lunedì 29 giugno 2026

Lo storico Vico

 Lo storico Vico   11 0ttobre2011 

Lezione di Giuseppe Gembillo, un amico di tanto tempo fa, professore di storia di filosofia presso l’università di Messina e referente dell’istituto filosofico di Napoli, sulla filosofia  ed il pensiero politico nel risorgimento. Mazzini  Cattaneo Gioberti i soliti. Questo pomeriggio  due ore al liceo classico al corso  organizzato dall’altro Giuseppe che tu conosci. Tutti Giuseppe si chiamano in questo periodo. Sarà l’extasis, vero? Ci faccio più caso, no? Tu incontri Ippolita dappertutto, nella prosa, nella poesia, negli archetipi,nelle figure mitologiche. Sono dovunque. Lasciamo le chiacchiere.

Il  concetto più da riportare mi è parso quello di Vico. Ogni grande momento storico collettivo ,ma io dico anche individuale nasce da una  forte emozione,poi questa emozione diventa oggetto di riflessione..

Perfetto. Più coinvolgente e profonda l’emozione ,più necessita  di studi e approfondimento. Vico


Teodolinda Coltellaro scrive sui Pezzi

 


29 giugno 2019 Sui Pezzi scrive Teodolinda Coltellaro:


“Io l’ho letto con la fertile curiosità della scoperta, del "vediamo cosa propone la pagina dopo", dell’indovinarne  il sorriso  caustico  nascosto tra le righe, insieme a  tutti gli aspetti  linguistici dirompenti di una scrittura  modulata per il web: creativa, breve, immediata che si offre ad una lettura altrettanto veloce da consumarsi nel giro di pochi minuti e in quella brevità incidere, graffiare, restare, ritornare, scavare, lentamente e in profondità. E, leggendo, ho scoperto come, gioiosamente e con "grazia", ogni pezzo  evidenzi i limiti e i parossismi di un contesto ( “il testo ha bisogno di un contesto in cui enunciarsi” -E. Morin) fatto di complessità in cui si tessono, si intrecciano relazioni spesso segnate dal "minima moralia" dei nostri tempi, “dall’indigenza della spiritualità” o, più semplicemente,  dall’aridità o fecondità di valori che il singolo contesto comporta, laddove  ci si  può sfiorare senza incontrarsi, ciascuno perso nell’ insignificanza del proprio destino o nella solitudine di luoghi e cammini individuali. Ho letto, nella consapevolezza che  il libro si possa, dopo una prima lettura, assumere anche per monodosi, soffermandomi di più su alcuni testi, rileggendoli dunque, nella densità ed efficacia stilistica  del  linguaggio, per meglio assaporarne la vena ironica, dissacrante, l'analisi, a volte tagliente e senza mediazioni, del reale, del quotidiano con le aberrazioni e le discrasie che solo può cogliere e sagacemente restituire  chi nella parola scritta coltiva il pensiero libero, non asservito ad alcun potere, la libertà di  interpretare il mondo  affacciandovisi, come ad una finestra, da un blog che traduce la transitorietà e la frammentarietà  di un universo in costante mutazione, liquido, come è, per sua stessa natura, quello del web. E il suo blog, da cui il libro è, appunto, una ben articolata restituzione, è proprio una finestra sul mondo- come dalla citazione di Raffaele  La Capria- “  è un’identità forte , capace di includere in sé tutte le altre” .  Così, ogni pezzo del libro di Ippolita  può essere assimilato al singolo punto di un ologramma ognuno  dei quali  contiene il tutto - il mondo-  di cui fa parte e, nello stesso tempo, il tutto, ossia il mondo,  fa parte di ognuno di essi. Ne consegue che “ si deve  ricomporre il tutto per conoscere le parti” e “una finestra  aperta sul mondo” permette di farlo, nei singoli  frammenti, nei singolo “pezzi” che lo contengono. Il libro, quindi, è un territorio semantico in cui le parole, i pezzi raccontano, dicono dei  destini individuali e collettivi, della bellezza di un quadro, dell’armonia di un testo poetico e della dolorosa poesia del vivere, dell'emozione di un libro,  di uno spettacolo,  di un evento. Il libro sottrae i pezzi scritti da Ippolita alla dispersione del tempo, all'esasperante  velocizzazione dell'esistente, li preserva  così dai perversi meccanismi  di fagocitazione bulimica, di consumo senza memoria, imposti  dal divenire incessante del mondo globalizzato. I suoi pezzi vanno oltre la dimensione liquida dell'eterno presente, sollecitando il pensiero a percorsi  interpretativi più profondi che non si esauriscono nel "qui ed ora". È per questo che, laddove Ippolita  ne promette la pubblicazione postuma, la traduzione cartacea dei suoi "Pezzi", il suo libro insomma, diventa  non già l'apparente nemesi dei suoi intenti contraddetti, ma  la  possibilità preziosa di ripensare il presente e il contesto  e di  riflettere  sul nostro futuro che si annuncia più povero e fragile allorché il nostro  vissuto si dissolve nella dimensione virtuale dell'esistere.”

