a Napoli. 

Uno sconoscimento doloroso ma una “provvida sventura” perché l’isolamento forse diede più tempo per scrivere e pensare. Nella trasfigurazione degli studi, nell'altra vita possibile una grande libertà. 

 E poi la grande intuizione di una storia, una visione organica del sapere, la storia universale con il mito come fondazione. Era nata La Scienza Nuova. 

I nostri applausi. 

Ippolita Luzzo 


Marcello VENEZIANI, scrittore

Luca VIOLINI, voce recitante

Francesco NICOLOSI, pianoforte

Marcello Veneziani è autore di vari saggi di filosofia, letteratura e cultura politica. 

 Francesco Nicolosi è considerato oggi uno dei massimi esponenti della prestigiosa scuola pianistica napoletana. Vincitore nel 1980 del Concorso Internazionale di Ginevra, si è affermato in tutto il mondo come uno dei pianisti più interessanti della sua generazione


Luca Violini nel doppiaggio è una delle più importanti e note voci nel panorama documentaristico, pubblicitario, televisivo e radiofonico nazionale. In qualità di speaker è la voce speaker sponsor de La7. 

Mi piace ricordare i brani musicali: 

Alessandro Marcello (Venezia, 1 febbraio 1673 - 19 giugno 1747)

Adagio e presto dal Concerto per oboe in Re minore (trascr J. S. Bach)

Domenico Scarlatti (Napoli, 26 ottobre 1685 - Madrid, 23 luglio 1757

Sonata in Do maggiore "Pastorale" K 513

Giuseppe Martucci (Capua, 6 gennaio 1856 - Napoli, 1 giugno 1909)

Notturno italiano op. 70 n. 1

Ottorino Respighi (Bologna, 9 luglio 1879 - Roma, 18 aprile 1936)

Siciliana da Antiche danze e Arie (trascr. Respighi)

Mario Castelnuovo-Tedesco

(Firenze, 3 aprile 1895 - Beverly Hills, 16 marzo 1968)

Voce luntana (Fenesta che lucive...) da Piedigrotta 1924.

giovedì 27 novembre 2025

Tramonti novembre 2024

 Un anno fa: Ieri pomeriggio passeggiando e poi sedute al sole al mare alle isole e al tramonto colorando e scolorando come se facessimo un acquarello su pensieri anni attimi sugli zii e sui silenzi e su un Eh che era il suono del suo zio ormai anziano con nel passato la guerra, tutto il Novecento a pennellate si dipingeva, la seconda guerra mondiale ma anche gli albori del Novecento con mio nonno nato nell’ottobre del Novecento a cui non fu permesso di continuare gli studi malgrado lo volesse, lui bravissimo a scuola. Noi nate negli anni dal 1954 in poi noi ora sedute di fronte ad un tramonto del 2025 coloriamo e scoloriamo mantenendo tutti i pennelli nella cura degli affetti, i pennelli come umani, gli umani e le loro decisioni, le indecisioni soprattutto, con cui si sono fatti i quadri. Le tante vicende di vite vicine eppure lontane oramai e quasi lasciate nel mare laggiù

mercoledì 19 novembre 2025

Calùra di Saverio Gangemi


Calùra "Il tacere del mondo fu infranto dalle cicale"
, il tacere.

 Narrare non è narrare, narrare è usare un linguaggio immaginifico tale da far sorgere nella mente del lettore assonanze somiglianze scene da film. Un linguaggio ricco di una opulenza quasi sfacciata, un linguaggio che cattura natura e uomini in una malia.

 Certo la tematica è quella di una delle sette piaghe d’Egitto, la tematica è una punizione biblica, la siccità, e la grande debolezza degli animali e delle piante dinnanzi alla penuria d’acqua, dinnanzi al caldo cocente, degli uomini rimasti a bere dal succo delle agavi e dalle pale di fichidindia.  

Leggendo l’estate di questo anno mi ritornava con la sua crudeltà, con le mie tapparelle abbassate, con la luce fastidiosa e il caldo senza tregua. Si riusciva a passeggiare solo dopo il tramonto, stremati ci trascinavamo sul corso cittadino per una granita di fragole, per una chiacchierata. 

All’ombra di un albero casualmente chiamato della merda si consuma lo stillicidio degli abitanti di questo luogo immaginario, di un non luogo, direbbe Marc Augè, anche se per lui i non luoghi erano il simbolo del capitalismo. 

Qui è un non luogo di cielo che incombe pesante, di uccelli che scappano, di piante che seccano. Un non luogo privato da uno degli elementi vitali, un non luogo che ci ricorda le pene dell’inferno.

 Eppure nonostante ciò la narrazione trasforma e noi leggiamo come fosse una favola, come fosse un film, a me mi raggiungevano flash di Siccità di Virzì, mi ricordano il libro di Rocco Carbone L’assedio, con quella caligine che incombe. 

Ma di più c’è qualcosa di biblico, come dicevo prima, che innalza l’opera dagli altri racconti apocalittici e distopici. 

C’è poi soprattutto una struttura potente e un linguaggio nuovo, “le donne armate di bocca”, e la magia, le arti misteriose dei racconti delle nonne.

