giovedì 29 ottobre 2026

Patrizia Tocci Il punto invisibile


"La morte e la vita hanno un senso diverso qui: sono sorelle. 

Quando ero bambina si nasceva e si moriva in casa: infatti io sono nata proprio qui, dentro queste mura e c'era la neve, a settembre" parla Sofia, la figlia di Anna e Nando, parla la Casa, la Domus.

"Cosa raccoglie queste esistenze legate con fili che sembrano invisibili ma lanciano strappi persino oltreoceano? Il legame con il luogo in cui siamo nati o che abbiamo scelto resta una culla virtuale, una nicchia di pensieri, nel successivo girovagare dell'anima e del corpo che forma la nostra identità." 

Tocca quindi agli "Erranti" aprire il corteo, perché chi va via sente più dolorosa l'appartenenza, poi i "Giganti" nella notte in cui gli "Sperduti" si manifestano.  sono le voci di ciascun abitante nella caverna della nostra memoria. 

"Che grande imbroglio il tempo. Un fiume in cui convivono passato e presente, che ci trasporta verso un futuro sconosciuto."

Mi piace immaginare questo corteo per le valli di un piccolo paese di montagna, mi piace questo corteo anche in paesi di mare, mi piace il senso della continuità che Patrizia Tocci vuole dare ai suoi personaggi, alla sua storia. 

Leggendo Patrizia Tocci al sole del Sud. Nel bellissimo ottobre che se ne va mi sdraio nel sole della Piana di Sant’Eufemia, nella strada che porta ai ricordi de Il punto invisibile. Nelle parti del libro le  voci. I Luoghi, la casa, poi la famiglia e Sofia la figlia errante. Poi nella terza parte La stazione i migranti e i ricordi a cucire. 

Patrizia ci accompagna affabulante e io vi abito ancora scaldandomi al sole.

 Il punto invisibile è l'ideale continuazione di Nero è il cuore del papavero  e Patrizia Tocci continua a raccontarci i ricordi di un mondo contadino scomparso. La dedica di Patrizia è una carezza e intanto io vado nei luoghi narrati e narranti e vado a conoscere I Giganti, Gli Sperduti, e gli Erranti della montagna.

 Ippolita Luzzo


mercoledì 28 ottobre 2026

Gianluigi Bodi scrive su Ippolita Luzzo

 


Più o meno da quando ho iniziato a scrivere di libri su Senzaudio mi sono imbattuto in una presenza molto conosciuta nell'ambiente. 

Anche questa presenza scrive di libri, ma dire che fa solo quello sarebbe molto riduttivo. 

E' l'animatrice de "Il Regno della Litweb" e dimostra una carica vitale che le invidio.

Il suo nome, lo avrete capito, è Ippolita Luzzo. Io non ho mai avuto il piacere di incontrarla di persona, ma ho avuto modo, negli anni, di leggere davvero parecchi dei suoi contributi e, in un caso, l'ho pure ospitata su Senzaudio.


Negli ultimi mesi Ippolita ha dato alle stampe non uno, ma due volumi.

Il primo "Dareide" ripercorre il rapporto che Ippolita ha con lo scrittore Domenico Dara. Essendo io un fan sfegatato della scrittura di Dara non posso che essere dello stesso parere di Ippolita. Domenico è uno scrittore eccezionale e il modo con cui Ippolita ne ha parlato negli anni non fa altro che mettere in luce gli aspetti più positivi di questo scrittore.

Sono contento che le sia venuto in mente di raccogliere tutti gli interventi Daracentrici in un unico volume perché secondo me si riesce a vedere con chiarezza che l'autrice del volume ha instaurato un dialogo con il romanziere. Si vede il percorso e credo che sia una cosa molto bella.


Di recente invece è uscito un secondo volume che si intitola "Il primo pezzo non si scorda mai" anche questo, come Dareide, pubblicato da Città del Sole. 

L'occasione dell'uscita di questo libro è molto particolare: festeggiare i 10 anni di vita de "Il Regno della Litweb" e congelare nel tempo una serie di articoli di letteratura che Ippolita Luzzo ha scritto tra il 2012 e il 2013.

