L’ex insegnante Ippolita Luzzo è un'infaticabile e originale divulgatrice di libri e promotrice della lettura. Lei per prima lettrice accanita. Ma anche critico militante attraverso un blog (il Regno della Litweb) che è nato quasi per caso nel 2012 e ha ormai invaso anche i social. Ippolita ha pubblicato le sue note di lettura nella raccolta "Pezzi", uscita per Città del Sole Edizioni. Ora, con lo stesso editore, esce una sorta di integrazione: "Dareide", che sarebbero “pezzi” su un unico autore, ossia Domenico Dara. Ippolita Luzzo è fatta così. Se non fosse che ci siamo scritti più volte (e con piacere reciproco), mi verrebbe da pensare che sia un personaggio uscito da qualche libro straordinario, tipo Il piccolo libraio di Archangelsk. O direttamente da Alice nel paese delle meraviglie.
Il Regno della Litweb di Ippolita Luzzo
mercoledì 15 luglio 2026
Romano A. Fiocchi scrive sulla Dareide
L’ex insegnante Ippolita Luzzo è un'infaticabile e originale divulgatrice di libri e promotrice della lettura. Lei per prima lettrice accanita. Ma anche critico militante attraverso un blog (il Regno della Litweb) che è nato quasi per caso nel 2012 e ha ormai invaso anche i social. Ippolita ha pubblicato le sue note di lettura nella raccolta "Pezzi", uscita per Città del Sole Edizioni. Ora, con lo stesso editore, esce una sorta di integrazione: "Dareide", che sarebbero “pezzi” su un unico autore, ossia Domenico Dara. Ippolita Luzzo è fatta così. Se non fosse che ci siamo scritti più volte (e con piacere reciproco), mi verrebbe da pensare che sia un personaggio uscito da qualche libro straordinario, tipo Il piccolo libraio di Archangelsk. O direttamente da Alice nel paese delle meraviglie.
martedì 14 luglio 2026
Alessandro Chidichimo 14 luglio 2024
Ci siamo tutti in questo libro, ci sono anche i nostri genitori, il papà di Emilio, mia madre, il papà di Alessandro che non riconosce più la moglie e chiede intorno a lui chi lei fosse ed appena saputolo con grande gioia l’abbraccia e la bacia. Ci siamo tutti in questo soffio che è la vita, in una delle conversazioni con mia madre che mancando pochi giorni al compimento dei suoi cento anni mi disse: La vita è un soffio.- La vita, istruzioni per l’uso di George Perec mi ritorna come titolo, la vita che vorremmo, era invece il titolo di un mio post, vita amatissima che muta, si trasforma in un continuo avvicendarsi. Sono già stata qui, sono tornata, tornerò, nei tre tempi che scandiscono il nostro passaggio e insieme il nostro mutare. Pagine viventi ha scritto Alessandro Chidichimo, pagine che ci riguardano, in una lettura di pensiero, di distanza, di partecipazione.