 Mia nonna e le sue favole nere, nerissime, i trabocchetti e gli urli nella notte dei fantasmi, delle persone uccise da poco, senza sapere chi sia il nemico.

 Un romanzo da leggere per assaporare la grande caducità del nostro passaggio sul mondo essendo noi stessi preda dei fenomeni atmosferici, essendo noi stessi imbelli e come racconta Eschilo nel Prometeo incatenato nudi e impauriti nel mondo. 

Ecco leggendo questo libro proprio i primi versi del Prometeo incatenato mi sono ritornati prepotenti. Un libro finalista al Premio Italo Calvino con merito e che riscalderà con Calùra moltissime letture. Edito Rubbettino per la collana Velvet , sono orgogliosa di averlo qui nel Regno della Litweb

Ippolita Luzzo 

domenica 9 novembre 2025

Libriamoci novembre 2019 al Liceo Classico con me

Dal passato:
Sto con la testa ai quattordici anni che incontrerò martedì e sto con la testa nei miei quattordici anni.

 Dirò loro che saranno questi gli anni che ricorderanno di più e in modo limpido, gli anni ai quali torneranno dopo i sessanta, scordando tutto quello che avranno fatto più o meno dai venti anni in poi. 

Ricordo perfettamente i libri che leggevo, come passavo le giornate, come mi vestivo, anche dove stavo immobile per ore.

 Una vita contemplativa che stranamente ora mi fa una grande compagnia. 

Questo dirò loro affinché sappiano di star vivendo gli anni d’oro della conoscenza. “Incontrerò per Libriamoci a scuola ragazzi di 14 anni e da quando ho ricevuto l’invito sono con la testa con loro, pensando a ciò che si aspettano di sentire mentre sono io curiosissima di sapere da loro come si stanno inventando il loro giorno. 

Sono nati nel 2005 ed è quasi una mia nascita, lo dico sempre che avrei potuto non esserci più, molti non ci sono più, e a me sono stati regalati questi 14 anni nuovi di zecca. 14 anni di scrittura. 

Ho iniziato a conservare Pezzi proprio in sala operatoria, in ospedale, e poi dopo durante le sedute col folsfox. 

Da allora ad oggi unica compagnia la scrittura, unica compagnia la lettura. 

Domanderò ai miei coetanei però più giovani, non gravati dalla stasi di anni inutili, cosa leggono per lenire le paure, cosa leggono per distrarsi e divertirsi, cosa leggono per imparare, cosa leggono invece per avere più paura. 

Chiederò i titoli dei loro libri affinché anche loro poi possano farli a Pezzi, fare piccoli componimenti affettuosi per sentire più loro il libro.

 Siamo nati per narrarci storie, dirò loro, raccontando come ogni sera io quattordicenne raccontavo storie a mia sorella di nove anni per farla addormentare.

 Lei mi dava un dito della mano e mi faceva sì o no col dito, se la storia era o no di suo gradimento. Mi è rimasto di quegli anni quel sì o no alle mie storie. Chissà cosa le raccontavo!

 Ai ragazzi chiederò se anche loro si raccontano storie e a chi le raccontano, e poi presenterò loro Vinpeel degli orizzonti di Peppe Millanta, Dopo il diluvio di Leonardo Malaguti, Il gattopardo spiegato a mia figlia di Maria Antonietta Ferraloro. Vedremo se l’istinto di narrare è ancora vivo fra i ragazzi nel 2019.” Libriamoci a scuola 

Con Ippolita Luzzo

lunedì 27 ottobre 2025

27 ottobre 2015 Aspettare ad un binario morto


 Aspettare ad un binario morto. 

Era questa la frase adolescenziale 

caricata di nero 

campeggiare sulle prime pagine di un diario scolastico. 

Stava lì ad indicare quell'inerzia 

e quel momento in cui ogni persona si sarà trovata negli anni della scuola. 

Poi aspettando aspettando

 il tempo finisce

 e anche se il treno non passerà

 chi aspetta avrà per forza trovato il modo

 per trascorrere l'attesa con un libro in mano

Ippolita Luzzo 

domenica 19 ottobre 2025

Alfonso Lentini su Il primo pezzo non si scorda mai

 


Che Ippolita Luzzo senta il bisogno di trasferire su carta, già in due libri, quello che lei stessa scrive a proposito di letteratura (e non solo) nel suo blog "Il regno della Litweb", suscita alcune domande alle quali però non saprei dare risposta; ma essendo domande altamente "contemporanee" forse vale la pena porle lo stesso. 

