martedì 5 maggio 2026

Gli istrici di Valentina Di Cesare


 «È come se ci fossero due assi nella vita, quello orizzontale – delle nostre relazioni, dei nostri amici, delle persone che ci accompagnano nella vita – e quello verticale, che ci lega alle generazioni dei nostri figli e dei nostri genitori, nei nostri nonni. Ho la sensazione di aver sempre vissuto nell'asse orizzontale, e adesso, con il passare degli anni, mi interessa l'asse verticale».

Emmanuel Carrère a Che Tempo Che Fa.

Leggo e riporto questo e ritorno al bel libro di Valentina Di Cesare


Gli istrici, un libro su rapporti stratificati, immutabili, che il tempo sedimenta in rancori, in colpe, in mancanze fra vicini, fra abitanti di un paese che si spopola così come si spopola il paese dei nostri familiari, delle nostre relazioni. Il paese cos’è se non un asse orizzontale che si interseca con un asse verticale? Leggo Valentina con questa domanda mentre svaniscono i paesi ““I cambiamenti si scorgono col tempo, quando un fatto accade non significa niente, ma alle strade e a quella piazza deserta Francesca non si era ancora abituata. Tanto vi aveva udito voci e visto gente transitarvi, che certi giorni aveva un senso di straniamento e si domandava dove fossero finiti il passato che aveva vissuto e il futuro che aveva immaginato. Guardandosi intorno come una turista di passaggio, scopriva di tanto in tanto un lavoro iniziato e mai finito intorno a un tetto, la porta di un vecchio fienile sfondata (da chi? E per quale motivo?), un cartello con su scritto 'vendesi', una gettata di cemento sopra una buca. Il paese era suo, Iì era nata e aveva trascorso ogni giorno, eppure da un po' lo scrutava smarrita come se appartenesse al vento o a un mago maldestro che lo distruggeva lentamente, nell'indifferenza dei pochi rimasti. Pagina 65 Gli istrici.         

 "ricordare, significava rimettersi a fare i conti con le solite domande di sempre. Eppure, nonostante i muschi tra un muro e l'altro o le ortiche a divorare gli angoli delle strade, nonostante le porte ammaccate e stinte e gli Intonaci sciupati dall'incuria, lei sentiva che lungo quelle strade la vita non se n'era completamente andata. Lei stessa era viva e non aveva mai abbandonato il paese e altre persone come lei, avevano contribuito a conservare vivi quei vicoli, concedendo loro ogni giorno il passo, il respiro, i lamenti. Scegliere di restare per sé stessi e forse anche per gli altri, per dare l'opportunità a chi se n'era andato di tornare quando voleva. Forse restare, pensò Francesca a testa bassa quella sera, aveva avuto quel significato: dare la vita a qualcosa che altrimenti sarebbe morto. C'erano anche i gatti, abbastanza numerosi, buoni per uccidere qualche animalaccio e facili da intimorire con le bottiglie d'acqua di fianco ai vasi e alle fioriere. E insieme ai gatti, i cani, anche se in numero inferiore, coi loro corpi smunti e gli occhi umidi. Poi le lucertole, con le loro  piccole teste triangolari, allungate sui muri e sotto i balconi, i pipistrelli a piroettare attorno ai lampioni, pag 89 leggendo leggendo vi aspettiamo al Maggio dei libri giorno 8 e 9 

Ippolita Luzzo 

sabato 2 maggio 2026

Dal maggio 2016

 


Dal maggio 2016 un buon maggio 2020. Allora nel 2016 scrivevo: A trenta anni dal web e a quattro anni dal blog Il Regno della Litweb,

Internet compie trenta anni. Ha trasformato in maniera epocale abitudini, corrispondenze, conoscenze e letteratura. Ha facilitato contatti e permesso la creazione di un villaggio globale in continue connessioni.

Vedremo il sorgere del mondo nuovo noi che stiamo vivendo il finire di ciò che credevamo utile e necessario fino a trenta anni fa? Questo non so. Ho però chiaro che bisognerà adattare gli studi fatti e usarli come zattera anche nel mare di internet, che sembra titolata a dare tutto il conoscibile e può regalarci bufale assolute.

Internet, la rete delle opportunità e degli inganni.

Sto sui tasti da pochi anni, da sei o sette anni, ho fatto mail e guardato il mondo da uno schermo, e da quello schermo, dal web, continuo a guardare il mondo come va.

Gli studi classici e di filosofia mi hanno dato quella autonomia di pensiero per cui è difficile che mi lasci cooptare da ciò che non mi interessa e sono sempre rimasta con l'occhio attento su letture e letture. 

Sul web nasceva un nuovo modo di scrivere. Una interazione fra lo scritto e il lettore, un teatro vivente di battute e rimpianti, di liti e riappacificazioni.

Nasceva tutto ciò sui siti letterari, sui social, Facebook e Twitter, Google + e altre piattaforme varie.

Una vita squadernata su una finestra bianca.

La stampa ha la sua finestra online, i libri passano online, le merci, la musica, l'arte, il cinema, la politica, la guerra. 