Durante l’assistenza a mia madre, proprio ad agosto, un anno fa, recitavamo con lei @insieme X Agosto di Pascoli. Non abbiamo nemmeno un video della sua recita ed ora io e mia sorella ce ne rammarichiamo. Ritornava una rondine al tetto, ci sembra di sentirla, e non ci sembra possibile chiudere la sua casa. Non siamo mai pronti pur dicendoci che lo saremo. Ogni frammento di questo libro è nostro, sono nostri i gesti, nel leggere ricordo le mani del padre di Emilio, coetaneo di mia madre, un secolo di storia e cerchiamo di afferrare le parole con queste mani. Alessandro ci dice l’indicibile, ciò che si tace. Una volta il momento del commiato veniva colorato di nero, di un lutto che durava tre giorni, di un lutto a casa. Io ricordo bambina le cassate, le granite, i caffè che arrivarono a casa nel luglio del ‘74 alla morte di mio nonno. Ora invece i parenti nemmeno salirono in casa di mamma. Ci si saluta e via. Dove siamo rimasti? Dove ci troviamo? Dopo sei mesi io entro a casa di lei e la chiamo:- Mamma, sei qui?- ecco la gioia, sentirla qui con me, con noi, ora sarebbe molto felice, felicissima di sentire che parlo di lei, di noi, con voi. Alessandro dà voce a tutto ciò che noi proviamo e abbiamo provato quando un nostro genitore caro va via, dà voce a loro e rimane una bellissima gioia sentirli felici questi nostri cari, felici di essere vivi in noi. La gioia. Ippolita Luzzo
lunedì 13 luglio 2026
Toni Servillo al Liff
13 luglio 2022 Provo a raccontarvi per fissare alcuni punti della stratosferica testimonianza di ascolto stasera delle parole ma soprattutto del ragionamento di #ToniServillo sul teatro. Il teatro casa, il teatro luogo che dovrebbe essere sempre aperto al popolo, il teatro luogo di formazione e di rappresentazione, luogo di verità. Il teatro luogo di civiltà e con una funzione civile, il teatro pieno in tempo di guerra, il teatro che ci dona una idea di stare al mondo. E nel teatro gli attori, il regista, lo sceneggiatore, una compagnia da prendere per mano, da tenersi per mano per tutto il tempo che durerà la messa in scena, l’atto teatrale. Ad ognuno compiti diversi e l’attore ha quello di essere un tramite fra il
Testo e il pubblico, dovrà farsi strumento ma nello stesso tempo immaginare, inventare il personaggio vivente, vero. Ha detto moltissimi altri stupendi e superbì pensieri stasera ma vado a memoria e posso solo affidare a Toni Servillo lo scettro de Il Regno della Litweb di Ippolita Luzzo
martedì 7 luglio 2026
7 luglio 2015
Da un mio post su Facebook
Guardo i visi che mi passano dalle schede di Facebook.
Gente che non vorrei mai qui e mi sovviene che anche mio profilo scivolerà come offerta alle Home di costoro.
Metto quindi solitari intenti ad
innaffiare una scena desertica.
Un teatro è
Ippolita Luzzo
sabato 4 luglio 2026
Tiziana Tius scrive su Pezzi dal Regno della Litweb
Pezzi” di Ippolita Luzzo
Cara Ippolita
In volo con parole e distorsioni ti leggo, e nel marasma letterario colgo, raccolgo.
Ho preso appunti sin dall’inizio, dalla prefazione di Bruno Corino che si allaccia a scrittura
«“liquida” nel senso baumaniano del termine» e cita: creatività e vivacità.
Le tue armi sono bianche ma ben affilate, acciambellata come un felino sai quando sferrare gli artigli. C’è dell’autentico in ciò che qui si fa con la parola, volontà di scardinare gli elementi precari dell’esistenza; la vita qui scorre come torrente in piena, anche dove si tenta d’istigare dolcezza la verità punge, dell’amicizia per esempio, qui si esercita, in qualche modo, giustizia. Si scrive del “muro” e de “L’indigenza della spiritualità”; volendo finalmente spalancare gli occhi lo vediamo chiaramente il “Circo Barnum”
Sono con te Ippolita, in lettura, nel limite di tempo a mia disposizione, ti porto con me ovunque per un intero giorno, limitata perché umana e quindi fabbricante di -limiti di tempo-, e altri limiti che forse m’invento. Però sono con te, a “La Teoria del tutto”: qui tento di raccogliere “la penna” e mi allaccio alla tua personale teoria sulla mente che può volare. Volo con te e con le tue parole in “Pezzi” sottobraccio a “San Paolo e Dostoevskij” (Pag.92) col mio cartello muto e cieco, e il mio rifiuto.
Sapersi indignare è una qualità, va esercitata con fermezza ed ironia; qualcuno avrebbe serie difficoltà a mescere sino a ricavarne oralità ben fatta, persino filosofica.
[…] Resterà il gusto di capire se un libro è scritto bene, se è scritto male, se ne sentiamo il suono, il ritmo, se sorridiamo leggendo, se ci fa compagnia, se è un libro onesto e ci libera dal nostro fastidio quotidiano.” […]
“Oh Leggerete! Perché leggere tornerà di moda. (Pag. 98-99)
E io ti leggo, navigo, percorro in toto il tuo cammino.