Ippolita ha lo sguardo di chi riesce a non prendersi mai totalmente sul serio (e l'esergo ce lo conferma), di chi ama fare le cose che fa e ne trae un giocoso piacere.

Nonostante questo però le sue analisi sanno essere puntuali e precise, come messo in risalto anche dalla prefazione di Giuseppe Giglio: "A leggere Ippolita Luzzo ci si diverte. Propriamente, ci si di-verte: svicolando tra gli uomini e le cose che dalle sue pagine -con vivida naturalezza - si animano. Per il brio, la leggerezza, la gioia dello scrivere di Ippolita: anche quando lei racconta di libri impegnativi, che inquietano, che spiazzano. Perché Ippolita è un folletto, un arioso, ariostesco folletto di incontenibile curiosità."

Ecco, io sono d'accordo con questa lettura di Ippolita e non riesco ad immaginarla senza un sorriso stampato in faccia.

I pezzi raccolti raccontano il primo anno di vita de "Il regno della Litweb" e chissà, magari in futuro verrà alla luce un "Best of" di tutta la sua produzione decennale. 

Proprio per cementare ancora di più questo continuo entrare e uscire dal web che Ippolita testimonia con le continue collaborazioni e la miriadi di progetti a cui partecipa sempre con invidiabile entusiasmo.

E quindi auguri per i primi dieci anni e per i prossimi dieci.

Nel 2022


Gianluigi Bodi: Nato nel 1975, ha vissuto a Cavallino-Treporti (Venezia) fino a che non si è trasferito in provincia di Treviso nel 2009. Lavora all’Università Ca’ Foscari del capoluogo lagunare, nella quale si è anche laureato in Lingue e letterature straniere. Nel 2013 ha fondato il blog letterario “Senzaudio”. Nel 2015 ha vinto il concorso indetto dal festival letterario CartaCarbone con il racconto Perché piango di notte. È stato inoltre finalista nel 2018 e nel 2021 al contest “8×8, si sente la voce”. Da allora ha continuato a scrivere e i suoi racconti sono apparsi su “Il primo amore”, “Pastrengo”, “Altri Animali”, “Narrandom”, “Malgrado le Mosche”, “Rivista Blam!”, “Spaghetti Writers”, “Ammatula”, “Spazinclusi”, “Crack” e su altre riviste letterarie sia digitali sia cartacee. Nel 2020 un suo racconto breve è stato incluso nella raccolta I giorni alla finestra (Il Saggiatore). Ha curato le antologie Teorie e tecniche di indipendenza (VerbaVolant, 2016) e Hotel Lagoverde (LiberAria, 2021). Un suo scritto è stato inserito in Ti racconto una canzone (Arcana, 2022). Collabora con il sito web del Premio Comisso sul quale tiene la rubrica “Venetarium”. Per Arkadia Editore ha pubblicato Un posto difficile da raggiungere (2023).

lunedì 26 ottobre 2026

L'Uniter negli anni con le mie relazioni


UNITER-LAMEZIA TERME

Nerina  per me      18 ottobre 2011

Gli anni settanta- 23 Novembre 2012-  

Otto marzo con l'Uniter 2013 

La vita che vorremmo    26 Novembre 2014

Il destino di alcuni libri pubblicati postumi- Relazione Uniter 2014

Leggere per vivere  2015

Relazione con Giovanna Villella 2015  Una Piccola felicità... in due

Relazione Uniter 2016  Dalla Pop Art alla Post Art con Alberto Badolato e Antonio Pujia

Relazione Uniter 2017  Etica Nicomachea due- Segnali di fumo  La parcellizzazione dell’amicizia

 9 Novembre 2018  Litweb: Una finestra sul mondo

 Prof.ssa Ippolita Luzzo raccontata dalla Prof.ssa Giovanna Villella "Litweb, marchio depositato."