Alcuni movimenti politici diventano forze parlamentari grazie alla rete. 

A me è stato regalato un regno.

Dal giugno del 2012 scrivo su Litweb pezzi corti, il mio sguardo dal web sul web ed, incredibile ma vero, il web risponde. 

Meglio che ad Emily Dickinson

Mi sono così letta libri su libri, ho visto film e dipinti, sempre con quella autonomia di pensiero che è frutto di una formazione classica alla quale non si può rinunciare se si vorrà essere liberi di avere un metodo e dei criteri su quali basare un giudizio.

Un giudizio libero da compiacente rassegnazione all'andazzo dei tempi. Tempi di spietati e lecchini, tempi di conformismo storico ed individuale, che una scarsa preparazione in moltissimi, rende tutti dubbiosi e pronti a scartare chi è bravo davvero ed omaggiare chi possa poi esser utile.

Disdegnando un mondo siffatto faccio i miei auguri alla maturità di Internet, trenta anni vuol dire età adulta, augurando che dallo schermo  nuovi regni liberi si costituiscano. Con la  parola libertà che vuol dire relazione individuale. DOMENICA 1 MAGGIO 2016

Libero scrivere in libero regno

Rispondo così ad amico che mi sollecita un pensiero sui tanti e tanti che pubblicano e pubblicano in una bella frenesia chiamata libro. Anche io farei uguale  se sapessi scrivere ma non so scrivere.

Ho strappato tutto quello che ho scritto fino al 2009, tutto.

Fogli, diario, lettere ricevute e qualsiasi cartaceo mi riguardasse.

Ho regalato tutti i libri posseduti al Sistema Bibliotecario di Lamezia, alle scuole, alle colleghe, senza nemmeno chiedere una targhetta.

Ho riscritto da allora su blog, siti letterari, in mail, su Tiscali, su portali, scrivendo scrivendo.

"Ma non so scrivere. Lo vedi anche tu" dico al mio amico. 

Scrivo come parlo, come penso, senza disciplina, senza una grammatica.

Riconosco i limiti e già mi sembra di essere molto avanti.

Lo affermo senza nessuna umiltà. Seriamente.

Penso che oggi il libro faccia status, più di un tempo, anche se a scorrer le doglianze, Leopardi si lagnava che al suo tempo fosse uguale. 

Tutti sono presi da questo bel desiderio di vedere il nome proprio stampato su una bella copertina, sentirsi autori o autrici, trovare il critico o il docente compiacente che li faccia  sentire Tasso e far  inchiostrare pagine e pagine di stampa locale inneggiante l'opera. Mi sembra di essere a teatro. magari un teatro dilettante, di amatori che fanno le prove a reggere il confronto con il mondo delle lettere, a volte a loro  sconosciuto.  

 Sono però fautrice del libero scrivere in libero regno, basti che ognuno non si senta Dante. Comunque anche se si sentisse Dante ne sarei felice lo stesso. 

 Su me penso di essere una che usa la lettura per vivere e la scrittura come relazione. Mi sembra di essere riuscita a far l'uno e l'altro, mi occupo il tempo leggendo e faccio della scrittura un mio divertimento.

Che abbia chi mi legga mi sorprende e mi rallegra tanto quanto io sia contenta nel legger tutti coloro che scrivono davvero. http://trollipp.blogspot.com/2016/05/?m=1

venerdì 1 maggio 2026

Primo Maggio


Primo Maggio 2025  #primomaggio alla Casa di riposo #tamburelli col #concertone a Piazza San Giovanni sullo schermo gigante della sala riunione. 

Li lascio con Le bambole di pezza, un gruppo di ragazze sul palco, li lascio e vado a prendere un caffè con la panna al Bar Roma. Da quanto tempo non prendo un caffè con la panna? Anni e anni, anni in cui il primo maggio non è più il primo maggio e l’infinita vacuità del tutto ci intristisce nella melassa dei fatti storici che ci lambiscono, nel falso fatto vero, nel falso spacciato per giusto, nei diritti calpestati e ridicolizzati, nei doveri amplificati. Senza speranza. Una panna ora che attutisca lo sconforto.

 


Primo Maggio 2023 Primo Maggio come Venerdì Santo stamattina. Piovigginoso e grigio il cielo su Lamezia, e dal balcone l’albero ormai verde in foglie mi rassicura un po’ poco poco però. 

Primo Maggio 2021Una volta un mio amico cercava lavoro e venne mandato a Calabria Etica.

 Andò in questo luogo incantato dove stavano donne in tacchi a spillo e gonne strette, pavimenti in marmo e ogni sfarfallio di lusso. Di cosa si occupasse Calabria Etica lui non ebbe modo di capire ma capì subito che unica cosa importante era quanti voti lui avrebbe assicurato nelle tornate elettorali. 


Il mio amico andò via deluso e ora sta in Portogallo. 

W il lavoro, che etico dovrebbe essere e non è. 