Di Ippolita Luzzo non posso affermare alcunché, non l’ho mai incontrata, e per addurre servirebbe comunque il tempo necessario di approfondire una qualsivoglia forma di conoscenza: tuttavia dalle parole che uno scrittore sceglie, dalla cadenza musicale che intercorre fra le righe, qualcosa si intercetta. Avverto una bontà genuina e schietta, oltre all’intelligenza e la cultura c’è una vita piena, fatta di ricerca.
“Pezzi” ha ingredienti variegati, non mancano le gioie, ma nemmeno i dolori, e non è affatto banale come sembra, si scrive di autunni poetici:
“L’autunno porta insieme alle foglie rosse degli alberi il crepuscolo, il freddo improvviso, il coprirsi e riflettere con il calore rubato alle piume d’oca.” (pag. 155)
E viene voglia di attraversarlo tutto quest’autunno, c’è spazio per andare oltre e immaginare. Avverto sin dall’inizio una aposiopesi, si aleggia in altra dimensione catturati sin da subito, non si può che leggere d’un fiato e ci si chiede, giunti alla fine, se vi sarà un prosieguo, un “Pezzi” due, o altro che racconti ancora e ancora.
Scorrevolezza e contenuti, uno sguardo dalla finestra, ospiti di una casa nella quale ci accomodiamo fra le righe, viaggiamo su vagoni imbottiti di parole.
È una casa-treno, muove percorsi che si snodano senza fretta ma implacabili trattengono.
Siamo due anime differenti e diverso è stato ed è il nostro percorso; per quale straordinario evento ci siamo incontrate tramite la parola non so, eppure, un refolo alfabetico mi unisce in misura di intenti e sensazioni a questa tua scrittura schietta. Intravedo e avverto, mi emoziono del non-detto, di parole con le quali tratteggi con disinvolta acutezza, tentando con veemenza di spalancare quella finestra a cui fa cenno Raffaele La Capria. E riesci nell’intento.
Gomitoli srotolano, serpeggiano di libro in libro, tessono turbamenti, patimenti, gioie; un volo pindarico.
Ogni orizzonte cattura lo sguardo, ogni sguardo va in una direzione ed ognuno vede a suo modo ciò che guarda, un po’ come il pensiero di cui scrive Ovejero (p.156) , pensiero che forse mai riusciamo a condividere interamente; è questo il senso della condivisione letteraria? camminare una di fianco all’altra in rilassato silenzio, abbandonare ogni fragore e lasciare che il libro racconti da sé ciò che in noi ristagna sottochiave.
©Tiziana Tius
lunedì 29 giugno 2026
Arte e follia a cura di Marcello Sestito
La felicità guarisce, la felicità è arte e follia stasera al Limen di Vibo. La mostra a cura di Marcello Sestito ha un catalogo bellissimo che Antonella Pavia, dolcissima moglie di Marcello e sua collaboratrice, mi porge in visione.
Marcello Sestito ringrazia gli artisti-architetti invitati, e per i testi chiesti esplicitamente per l'occasione: Angela Bubba, Annalisa Insarda, Ippolita Luzzo, Olimpio Talarico e Domenico Dara, e poi lo staff del Museo Limen per aver ospitato i lavori nella prestigiosa sede dal 26 giugno al 26 di luglio 2026. Ringrazia Antonella Pavia, sua moglie, e dice "sostenitrice delle mie-nostre pazzie, perché senza la sua presenza io non sarei qui a parlare di follia.”
E nella quarta di copertina Marcello scrive: ”Sono circa 100e+ gli artisti invitati ad "Arte e follia", alla futura realizzazione di un Museo internazionale alla follia. Dimostrano ancora una volta che l'arte, con generosità, si pone sempre al servizio dell'umano nelle sue diverse sfaccettature. Ancora di più in questo caso, dove le affinità tra ciò che è normale e ciò che non lo è appaiono stringenti. Valgono pertanto le parole del geniale Edgar Allan Poe nel suo Eleonora: «Vengo da una razza nota per la forza della fantasia e l'ardore della passione. Mi hanno chiamato folle, ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell'intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell'intelletto in generale. Coloro che sognano di giorno sono consapevoli di molte cose che sfuggono a coloro che sognano di notte». Crediamo che coloro i quali hanno aderito con passione a tale progetto possano, a ragione, ritrovarsi nelle parole del poeta."