già pubblicata qui il 26 giugno 2019 

sabato 20 giugno 2026

Orazio Labbate in Litweb


 Orazio Labbate a Lamezia e da allora con lui sto.

 Ora copio da Il premio Strega 2026 le motivazioni per il suo romanzo proposto da Alberto Casadei Chianafera:”In una Sicilia in bianco e nero, un uomo fugge da Butera, la sua città, e approda nel manicomio della Madonna della Catena. Si chiama Orazio Labbate: è ferito, è quasi cieco, e non ricorda quale impulso o dramma lo abbia spinto laggiù. Nel manicomio, l’ambiguo custode Zino, e il falegname stracquadanio, gli rivelano


l’esistenza del diario maledetto — eredità familiare che diventa creatura viva, capace di divorare i ricordi e restituirli deformati. Orazio capisce di avere una missione: annientare la famiglia, eterna generatrice di cicli sempre uguali, di simboli e riti pensati per intrappolare il pensiero e il sogno. In un viaggio febbrile all’interno del diario, Orazio fugge dal manicomio e torna verso la casa della sua infanzia: lungo la strada lo attende la sfinge, alla fine di essa l’ultimo doppio: il suo.” 

Io intanto credo di avere qui in casa da qualche parte un suo primo libro e intanto raccolgo “In Chianafera (NN) Labbate, che dirige la collana Interzona di Polidoro e scrive per La Lettura, riprende il tono onirico ed epico presente anche nel suo secondo romanzo, Suttaterra (Tunuè), per portare lettrici e lettori in un dramma familiare che somiglia a un viaggio negli inferi della memoria e dell’infanzia.” 


Molto si è parlato durante la sua presentazione a Lamezia Terme dello Spirdu (Italo Svevo Edizioni, nella collana “Incursioni” diretta da Dario De Cristofaro, progetto grafico di Maurizio Ceccato), romanzo antecedente con cui Orazio Labbate porta a compimento un horror filosofico che si ispira alla metafisica di William T. Vollmann e alla “letteratura del disgusto” di Thomas Bernhard, dove italiano e siciliano si cesellano in una lingua mistica, fitta di neologismi. Molto si è parlato di letteratura durante la sua presenza nella Libreria Ubik Lamezia poche sere fa. Finalmente eravamo in compagnia di Sciascia, di Bufalino, di Bernhard, di Occhiato, calabrese, eravamo abitanti di Comiso, di Racalmuto, di Butera. E Butera è una bara ci disse e scrisse Orazio Labbate. Una Sicilia di paesi piccoli, di periferie estreme, una Sicilia lontana, difficile da raggiungere ancora ora. Nella mia testa tutto scritto sta, sta l’aridità del paesaggio, sta il mito e la maschera, sta la via crucis, le tante stazioni che vengono percorse ancora e ancora come prove di un videogame moderno.

Nella mia testa sta il “fiorire dell’immaginazione” che Orazio ha creato sia scrivendo e sia parlando provocando quel fenomeno della levitazione che nasce quando il corpo sta sospeso in aria sorretto da un evento paranormale. La letteratura come elemento disturbante, come dice lui, o innalzante come dico io, una letteratura di libertà. Tanto potrei ancora dire ma il piacere vuole anche la brevità per lasciare il languore di rileggere tutti i libri di Orazio e i racconti Stelle ossee” LiberAria Editrice, altra casa editrice amatissima diretta da Giorgia Antonelli. 

Ippolita Luzzo 

lunedì 15 giugno 2026

Con Pina Majone all’Uniter

 


Conoscevo Pina Majone Mauro già nel 1974 ma non ci eravamo frequentati perché allora stavo in una specie di carcere medievale per cui a casa prima del tramonto e senza altro da fare se non leggere e studiare.