Poi sciolsero Calabria Etica dopo aver sperperato fondi europei

Ippolita Luzzo Primo Maggio 2016 Ad un concorrente Frizzi domandò cosa si festeggiasse con il concertone di piazza San Giovanni a Roma. Per aiutarlo, vedendolo smarrito, raccontò dell'esistenza di lavoratori, un tempo lontano. Niente. Il concorrente guardava Frizzi con vacuo guardare. Lavoro? Cosa sarà mai il lavoro? Festa del lavoro? Oggi? Ma no!

domenica 26 aprile 2026

26 aprile 2020 La boccia di vetro


 Una volta si tenevano come soprammobili delle bocce di vetro con dentro dei paesaggi di città e in alto il cielo.

 Se passando qualcuno prendeva in mano la boccia e la scuoteva si spargeva all’interno un pulviscolo nevoso che si depositava di lì a poco sulla base.

 Una tempesta di neve in un bicchiere d’acqua anzi in una boccia.

 Stamattina mi sveglio così con l’idea che stiamo tutti in quella boccia e veniamo saltuariamente forse troppo agitati per darci l’impressione che ci stia succedendo qualcosa

Da un mio post di Facebook di dieci anni fa 

Ippolita Luzzo

domenica 19 aprile 2026

Annarita e La scatola delle lacrime di Han Kang


Una costellazione di lacrime: dall’infinito piccolo all’infinito grande. Da una goccia di lacrima poggiata su un vetrino da una ricercatrice appassionata dello studio si dilata il tempo in una conversazione alata, volteggiando nel cielo delle lacrime con in mano il libro di Han Kang La scatola delle lacrime

Sarà il libro il tramite che consentirà di abbattere gli anni che dividono me da AnnaRita, che mi permetterà una domanda e poi la sintonia rara oramai fra generazioni diverse. 


Alla fine leggerò la fiaba ma la fiaba vera noi l’avevamo già vissuta guardando i vetrini sul suo cellulare, guardando il monitor collegato al microscopio, seguendo lacrime e tessuto epiteliale, seguendo le cellule e i suoi messaggeri. Così imparo che fra le cellule esiste un servizio postale che scambia informazioni e le informazioni possono essere buone o cattive e ahimè quando sono cattive generano malattie. Fra queste la malattia che è oggetto dello studio di AnnaRita il morbo di Parkinson. Una malattia che irrigidisce i comandi nervosi oppure rende tremanti le articolazioni. 


Stiamo parlando da un po’ non so il tempo non è che una convenzione e ci ritroviamo a parlare del passato, del presente e del futuro, della compresenza dei tre momenti essenziali alla nostra vita godendo della possibilità di capirsi mentre lei sorseggia un calice di vino rosso e sgranocchia tarallucci salati. Siamo al Tip e intanto arriva Salvatore da poco incaricato dalla Regione Calabria come visionario della cultura, ma già da un anno o più nel Regno della Litweb nel regno che anticipa ogni volta ciò che sarà, ciò che è stato, ciò che è. 
La promessa di una conversazione a tre fa da saluto al commiato luminoso come il gran cielo di stelle nelle costellazioni di lacrime di felicità. 

Intanto leggo e tutto mi parla di stelle e di lacrime oramai. Le stelle cadono, nei versi di Pascoli, come lacrime nel buio, è un cielo inquieto, attraversato da paure, domande, presagi: un cielo in cui il caos sembra parlare all'uomo. Il rapper Rancore, autore del brano X Agosto 2048 con il poeta Giuseppe Grattacaso, l'astrofisica Claudia Mignone mettono in questi giorni in dialogo poesia, scienza e musica con lacrime e stelle  e io direi ora medicina per guardare il cielo

Nel cielo di Annarita Scardamaglia stiamo 

Ippolita Luzzo 

giovedì 16 aprile 2026

16 aprile 2025 al parco Impastato

 


Oggi 16 aprile 2026 ricordo tutto di quella passeggiata al parco di un anno fa perché l'ho scritta, così come di ogni 16 aprile di cui ho annotato qualcosa: la mia mamma che legge il mio pezzo Tutte le cose hanno un principio e una fine in questo misero mondo il 16 aprile del 2021 

16 aprile 2025 Ieri pomeriggio c’era al parco Impastato una orchestra diretta dal vento. Un direttore capriccioso quasi faceva divellere dal suolo i fissanti per la copertura dei gazebo e trasportava il frastuono di qua e di là finché non si accorse che nessuno gli badava e allora si mise all’ascolto carpendo le chiacchiere nostre e i giochi dei bimbi sulle altalene            

16 aprile 2024 In pochi giorni l’albero, il tiglio sotto casa, si è vestito di foglie. Il tempo di fogliare e lo stesso albero ora sta.     

16 aprile 2022 La bellezza salverà un piffero. La bellezza è dannazione. Così mi dice oggi Carlo, carabiniere a Palermo, addetto alla accoglienza migranti. Nei giorni scorsi sono arrivati in mille.

 Mi racconta tante cose poi si sofferma su alcune donne molto belle arrivate e che vorrebbe salvare dal loro destino. Diventare prostitute, costrette con la violenza e poi malmenate dai lenoni.