Nelle opportunità uniche che il mio destino mi ha riservato mi ritrovo, per volere di Marcello, anch'io con un mio pezzo insieme ai cari amici scrittori e voglio riportarlo qui con la grande felicità di esserci anch'io nella follia dell'arte
La risata del folle sobrio
Arte e follia Convinzione di essere di voler essere di poter essere artista, convinzione di essere di voler essere di poter essere poeta e prosatore come e più di tanti, convinzione che arte sarà o follia sarà. Scontrarsi con cosa un volto non ha.
Arte e follia ossessione comune. È arte quando l’ossessione diventa creazione, è follia quando l’ossessione è distruzione. È arte quando l’ossessione viene dominata, è follia quando l’ossessione domina. Il pensiero fisso può prendere il volo se si libera nel gesto, il pensiero fisso può inchiodare al muro se diventa prigione. Su questa dicotomia sta il rapporto tra arte e follia
Come riuscire a parlarne se non con Pirandello, con Shakespeare, con Erasmo da Rotterdam, con le tragedie greche in mano? Tutti sapranno la follia in letteratura, tutti sapranno gli studi della psichiatria, la nascita dei luoghi di contenzione dove curare o nascondere i folli, tutti conoscono i farmaci di cui si fa uso e abuso per lenire il disagio psichico.
Mancanza di adattamento alla realtà sembra che sia la follia, ma più precisamente è la mancanza di una serena convivenza fra l’io e il suo corpo, fra il pensiero e l’azione, fra accettare o non accettare uno squilibrio, una nullità.
Sgombrando però il campo dal patologico e da ciò che è campo della medicina noi qui dobbiamo parlare della follia come creazione, come composizione, come anelito vitale, come musica che vibra, come energia che invade e nello stesso tempo circoscrive l’atto dal fatto, il creatore dalla sua opera, la straordinaria nascita del talento.
Cosa ha costruito dunque la follia nel corso dei secoli se non l’indagine sul continuo ondivagare dell’animo umano, sui sentimenti di ira, invidia e vendetta, e nello stesso tempo erigendo costruzioni altissime che sfidassero il tempo, il nulla, statue e templi, dipinti e arazzi, musica e balli.
Siamo tutti folli e non lo siamo, in questa accezione però, del creare, del sentire la possibilità di dire la verità, anche se per convenzioni sociali dire la verità è segno di pazzia.
Siamo solo alcuni i folli, nel senso dello svelamento, della fiaba I vestiti nuovi dell’imperatore di Andersen, dove un bambino, ma avrebbe potuto essere un folle, addita l’imperatore e dice alla folla plaudente per i bei vestiti che lui in effetti non indossava ”Il re è nudo”
Sono sempre del parere che ora il bimbo sarebbe stato affidato ai servizi sociali ed è questa la vera follia odierna, la follia del conformismo, del volere imporre a tutti la stessa realtà
Nella disperazione del sentirsi folle, l’artista tenta spesso di adeguarsi e in quel momento perde ciò che era suo, nella disperazione di sentirsi incompresi alcuni hanno smesso di creare, hanno addirittura messo fine alla vita, e nella disperazione moltissime opere sono andate perdute, bruciate.
Arte e follia insieme come binomio vincente noi invece vogliamo, proprio in sfida ai tempi, ai rituali, alle convenzioni, arte e follia da regalare, solo un pizzico, un po’ a tutti, a tanti, a chi voglia colorare la realtà, a chi voglia rendere allegra la realtà con la risata del folle sobrio, del poeta.