 Ho rivisto Pina Majone Mauro ai funerali del marito, Albino Mauro, e da subito lei al momento delle condoglianze mi disse:-Vieni a trovarmi.- Ora eravamo entrambe in pensione, entrambe vivevamo da sole e benché lei di quasi venticinque anni più adulta divenne la mia amica più cara. Ogni giorno per ben due ore io salivo nella sua bellissima casa e parlavamo tantissimo di libri io le leggevo ciò che avevo appena scritto, lei mi leggeva le sue poesie, i racconti i saggi. Dal 2013 per anni ho poi presentato con lei Frontiera, ho portato Frontiera, le sue canzoni alla Calabria nelle scuole, ho presentato e organizzato eventi con lei, poi la terribile tragedia della morte di Carlo, il bellissimo e amatissimo figlio, uno degli uomini più gentili che io abbia conosciuto. A nulla valse per lei l’amicizia con Villari che la telefonava, a nulla valse la poesia, lei voleva morire per andare da Carlo. Scrisse Il portico della luna dedicandolo a Carlo e insieme lo abbiamo presentato ad una libreria che non c’è più e nemmeno Savina la libraiac’è più. Sono stata al suo compleanno proprio prima del Covid e lei benché ormai non più a casa sua ma in una struttura mi chiese se i suoi libri erano in Libreria Tavella. Amava moltissimo i suoi libri li amava perché era lei nei suoi libri con la grande ricchezza intellettuale. Di lei voglio farvi conoscere un suo testamento che lèggevamo e commentavamo spesso io ridendo con la mia risata benevolente verso i miserabili e lei con lo sberleffo verso ciò di cui non aveva stima.Il Regno della Litweb di Ippolita Luzzo

DOMENICA 2 NOVEMBRE 2014

Frontiera di Pina Majone Mauro.-Miscellanea a cura di Ippolita Luzzo


Frontiera di Pina Majone                                    

Miscellanea a cura  di Ippolita Luzzo


Per lungo tempo appagati e felici          pag121


Bagnammo nel miele il pane dell’esilio


Oggi però remiamo all'incontrario


Nel mare della nostra indifferenza


Per ritornare dove abbiamo lasciato


Appese al muro le nostre chitarre



Non è ricca la pesca ma stasera            pag122


Dopo una mensa odorosa di mare


Possiamo riaprire le finestre


Ad una notte da reinventare


Ad un mattino che s’indora di sole


Mentre io comincio con l’intitolare


Al vostro ritorno l’ultimo mio canto



Solo tornando s’impara a non partire                 


Ognuno ha il suo tempo e la sua storia     pag33


Ma noi del sud non nascemmo vincenti



Se la storia non ignora se stessa               pag34


Mai più saliremo sui treni dell’esilio

...                                  


Il ritorno è un circuito della mente              pag73


Che ripassa per vie dimenticate


E s’incatena al canto notturno


Di chi grida al cielo sottovoce


Un nome mai scordato che si perde



Mare via di sale  per anime in fuga      pag159


Dal proprio nome  dalla propria fame 

...  


Bentornati alla casa alla foce               pag74


Bentornati al fiume della vita 

...           


Torniamo insieme meglio se siamo in tanti  pag145


Al mare alla casa al campo che lasciammo          



Nell'asfittico spazio del destino   pag185


Ritorno cavalcando la speranza   pag230


Mare unico celeste paradiso  pag231


In questo sud oscuro come l’inferno


Mare solcato dagli scafi insanguinati


Là dove il fato sbarrò la tua strada


Là io ti attendo in anima e dolore pag 231

anima che non sa dove cercarsi pag 232


Ippolita Luzzo 

sabato 6 giugno 2026

Orribile e terribile

 

Il 26 giugno un mio pezzo sarà al Museo della Follia grazie a Marcello Sestito. Qui invece vi riporto al passato  

Da un mio post del 6 giugno 2024. 

Orribile e terribile, sono i due aggettivi che uso più di frequente da qualche tempo

. Sono due aggettivi per qualificare il matrimonio vip del miliardario indiano sul panfilo ormeggiato accanto ai poveri migranti che sbarcano e affrontano il mare a rischio della vita. 

Orribile e terribile mi servono per manifestare tutto il mio sconforto e la mia impotenza stasera al sentire le parole di Santoro a Lamezia Terme anche lui oppresso da queste guerre di cui nessuno vuole la responsabilità ma tutti alimentano. 

Orribile e terribile la testimonianza di una madre a cui la mafia ha ucciso il figlio, una testimonianza straziante da una zona, il Vibonese, di grande violenza e intimidazione sui singoli cittadini inermi. 

Orribile e terribile questo osceno capitalismo che a forbice sempre più divarica il profitto verso pochi e allarga a dismisura gli indigenti. Una indigenza orribile e terribile: economica, spirituale, culturale, una indigenza di affetti, di relazioni umane.