 Me lo dice rammaricato e impotente, aggiungendo che in questi casi la bellezza è un danno. 

Ai cretini che dicono quella frase famosa sulla bellezza che salva il mondo dedico questa riflessione  

16 aprile 2021 Mia madre legge con commento suo l’incipit di un mio pezzo dal titolo Tutte le cose hanno un principio e una fine in questo misero mondo.

Ippolita Luzzo 

martedì 14 aprile 2026

Nulla è virtuale e tutto è reale

 


da Amedeo de Benedictis ad Agostino Tulumello tutta la realtà che mi arriva dal cosiddetto virtuale. 

Vedo un quadro in una galleria d'arte, mi piace moltissimo, non posso più comprare nulla, ho perso tutti le mie possibilità, però la mia ammirazione riesco a scriverla.

 L'autore legge il pezzo sul mio blog e decide di farmi omaggio proprio di quel quadro.

 


Mi succede così o quasi con Agostino Tulumello, del quale mi è appena arrivato un suo lavoro. 

Niente è virtuale e tutto è reale. 

Cambia il luogo dove ci incontriamo. Certo che sono incontri effimeri, perché nella realtà come sono? Scendi e sali su un treno, vai alla posta, hai un collega di corso  e non lo vedi più, un vicino di corsia, di banco e poi chi lo vede più? Anche in famiglia ci vuole pochissimo e tutto virtuale diventa.

 Invece i quadri rimangono.

 Nulla è virtuale e tutto è reale.

Ippolita Luzzo 

domenica 22 marzo 2026

Ciarpame

 22 marzo 2016 scrivevo su Facebook: Ciarpame. 

Non so che altro termine si debba usare per moltissime manifestazioni presunte letterarie. 

Certo avranno pubblico numeroso ed immobile, avranno affluenze e applausi, articoli di assenso e consenso su pagine e pagine.

Riempiranno cartellone di attività e altro, però sempre ciarpame rimangono.

 Parlo solo di quello che so, non parlo di politica e di complotti internazionali perché non ne so nulla.

 Sul mondo intero soffiano sempre venti di guerra e spartirsi il territorio e le risorse comporta vittime umane.

Meglio parlare del ciarpame locale che, volendo, si potrebbe evitare.

 Ippolita Luzzo 

martedì 17 marzo 2026

Cristò: L'incantesimo della lettura




Sull’orizzonte degli eventi di Cristò Chiapparino TerraRossa Edizioni

Raccolgo e scrivo. L'incantesimo della lettura

Giovanni, scrittore di successo, ha perso la memoria, ed ora legge  un suo libro non riconoscendolo scritto da lui. Giovanni abita con Caterina, sua figlia, e riceve la visita di Davide, il suo agente letterario da più di vent'anni, da moltissimi anni, non riconoscendolo, così crede sia il marito della figlia, a volte figlia, a volte mamma. Sta seduto sulla sua poltrona di cuoio, sta seduto a leggere e a discutere con le pagine di un libro a lui dato dal suo medico, nella fiducia immensa verso la letteratura. 

Sono tutti personaggi letterari, siamo tutti personaggi letterari, penso anch'io, leggendo commossa le pagine di questo libro, nella evanescente memoria che ci fa dire chi noi siamo.



Anche il medico curante, lo specialista, sembra ed è un bellissimo personaggio letterario, un medico che fa domande strane, un medico da me amatissimo, un medico che crede la lettura possa fare la magia. 

Tutti un po' lo crediamo, anche Davide e leggendo trascorriamo una giornata a casa di Giovanni Bartolomeo, mangiamo le linguine al sugo e prendiamo un caffè, convinti che la memoria potrebbe riaffiorare, forse chissà! 

Una narrazione su una narrazione, il testo del libro letto ci parla di Donatello e della sua infanzia, della sua adolescenza, di come si troverà a scrivere, a voler essere uno scrittore. 

Un raccontarci nel raccontarci nella malia dello scrivere bene, come una bellissima nenia consolante per legarci al nostro senso di vivere.

Commossa ricordo gli altri libri di Cristò e soprattutto La meravigliosa lampada di Paolo Lunare, uno dei libri più commoventi da me letti, io in lacrime così come in lacrime consolanti però oggi affido questo libro ai molti fortunati lettori che lo leggeranno, amando la letteratura vera, amando gli scrittori veri, come Cristò amatissimo.

 “Se fossimo i personaggi di un racconto che stai leggendo – dice – penseresti che anche la frase che hai appena pronunciato è troppo complessa in una conversazione pomeridiana con un amico.”

 Dal libro di Cristò “Gli scrittori non sono che uno dei modi che il mondo ha di raccontare storie.” 

Cristò “Nessun bosco notturno può farti sentire perso come nel panico dell’oblio irrecuperabile. Davide scommette che nel cervello di Giovanni ci sia la trama di un horror perfetto: una casa familiare, volti conosciuti che si tramutano da figlia in madre e ancora in moglie e di nuovo in figlia, persone fidate che dicono parole che capisce ma non riesce a comprendere a fondo, un libro tra le mani che ha il sospetto di aver già letto, un libro che per qualche motivo si impone alla lettura, un libro che non riesce a capire ma sente vicino. Un mondo di dubbi in un’unica domanda “Sono impazzito io o è impazzito tutto il resto?”