 


20 Novembre 2019 Le scortesie come opportunità 

Franco Battiato a Lamezia,  Uniter Giugno 2020 

2021 

Uniter 2022 IL primo pezzo non si scorda mai 



Uniter 2023 Dettagli da Frontiera di Pina Majone 




2024 Pezzi di Critica Letteraria con Marcello Sestito e Giovanna Villella 

2025 Un secolo di mamma 

2026 Ciò che non muta con Antonio Pujia 



 


 

domenica 25 ottobre 2026

L’albero della perdonanza

 25 ottobre 2021 Ritorniamoci così come un pensiero autunnale da far cadere come una foglia secca dall’albero. Le corna stanno sulla testa di chi le fa. È inutile che si sposti il gesto di uno sulla testa di un’altra. Chi tradisce, se  tradisce, è sempre responsabile verso se stesso di un atto che può o non può essere un tradimento. Per esempio può essere invece un inizio di una relazione importante. Così anche le scortesie rimangono a chi le fa, sono la cifra della minutaglia che avvolge la mente di chi vorrebbe nuocere. 

Chi cancella volutamente un mio intervento, chi impedisce che io possa intervistare un mio caro amico perché non ho tesserino, cade come foglia gialla dall’albero della perdonanza. Ognuno di noi è quello che dimostra coi gesti e non quello che vuol far passare con parole varie e ne è responsabile. Buon autunno 🍂

Ippolita Luzzo 

sabato 24 ottobre 2026

Dipende

 Post del 24 ottobre 2025

 “Dipende” il verbo di stamattina è dipendere. 

Dipende da chi sei, da chi sono i tuoi parenti, da che importanza sociale provieni.

 Dipende da tutto ciò la facilità poi di essere chiamato dai tuoi pari in fama, in prestigio, in osanna. 

“Dipende” e a chi dipende bene poi sono aperte porte e portoni, case e riviste, palchi e palchetti. 

Niente di nuovo ho scritto ora ma ogni volta davanti all’ennesima dipendenza mi assale una tristezza infinita

Ippolita Luzzo 

sabato 17 ottobre 2026

Fanny di Ragione e Sentimento- Jane Austen


 A proposito di #cognate. Ci sono le donne perfide nei romanzi di Jane Austen e la Fanny di Ragione e Sentimento è proprio una cognata. Come tante. Troppo simile alle nostre cognate, ma anche noi siamo a nostra volta cognate,  anche noi ragioniamo così senza accorgercene. Forse!  Ho letto più volte il primo capitolo di Ragione e Sentimento, perché è così reale e vero che sarà capitato anche a voi di sentire o subire un ragionamento così, e agli uomini sarà capitato  nel passato di tornare a casa con una decisione buona e di cambiarla senza accorgersene dopo averne parlato con la moglie.

 Comunque Fanny è la moglie di John, il quale ha due sorellastre. 

Il padre in punto di morte gli ha fatto promettere che si sarebbe preso cura delle sorelle e della matrigna donne generose e amorevoli, escluse dalla eredità dello zio scapolo che pure avevano accudito. Ma tant’è! L’eredità era passata direttamente dallo zio a John, al figlioletto di quattro anno di questi. 

Fanny, moglie di John, non appena terminato il funerale del suocero, arrivò nella casa con figlio e servitù al seguito. La casa era stata ereditata dal marito!

 Senza badare che in quel luogo vi abitavano le sorelle e la matrigna del marito. La suocera e le cognate furono degradate alla condizioni di ospiti. La moglie di John non approvava che il marito donasse 3000 sterline  alle sorelle come aveva promesso al padre. Lo pregò di ripensarci. Come avrebbe giustificato con se stesso il derubare il suo unico figlio di una somma tanto cospicua? 

E come potevano reclamare queste signorine, parenti solo a metà, e che lei non considerava nemmeno tali un atto di generosità pari ad un cifra tanto ingente? Lei pensava che nessun legame affettivo potesse esistere tra i figli avuti da un uomo tra matrimoni diversi; perché doveva rovinare se stesso gettando via tutto il suo denaro per delle sorellastre?