 Orribile e terribile la nostra stessa impotenza a poter manifestare contro questa privazione a vivere in un mondo pulito, in un luogo pulito, vivere semplicemente senza più usare questi due aggettivi qualificativi.

Ippolita Luzzo 

lunedì 18 maggio 2026

Antonia Santopietro Il tempo frattale


 Antonia Santopietro scrive di questa sua raccolta di versi: "
Ci sono libri che hanno bisogno di un lungo tempo di ascolto.

𝙄𝙡 𝙩𝙚𝙢𝙥𝙤 𝙛𝙧𝙖𝙩𝙩𝙖𝙡𝙚 per me è questo.

È la mia seconda raccolta, dopo "Sintesi dalle radici" ed è nata proprio come evoluzione delle riflessioni su rinascita, corpo e memoria, animalità e umanità.

Qui vi propongo una visione non lineare del Tempo, di cui spesso facciamo esperienza: per frammenti, ritorni, minime sequenze.

Nei versi iniziali c’è molto del senso del libro: l’idea di un’origine che non è mai del tutto alle nostre spalle, ma a cui torniamo continuamente; il desiderio di abitare il mondo con maggiore ascolto, riconoscendoci parte di una trama più ampia di relazioni tra umano, vivente, materia, memoria."

Nella prefazione di Carmen Concilio, professoressa ordinaria di letteratura inglese e postcoloniale presso UniTo troviamo: ”L’afflato ecologista è sempre presente nelle opere di Antonia Santopietro; era presente nella sua prima raccolta poetica e caratterizza il suo impegno editoriale nella cura e promozione di un portale Zest Letteratura Sostenibile3 e di una rivista Tellūs Quaderni di Letteratura, Ecologia, Paesaggio4. Non stupisce allora questa intensità di parola poetica, talvolta vegetale, talvolta animale, talvolta acquatica, e la sua “Grammatica sterile” il cui ritornello ripete “il mare non può contenere”. 

E noi ci domandiamo: Che cosa?

Rifiuti, inceneritori, il surriscaldamento globale. Il mare non può contenere.”

Coscienza ecologista e insieme impegno individuale, senso del tempo e della sua finitezza, dilagamento dello spazio come luogo di relazione, difficile ma possibile, leggendo mi ero trascritta molte poesie ed ora lascio qualche verso per sentirne il senso, e lasciare la voglia di andare ad aprire le pagine del libro. Vi regalo questi versi ma potrete trovare un dialogo continuo e rimandi a ciò che pensiamo a ciò che siamo.

"Ciò che è personale non è un luogo, ma uno spazio dell’altro:

un argine, una crepa,

la voce di un sisma.

Non è oscuro

se restano solo tu e noi.

Ogni virgola è un locus, oppure una pausa

dove la parola si arresta.

E l’animale, senza dire, è detto. Nel collettivo milieu

dove loro è tu,

ovvero tutti.

Si diventa niente, o poca storia.” 

"Osservo: la vita si fa concreta,

anche nel banale.

Annotazione finale:

«Oggi ho guardato il tempo e ho visto me stessa».” 

Le poesie di Antonia ci danno “Pieno. Vuoto. Geometria conclusa. Respiro.” 

e continuiamo a leggere

”Foto mia, foto tua.

È questo un vero equilibrio.

Per non debordare.

Stare sempre sul pezzo.

Scrivere e fare.

E così affogare nei fogli per sempre.” Da Antonia Santopietro

Il Tempo frattale  Icone Collana di scritti poetici.    

Les Flâneurs Edizioni

Ippolita Luzzo 



sabato 16 maggio 2026

4 giugno 2015 Tragedie greche a Siracusa

 


Sulla  scena di facebook postiamo le nostre foto, testimonianza felice di due tragedie cantate e ballate sulle note del televisivo. 


Dal teatro greco di Siracusa al teatro virtuale del web recitiamo tragedie e commedie eterne, in foto con Le rane di Aristofane,  Medea di Seneca e Le Supplici di Eschilo, con molte cremolate di mandorle e brioche. 

Il ritorno è sempre momento di sinossi.

Riassumiamo quindi balletti e belletti, scene di un quotidiano e scene di una epoca storica che di passaggio è. 

Noi siamo di passaggio, 

periodo storico di mutazione, 

postiamo foto e campane, 

pezzi scritti e pezzi di noi,

pezzi di tragedie e commedie,

in una contaminazione di secoli che ci danno il brivido dell'eternità.

 La Sicilia e Siracusa, dal teatro greco a noi, storia noi siamo.