TerraRossa Edizioni decide di ripubblicare nella collana “fondanti” a quindici anni dalla prima edizione pubblicata da @ilgriloeditore questa storia, nata quasi come gioco di rimandi letterari, scrive Cristò, da omaggio a John Barth a presa di coscienza personale di una lenta scomparsa. C’è, nella novella, uno scrittore di 83 anni affetto da demenza senile che rilegge il suo libro più famoso e, non ricordandosi di esserne l’autore, urla: «questo libro è una porcheria». Il libro esce oggi, 17 marzo e il 19 se ne parlerà da Prinz Zaum insieme a Lea Durante

Scrive Arcangelo Licinio ed io confermo:"Cristó é uno scrittore straordinario, uno dei migliori in Italia oggi (e vi assicuro che ne leggo davvero tanti)  non solo perché scrive bene, ma per le storie che é capace di raccontarci e che credo, come accade nella vera letteratura, vanno spesso oltre quello che aveva intenzione di raccontarci. 

Gli scrittori sono il modo in cui il mondo riesce a raccontarsi, si dice a un certo punto di questo libro. E la straordinarietà di Cristó come scrittore é proprio questa: fa parlare mondi, ha la capacità di essere universale da prospettive di storie sempre molto particolari.

E dunque questo é un libro che racconta la scrittura, gli scrittori, cosa significhi la malattia di un genitore (qui é un padre ma poco conta) ma anche cosa significhi invecchiare da figli (anzi da figlia), che racconta cos’é il vero terrore, il dolore e la paura (quella reale, che viviamo tutti prima o poi e quindi é molto più terribile di una qualunque storia horror), che racconta cosa vuol dire leggere e tanto altro."

Nella felicità del Regno della Litweb 

Ippolita Luzzo 

sabato 21 febbraio 2026

Scrivere di Giovanna Casadio, mia amica carissima


 "... Non finisce", scrissi nell'estate degli anni settanta, come impegno e come augurio, su quel biglietto a Giovanna ai suoi diciotto anni, e "... non finisce" mi riscrive lei nella nostra scommessa vinta all'alba dell'autunno del 2018.

Mi sembra già questa una trama bellissima per amare e accompagnare il viaggio di Giovanna a Trapani "Dove si guarda è quello che siamo"

Mi arriva come regalo di compleanno, almeno a me piace pensarlo così, mi arriva con una riflessione sul numero 13, da noi considerato un numero fortunato, mentre sembra non sia così nel resto d'Italia."

Questo l'incipit del mio pezzo dell'undici ottobre 2018 per la presentazione a Lamezia del suo libro "Dove si guarda è ciò che noi siamo" organizzata da me nella libreria Tavella che gentilmente ci ospitava. 

Già anni prima Giovanna mi aveva mandato il testo teatrale che  aveva scritto con Anna Vinci "Gli uomini mangiano i pesci" sui migranti del Mediterraneo nel 2011 e da lì nasce grande amicizia anche con Anna, più volte ospite nel mio felice Regno della Litweb. 

Poi nel 21Aprile 2015  la presentazione del libro "Non seguire il mondo come va", a Lamezia Terme con me, Giovanna Casadio e Michela Marzano e i nostri incontri al Festival Leggere e Scrivere a Vibo, i nostri incontri a Reggio Calabria per Tabularasa, i nostri incontri, le nostri notti a chiacchierare insieme, le confessioni, e le nostre telefonate, i nostri messaggi e l'ultima telefonata solo pochi giorni fa. 

La mia amica Giovanna. 

La mia vita non sarebbe stata felice se non avessi incontrato lei, non avrebbe avuto nessun senso se lei non fosse stata quasi la linea conduttrice del mio e del suo stare al mondo. Avevamo una poesia di Franco Fortini che io conservavo per noi due. Lui l’aveva dedicata a Vittorio Sereni noi due con grande affetto la pensavamo nostra. 

La scrivo qui: A Vittorio Sereni

Come ci siamo allontanati.

Che cosa tetra e bella.

Una volta mi dicesti che ero un destino.

Ma siamo due destini.

Uno condanna l’altro.

Uno giustifica l’altro.

Ma chi sarà a condannare

o a giustificare

noi due.                              

Tutto questo per dire che non è accettabile  o almeno per me risulta incredibile dover fare a meno della sua amicizia anche se credendo, come io credo, un dialogo possibile sto qui a parlare con lei. 

Mi ritrovo a parlare con lei ricordando tutte le volte che insieme parlavamo dei nostri figli che insieme davamo speranze e sorrisi e grande fiducia. 

A luglio del 2024 aveva tanto insistito che io andassi ad Agropoli per festeggiare il suo settantesimo compleanno, io non potevo, io non ho capito, lei mi diceva:- Non ce la fai da sola? Porta anche tua sorella. Vieni.- e mi elencava le amiche che avrei dovuto conoscere e che lei voleva che conoscessi. Non sono venuta e lei dopo poco tempo ha avuto problemi alla vista ed era il sintomo di qualcosa di molto più grave. 