Il marito comincia a tentennare e diminuisce la somma della metà pensando che 1500 sterline sarebbe comunque state  un aumento prodigioso della loro fortuna. Ma per Fanny  questo è anche troppo! Quale fratello al mondo farebbe anche solo la metà per le proprie sorelle, anche se fossero vere sorelle! Ma il marito è così generoso! Qualsiasi proposta John faccia Fanny ha le sue perplessità, addirittura conclude: - sono convinta che tua padre non avesse affatto per la mente che dessi a loro del denaro, penso che l’aiuto a cui si riferiva era quello di trovare loro una piccola casetta, mandare omaggi di pesce e cacciagione quando è stagione. E poi che diamine possono volere quattro donne più di questo? Vivranno in modo tanto frugale. La cura della casa richiederà poco o nulla. Non avranno carrozza, cavalli, né servitù, e quasi non avranno ospiti, potrebbero non avere spese di alcun genere, considera solo quanto sia assurda la tua intenzione di dare loro altro denaro. Saranno loro forse a poter dare a te qualcosa. – John rispose:-io credo che tu abbia ragione e terrò fede al mio impegno con le forme di aiuto e di gentilezza che tu mi hai indicato. Quando la mia matrigna si trasferirà in un'altra casa mi offrirò di aiutarla a sistemarsi. Anche qualche piccolo mobile. - Ma come il marito accenna ad un regalo ascoltate cosa risponde Fanny – certo dobbiamo considerare una cosa, quando i tuoi genitori si trasferirono a Norland, anche se il mobilio fu venduto si tennero tutte le porcellane, l’argenteria e la biancheria che ora sono in possesso di tua madre. La sua casa perciò sarà ben rifornita di tutto, una parte dell’argenteria ci farebbe assai comodo e il servizio da colazione di porcellana è molto più bello di quello di questa casa. Secondo me è troppo bello per la casa dove andranno ad abitare.  Tuo padre ha pensato solo a loro, se avesse potuto avrebbe lasciato a loro tutte le fortune del mondo. - L’argomento era irresistibile, egli si convinse che sarebbe stato inopportuno se non addirittura indecoroso avere per la vedova e le figlie del padre sue sorelle avere più riguardo di quanto suggerito dalla moglie.   

Ragione e sentimento 

Ippolita Luzzo 


Apuleio, La favola di Amore e Psiche

Prefazione-23 luglio 2011-07-23


Uno stralcio del libro L’amore al tempo del cellulare- la favola di Apuleio Amore e Psiche-  uno speculare dell’altra.

Che estate bellissima! Io pensavo di essere nel 2011 ed invece ero ancora nella classicità- nel primo secolo dopo Cristo- siamo contemporanei di Apuleio- siamo nella favola di Amore e Psiche- Nelle Metamorfosi, sono al tempo del cellulare- sono al tempo dei rapporti virtuali. Non ci conosciamo e niente facciamo. 

Intanto Apuleio racconta che la notte Amore arrivava, ma non doveva essere visto, e intanto Psiche doveva restare tutto il giorno da sola, in un palazzo magnificente servita e riverita da voci invisibili.

 Mi sa che Psiche non era proprio messa bene nemmeno lei, come tutte noi d’altronde! Quando prese dalla malia stiamo a ciondolare in attesa della voce dell’amato e non vediamo nulla intorno a noi. Ma poi arriva il dio Amore e che felicità! Questo nella Metamorfosi di Apuleio. 

Al tempo del cellulare e del virtuale, tutto deve restare solo una voce, dolce, carezzevole, affettuosa ma solo una voce. Ci sarà un essere umano dall’altra parte? Mah! Quando Psiche, spinta dalle sorelle, che erano riuscite a trovarla, va a vedere chi ha al fianco, lui scompare. La lascia sola, in attesa di un bimbo, nella disperazione più totale. Lei si aggrappa a lui e lui continua a volare finché lei esausta sfinita cade in un prato. 

Non è mai cambiato nulla, sembra solo realtà! 