Che il futuro del libro cartaceo sia ormai segnato è una constatazione quasi banale. Se un tempo si misurava il livello culturale di una persona guardando quanti libri aveva in casa, oggi non è più così. Il libro non è più il principale veicolo attraverso cui veicolare contenuti culturali, ha perso la sua secolare sacralità. 
Il libro è inoltre un giro di compasso, ha cioè una struttura circolare chiusa. Da quando esiste il web, la struttura dei testi tende a diventare liquida, aperta, un flusso senza precisi contorni. Di conseguenza, in parallelo (o in concorrenza) al libro tradizionale si va sviluppando una diversa modalità di fruizione dei contenuti.
Una domanda, collegata a quanto detto, potrebbe essere questa: è ancora valido ciò che affermava Umberto Eco, secondo cui il libro cartaceo, in quanto "oggetto tecnologico perfetto", sarebbe sopravvissuto alla crescente “smaterializzazione” del web? Quale diverso spazio si potrebbe immaginare per il libro e per la sua specificità?
Ippolita Luzzo con la sua intelligente operazione di trasferimento “in retromarcia" dal web alla carta, ci aiuta, se non altro, a focalizzare domande come queste. Ma suscita altre domande: il suo è un tentativo di porre argini al fiume, di imbrigliare in una struttura chiusa il flusso senza confini del web? oppure al contrario è un'operazione ironica? oppure ancora nostalgica?
Immagino che l'autrice nel dare alle stampe questo suo "Il primo pezzo non si scorda mai, 10 anni di regno della Litweb" (Città del Sole Edizioni 2022) non si sia neppure posta problemi del genere. Eppure, di questi tempi, consimili domande sono - come si dice - nell'aria.
Tanto più che in dieci anni tutto muta precipitevolissimevolmente e il Web non è più quello di una volta. Lo riconosce la stessa Luzzo in un'intervista uscita da poco su "Nazione indiana": "Lo spazio sembrava immenso, ma ogni fenomeno umano più si allarga più diventa asfittico. Dall’iniziale sensazione di libertà ora ci troviamo di nuovo in un non luogo abitatissimo da troppe proposte, troppe riviste, troppi blog, e di libri ormai ne parlano tutti con un chiacchiericcio incessante. Per non parlare dei video su tik tok che veicolano il libro come un semplice oggetto di bellezza."
Insomma: siamo in anni di grandi mutamenti post-gutemberghiani, guai a starne fuori. Ma nello stesso tempo, sembra volerci suggerire la nostra autrice, bisogna starci ad occhi aperti, senza mai lasciarsene fagocitare.

 Alfonso Lentini 

http://mirkal.blogspot.com/2023/04/il-primo-pezzo-non-si-scorda-mai-che.html?m=

mercoledì 8 ottobre 2025

"Se ritieni che sia giusto" Pasquale Allegro


“Il problema della vita non sta nel vivere, ma nel capire cosa fare con essa.”

Nikolai Vasilyevich Gogol, “Le anime morte” (1842)

Mi piace cominciare con questa citazione la lettura del libro di Pasquale Allegro pubblicato da Arkadia nella collana Eclypse il 25 luglio.

Leggo oggi il suo libro, forse riconosco il luogo di mare, forse, ma poi credo sia Bova marina e non Gizzeria, ma poco importa perché i paesi di mare si somigliano tutti, e nella somiglianza poi ci sta anche la trama, il fatto, la vicenda universale del fare i conti con gli affetti, con i genitori, questi sconosciuti. Nel fatto narrato il genitore viene rivissuto dal figlio dopo il suicidio, forse, non sappiamo, non sappiamo tante cose della vita, però qui si tenterà con la scrittura e nel  tentare qualcosa resterà. Con un lirismo crepuscolare Pasquale quasi dipinge con colori tenui una famiglia come tante altre. Come si racconta una vicenda con i temi del crepuscolarismo? Il crepuscolarismo era caratterizzato dalla poetica delle piccole cose, dall'abbandono del linguaggio aulico in favore della prosa poetica, dal tema della malinconia e della noia, e dall'ironia. I poeti descrivono ambienti umili e oggetti quotidiani, spesso con un tono melanconico e sentimentale. La metafora del crepuscolo voleva indicare una situazione di spegnimento, dove predominavano i toni tenui e smorzati, di quei poeti che non avevano emozioni particolari da cantare, se non la vaga malinconia, come scrive appunto il Borgese,” di non aver nulla da dire e da fare". Tale metafora sta ad indicare la fine di un'ideale parabola della poesia italiana, che si spegne in un «mite e lunghissimo crepuscolo» e Pasquale Allegro da poeta, lui proprio narra ma in effetti crea versi e  dice "Da un po’ di tempo il frammento è quello che mi è più caro, preferire quello che resta da dire, scrivere nuvola e significare cielo, sarà per un po’ ancora così, la giustizia poetica a equilibrare il mondo."

Leggendolo ci rimane quell'impalpabile sensazione di non poter che affrontare l'indicibile non dicendolo ma ricostruendo una vita, come fa il protagonista, che è il figlio, con le parole degli altri. Con i fatti che ricordano gli altri, in questo caso, gli amici, la moglie. Ricostruire con gli oggetti, con le stanze, con il niente in mano. 

Se ritieni che sia giusto è una riflessione su questa impossibilità di conoscenza filtrata però con la poesia e con la pietas umana.

Guarderemo il mare diversamente e anche noi vedremo riflesso nel cielo una nuvola, sarà la nuvola dei rapporti umani, dei legami familiari, sempre più inconsistenti. 

Nel leggere Pasquale Allegro stamani nel Regno della Litweb 

Ippolita Luzzo