Quando sono venuta a Roma nel 2025 a giugno già faceva la chemioterapia ed io facevo una visita ortopedica da un’altra parte e non abbiamo potuto incontrarci ma nulla si perde e tutto è per sempre almeno nel ritmo che segna il nostro passaggio.

Ora siamo qui a Lamezia, dove con me ha vissuto negli anni del primo e secondo liceo Classico dal 1970 al 1972, siamo poi a Messina, dove io l’ho seguita ed insieme abbiamo studiato filosofia, siamo poi già nel duemila e siamo a Roma, io a fare la Pet e lei venirmi incontro come se avessimo avuto sempre sedici anni.

 E poi a casa al Colosseo, negli anni a venire lei sempre accanto ad accompagnarmi a Più libri più liberi ed io a vincere a Radiolibri per i blog più seguiti in Italia e lei a intervistare Romano Prodi. Sarà stato il 2016. 

Siamo insieme a casa sua, nella sua cucina con la deliziosa frittata che non si gira, imparata a fare proprio da lei, nel suo modo affettuoso e dolcissimo di donarci il sorriso che nutre

Lei ha conservato tutto di me, così mi ha detto, le mie lettere, i miei pezzi, io ho qui i suoi libri e le lettere. Una testimone dell’altra

"Arrivammo a destinazione" è il suo ultimo libro pubblicato da Lillo Garlisi per Laurana. Ho ancora il messaggio da me fatto a Lillo Garlisi per far conoscere a lui Giovanna e il suo racconto, e mi sento la madrina di questo libro

Arrivammo a destinazione 

Ti voglio bene 

"Non finisce" come a quella festa fatta per te, che andavi via da Lamezia e ti trasferivi con i tuoi genitori e tua sorella Vitalba a Messina, nella cantina di casa mia cantando "Piccolo Uomo" di Mia Martini

Non finisce

Ippolita Luzzo 

Due donne per il 25 Aprile: Tina Anselmi e Anna Vinci

 Anna Vinci a Lamezia per il 25 Aprile 
1) Storia di una passione politica di Anna Vinci ci porta al centro dell'infanzia di Tina Anselmi, "Nel nostro mondo di bambini con pochissimi giocattoli, la fantasia era la bacchetta magica che trasformava le piccole incombenze quotidiane in occasioni di svago e, così, anche portare a casa il cocomero  diventava per noi una festa. La nonna lo tagliava in due parti uguali, una per me e una per mio fratello, le poggiava sulle nostre teste, e noi ogni tanto ci fermavamo e ne assaggiavamo un po'; poi riprendevamo il cammino e il succo colava, le mani erano appiccicaticce e sporco di rosso, e avevamo i semini neri sul collo e sul viso."
 Tina Anselmi, partigiana durante la seconda guerra mondiale, prima donna ad aver ricoperto la carica di ministro della Repubblica Italiana, ministro del lavoro e ministro della sanità nei governi Andreotti IV e V. 
Firmataria della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, fu considerata come una "madre della Repubblica" e la sua candidatura fu proposta più volte durante le elezioni per il Capo dello Stato, prima nel '92 e poi nel 2006.


25 Aprile del 2020 con Tina Anselmi ci porta subito al centro della libertà con la curiosità di Tina bambina sul perché non fosse rimasto lo zio Carlo da loro. La madre la rimproverò e "La bambina, considerata in famiglia e a scuola molto intelligente, si sentì offesa e tacque. Si piaceva scapigliata. Ed ecco che il padre, raramente in disaccordo con la moglie, si animò nell’ergersi a difensore della curiosità, importantissima nella vita per conoscere e non farsi ingannare. 
“Se si sapesse ciò che sta accadendo… Chi lo sa? Chi vuole sapere!”.
La moglie lo guardò stupita, zia Teresa ne fu sorpresa. La bambina ne fu orgogliosa. Fu solo un momento di baldanza, dopo riprese a parlare con pacatezza.
 “Si sceglie come si può, figlia mia, crescendo lo capiamo tutti, alcuni non demordono, alcuni i più umani”.
Mi piace molto continuare la mia conversazione con Anna Vinci, biografa ufficiale, nonché amica, di Tina, con un momento legato all'infanzia. Noi siamo ciò che assorbiamo dall'infanzia, mi dico sempre, e cominceremo a conoscere Tina Anselmi proprio dai suoi primi ricordi.
Lei". Chiamava corpi senza storia quelli che sembravano destinati ad altri volti e quindi non potevano far parte di una storia compiuta. "e poi "le ore possono avere appuntamenti? Sì, incontri con il destino ai quali conducono animali e cristiani ignari di ciò che li attende." e nell'infanzia ". L’infanzia deve essere il luogo delle possibilità. Della spensieratezza."
e poi Tina Anselmi assiste all'impiccagione di  di trentuno prigionieri per rappresaglia: decide così di prender parte attivamente alla Resistenza. Con il nome di battaglia di "Gabriella". Cosa ci trasforma dalla spensieratezza alla maturità nella lezione di Tina Anselmi?
Anna Vinci:

3) Da un mondo fatto di piccole felicità nei lontani  anni trenta del millenovecento al 1946 ai lavori del congresso della Democrazia Cristiana "Impacchettate e indottrinate... doppiamente sprovvedute e non pronte a fronteggiare una invasione della vita pubblica nella nostra esistenza" con l'entusiasmo di conoscere De Gasperi, Dossetti, Pertini, Togliatti. 
Imperativo categorico di Anna Vinci che nessuna vittoria è irreversibile, che dopo aver vinto possiamo anche perdere, Tina Anselmi resta un riferimento di grande idealità e concretezza, di dignità e di affetto per chiunque voglia cominciare ad interessarsi davvero a far politica, aspettiamo il prossimo lavoro di Anna Vinci. 
Con noi a Lamezia Terme nel 2021 insieme a Giovanna Casadio 
Ippolita Luzzo

venerdì 20 febbraio 2026

Lamezia inesistente

Appunti dagli anni passati 

 Scompaiono. 

A Lamezia 

quando ci sono incontri da ascoltare assolutamente scompaiono i moltissimi scrittori e scrittrici che tanto ammorbano il circondario, scompaiono i moltissimi critici letterari e giornalisti televisivi e radiotelevisivi culturalmente ammorbanti, 

scompaiono le trecento e passa associazioni culturali che infestano la piana e mentre i fantasmi si beano dei loro stendardi  solo pochi scelgono di seguire chi è bravo per davvero.

 Solo di pochi è la gloria 

Ippolita Luzzo 

mercoledì 18 febbraio 2026

Appunti

 18 febbraio 2023 

Siamo nello stesso tempo passeggeri e locomotive, treni in corsa e accelerati, treni regionali con più carrozze e in viaggio nei giorni nei mesi negli anni.

 Salgono alle nostre stazioni persone che faranno con noi un tratto del viaggio più o meno lungo, poi scendono e anche noi a nostra volta saliamo o scendiamo da altri treni. 

Ogni volta che una persona conosciuta e frequentata scende dal mio treno mi auguro che abbia un bel ricordo del viaggio fatto insieme così come io nel mio peregrinare sui treni altrui porto con me la piacevolezza dei bei momenti    

 Ippolita Luzzo  

 16 febbraio 2026

 Il nostro posto nel mondo. 

Più sparisce il nostro posto nel mondo più Galimberti e simili, compresa me nel mio scrivere, ci ricordano che il nostro posto nel mondo è quello che gli altri ci danno, è quello che noi diamo agli altri. 

Il nostro posto nel mondo è l’illusione di essere riconosciuti se vai al teatro e ti puoi salutare con qualcuno, se esci felice di incontrare le amiche, se ricevi una telefonata o la fai contenta di riceverla o di farla.

 Il nostro posto nel mondo sono i fiori che ieri sera ho ricevuto dopo aver incautamente scattato una foto convinta che non ci fosse il flash e di ciò io per prima ne fui dispiaciuta ma rimane l’errore non voluto e presto riparato dal rosso dei garofani serviti al protagonista del monologo per il cordoglio funebre di un amore che muore. 

Il suo posto nel mondo spariva. 

Il nostro posto nel mondo è fatto di pochissimo, anche del post di Massimo Scotti Bibesco sui clichés al cinema stamattina come se lo stesse raccontando solo a me. Il nostro posto nel mondo stamattina rimane questo spazio bianco di Facebook, uno spazio illusorio e però incredibilmente più vero degli “altri”

Ippolita Luzzo 

lunedì 16 febbraio 2026

Le mille bolle blu al Tip


 “Nel più bel sogno ci sei solamente tu” 
"Canzone", è il brano scritto e poi cantato da Don Backy, composto insieme a Detto Mariano, presentato al Festival di Sanremo 1968 con Milva ed Adriano Celentano sancì la rottura fra lui e Adriano Celentano. Scelta come colonna sonora dello spettacolo Le mille bolle blu, insieme alla canzone di Mina del 1961, e a More than a woman dei Bee Gees, tracciano una melodia lungo trent’anni di un rapporto amoroso terminato con la morte di uno dei due, Emanuele, avvocato, e con “il lamento funebre” il cordoglio di Nandino, barbiere, rimasto ora a testimoniare un amore di cui solo lui sa. 


Oltre il pregiudizio, una storia raccontata sui palcoscenici dei teatri italiani da ben diciotto anni, nata dalla lettura del libro di Salvatore Rizzo, un libro tramite, un libro testimone, ed è lo stesso autore del libro, Salvatore Rizzo, che scriverà poi il testo per Filippo Luna attore e regista dello spettacolo. 

Diciotto anni di repliche in tutta Italia e il premio Nazionale dell’Associazione Critici Italiani per l’interpretazione hanno attraversato con l’attore e regista un’Italia che cambia almeno dal punto di vista legale e dei diritti se non ancora nella libertà delle persone di poter liberamente vivere i propri sentimenti. 