Questi rischi non si corrono al tempo del cellulare. I protagonisti non si conoscono, non si conoscerebbero mai, se la donna non insistesse tanto, perché è la donna che insiste, che vuole. Gli uomini, ormai, vogliono solo testare la loro bravura, vogliono solo vedere se sono capaci di sedurre, di indurre la donna a chiedere. Perché l’uomo non deve chiedere mai! Deve negarsi. E’ il primo comandamento dell’ars seduttiva. Ma quando la donna chiede lui si è già annoiato e sparisce. L’ha trasfigurata, l’ha resa angelicata, e lei non ha retto alla trasformazione divina ma terrenamente gli ha chiesto altro: attenzioni, presenza, una carezza e una soddisfazione del desiderio. Troppo normale per l’uomo. Troppo banale per l’uomo di tutti i tempi dal dolce stil novo ai decadentisti dall’uomo di potere agli omettini che incontriamo per la strada. 

La donna è sempre il pericolo numero uno, anche al tempo del cellulare. Esigente, un po’ zoccola, ma cosa vuole? 

Psiche comincia a cercare lo sposo sparito e lui è già andato dalla mamma per farsi curare la bruciatura alla spalla causatagli da una goccia di olio bollente caduta dalla lucerna in mano a lei. Poverino! Dalla mamma, pure lui! Mamma che odia la nuora. Pure lei! Sempre le donne una contro l’altra, mai a fianco. Anche ora. Ci scrutiamo, ci spiamo l’un l’altra, ed invidiamo nell’altra quel che pensiamo lei abbia e noi non più, critichiamo, soppesiamo vizi e virtù, senza pudore, senza disciplina. Non è un bel vedere nemmeno fra donne. Anche Psiche non trova aiuto. Le dee non vogliono inimicarsi Venere. Hanno paura. Hanno paura anche le donne e diventano cattive, acide, invidiose, pettegole. Non è proprio un bel sentire! Se lo fanno anche le dee! Non c’è speranza di rapporti leggeri –leggeri. 

Psiche riesce a ricongiungersi col suo amato nell’Olimpo, diventerà una dea, darà alla luce Voluttà- il piacere- Da Amore e Psiche- ovviamente- ma prima dovrà superare molte prove .Dovrà subire i maltrattamenti di Venere, le percosse, le ingiurie, le fatiche. 

Zitta, dovrà svolgere qualsiasi umiliante compito. Riuscirà perché verrà aiutata dalle creature più piccole, le formiche faranno la cernita per lei del frumento dell’orzo, del miglio, dei semi di papavero, delle lenticchie, delle fave. Ma a noi chi aiuterà a selezionare? 

Lei riuscirà perché anche una canna flessibile le consiglierà come prendere il vello d’oro delle pecore. Dovrà aspettare la sera, solo al tramonto avrebbe potuto raccogliere il vello che era rimasto impigliato tra i rami e che di giorno era difeso da pecore ferocissime. Facile! Basta aspettare. L’ultima impresa sarà la più difficile, dovrà andare da Proserpina e chiedere di mettere nella scatola un briciolo di bellezza per portarla a Venere.

Psiche riesce ad andare negli inferi, a tornare tra i vivi con la scatola in mano. Ma la vanità è donna e lei non può resistere... un po’ di bellezza… poco… pure per lei. Apre la scatola e il grande sonno l’avvolge, l’avviluppa. Il grande sonno che prende tutte noi per un briciolo di –Come sei bella!-il grande sonno della seduzione.

Reds mi invita a pensarla vivificante questa seduzione fatta di chiacchiere, fatta di niente, fatta di trasfigurazioni. Io non riesco a vederla così. Non riesco a capire come i rapporti umani si siano involuti in una separazione senza fine, in un virtuale senza sguardi, senza carezze. Non riesco a capire l’umiliazione di corpi lasciati senza calore, senza scambi di fremiti. Non riuscirò a capire questa castrazione generale e dall’altra parte questa impudicizia, questo mostrare i corpi al migliore offerente come merce di scambio. Una tristezza senza fine. Servono i libri, servono questi scritti per farci riflettere su quanto siamo sciocchi, sul vanesio e sulla vanità del tutto. Ah! vanità delle vanità! Tutto è vanità. Lo diceva anche Qoelet.

Ippolita Luzzo