Una fotografia campeggia per tutto lo spettacolo e siamo portati a pensare siano i due protagonisti, sono due giovani che si sono conosciuti quando uno aveva 21 anni e l’altro di 18, si sono conosciuti nella barberia di Nandino, il più piccolo dei due, e da lì per trent’anni hanno continuato ad amarsi malgrado poi la scelta di avere una vita parallela, moglie e figli. Ma alla fine dello spettacolo scopriamo che quei due giovani da noi creduti i personaggi sono in realtà il papà dell’attore con un suo amico e nulla hanno a che fare con il soggetto dello spettacolo.

 Resta la fascinazione dei due, della gioventù, di un amore creduto e protratto per una vita, resta il profumo e restano i pezzi dei vetri della bottiglietta scagliata a terra, restano in noi le immagini di una quotidianità di un amore in una casa finalmente poco riscaldata ma con un letto, le lenzuola, e resta la musica che con Don Backy canta ancora a tutti noi l’eternità di un amore.

Ippolita Luzzo 


domenica 15 febbraio 2026

Appunti

 15 febbraio 2024 

Si vive nella costrizione. 

Alcuni più fortunati vivono una costrizione leggerissima e quasi non si accorgono che esiste.

Molti altri vivono nella costrizione di un corpo in difficoltà, di un luogo impervio, di una condizione economica perigliosa. 

Ma quel che è peggio nella costrizione sono i rapporti familiari e anche amicali.

Costrizioni ereditate e costrizioni create

Ippolita Luzzo 

Appunti poetici, diciamo così

15 febbraio 2015 

Mentre parlo con te io vorrei vedermi. 

Vorrei vedere mie espressioni. 

Sempre fuori le righe di un composto muover, mi spaventerei. 

Penso. 

Così ricompongo viso e riassetto muscoli, stirando verso il basso l'esagitazione sorpresa. 

Nello spazio mi riapproprio di mia immagine, volata per un istante nella testa tua.

Ippolita Luzzo 

giovedì 12 febbraio 2026

La mosca di Cronenberg


 La mosca di Cronenberg  6 giugno 2012

Un film delizioso- Uno scienziato effettuando il teletrasporto non si accorge della mosca in cabina e la incorpora.

Il suo organismo geneticamente si modifica passo passo

Un film romantico- Tutto si trasforma nel grottesco, nel pulp, e lui diventa un mostro

La mosca che cammina sulla mano se voglio fra un minuto non c’è più… cantava Renato Pareti

Negli anni settanta, un cantautore eccezionale, sono innamorata di lui, ma come glielo dico che ho cantato per anni questa canzone! Cantato… scantato…

La mosca di Tobia- Vai,  cara-  disse Tobia alla mosca- Il mondo è tanto grande

Continuavo così, quell’anno, sul bus pieno di mosche che ci portava a Rimini per un convegno sul romanzo del novecento.

Le mie compagne di viaggio ridevano e continuarono a ridere quando io presi a dire che avevo una mosca nell’occhio.

Un moscerino, via.

Tentammo di scacciarlo, ma niente.

Pensai che la notte lo avrebbe mandato via, ma all’alba il moscerino era ancora lì, è ancora qui, nell’occhio.

Impaurita mi precipitai al pronto soccorso di Rimini, e lì una brava dottoressa, oculista, mi disse:- Lei signora, ha una bella mosca nell’occhio!-

-Oddio, è grave? Andrà via?-

-Non andrà più via- proseguì lei implacabile- è un collasso vitreo dovuto ad uno stress-

- Ma, veramente ero in viaggio e parlavo di mosche, sa, mosche letterarie, avrò avuto la sindrome di Stendhal?-

Ma già la dottoressa non mi seguiva più, piegata su un foglio scriveva il referto.

Dopo un anno andai da un professore universitario in oculistica e lui mi fece:- Cara signora si preoccupi solo se, nel suo occhio, vedrà uno sciame di mosche, finché è una mosca sola la lasci volare!-

E così convivo ormai da un anno con un moscerino in un occhio e da qualche giorno leggo un moscerino sulla carta stampata… e commento un Moscone… siamo già allo sciame. Mi preoccupo?

Ippolita Luzzo




mercoledì 11 febbraio 2026

San Valentino


 San Valentino di vent’anni fa io facevo colonscopia.

 Ostruzione intestinale. 

Intervento ai primi di marzo in struttura pubblica, in ospedale a Lamezia Terme. 

Evviva la sanità pubblica. 

Avrei potuto non esserci e finire ingloriosamente la mia vita.

 Senza gioia e senza una sola felicità.

 Invece mi sono stati regalati vent’anni di nuova vita, di vita nova, di scrittura, di parole, di interviste, vent’anni in cui ho incontrato persone che mi stimano e che stimo.

 Vent’anni immensi, una immensità in cui il guardo ammira #sanvalentino ad ognuno il suo

Ippolita Luzzo

Ph Angela Dattilo presso la libreria Ubik di Catanzaro Lido con Daniel Cundari dieci anni fa circa