Ippolita Luzzo
Opera di Marcello Sestito, architetto, artista critico e storico, Marcello è autore di circa 30 monografie dalla forte influenza sul piano dell'estetica, come vuole Franco Purini che lo definisce architetto scienziato, professore ordinario in Progettazione Architettonica e Urbana alla Mediterranea di Reggio Calabria. Ha tenuto conferenze in tutto il mondo dal Brasile alla Cina, dalla Spagna alla Siria. I suoi lavori si muovono prevalentemente nel rapporto tra arte e architettura, convinto, come sosteneva circa 30 anni addietro che le future architetture assomiglieranno alle sinapsi. Redattore con Pierre Restany nella rivista internazionale D'Ars a Milano, dirige la collana Eutopia a Roma per Timía edizioni. Si aggiudica il secondo posto per il waterfront di Reggio Calabria, concorso vinto da Zaha Hadid. Partecipa alla Biennale di Venezia e in due occasioni alla Triennale di Milano Ha esposto le sue opere a New York, Londra, Damasco, Seul, Arcosanti, e in molte sedi italiane. Premio alla carriera nel 2020.
Teodolinda Coltellaro scrive sui Pezzi
29 giugno 2019 Sui Pezzi scrive Teodolinda Coltellaro:
“Io l’ho letto con la fertile curiosità della scoperta, del "vediamo cosa propone la pagina dopo", dell’indovinarne il sorriso caustico nascosto tra le righe, insieme a tutti gli aspetti linguistici dirompenti di una scrittura modulata per il web: creativa, breve, immediata che si offre ad una lettura altrettanto veloce da consumarsi nel giro di pochi minuti e in quella brevità incidere, graffiare, restare, ritornare, scavare, lentamente e in profondità. E, leggendo, ho scoperto come, gioiosamente e con "grazia", ogni pezzo evidenzi i limiti e i parossismi di un contesto ( “il testo ha bisogno di un contesto in cui enunciarsi” -E. Morin) fatto di complessità in cui si tessono, si intrecciano relazioni spesso segnate dal "minima moralia" dei nostri tempi, “dall’indigenza della spiritualità” o, più semplicemente, dall’aridità o fecondità di valori che il singolo contesto comporta, laddove ci si può sfiorare senza incontrarsi, ciascuno perso nell’ insignificanza del proprio destino o nella solitudine di luoghi e cammini individuali. Ho letto, nella consapevolezza che il libro si possa, dopo una prima lettura, assumere anche per monodosi, soffermandomi di più su alcuni testi, rileggendoli dunque, nella densità ed efficacia stilistica del linguaggio, per meglio assaporarne la vena ironica, dissacrante, l'analisi, a volte tagliente e senza mediazioni, del reale, del quotidiano con le aberrazioni e le discrasie che solo può cogliere e sagacemente restituire chi nella parola scritta coltiva il pensiero libero, non asservito ad alcun potere, la libertà di interpretare il mondo affacciandovisi, come ad una finestra, da un blog che traduce la transitorietà e la frammentarietà di un universo in costante mutazione, liquido, come è, per sua stessa natura, quello del web. E il suo blog, da cui il libro è, appunto, una ben articolata restituzione, è proprio una finestra sul mondo- come dalla citazione di Raffaele La Capria- “ è un’identità forte , capace di includere in sé tutte le altre” . Così, ogni pezzo del libro di Ippolita può essere assimilato al singolo punto di un ologramma ognuno dei quali contiene il tutto - il mondo- di cui fa parte e, nello stesso tempo, il tutto, ossia il mondo, fa parte di ognuno di essi. Ne consegue che “ si deve ricomporre il tutto per conoscere le parti” e “una finestra aperta sul mondo” permette di farlo, nei singoli frammenti, nei singolo “pezzi” che lo contengono. Il libro, quindi, è un territorio semantico in cui le parole, i pezzi raccontano, dicono dei destini individuali e collettivi, della bellezza di un quadro, dell’armonia di un testo poetico e della dolorosa poesia del vivere, dell'emozione di un libro, di uno spettacolo, di un evento. Il libro sottrae i pezzi scritti da Ippolita alla dispersione del tempo, all'esasperante velocizzazione dell'esistente, li preserva così dai perversi meccanismi di fagocitazione bulimica, di consumo senza memoria, imposti dal divenire incessante del mondo globalizzato. I suoi pezzi vanno oltre la dimensione liquida dell'eterno presente, sollecitando il pensiero a percorsi interpretativi più profondi che non si esauriscono nel "qui ed ora". È per questo che, laddove Ippolita ne promette la pubblicazione postuma, la traduzione cartacea dei suoi "Pezzi", il suo libro insomma, diventa non già l'apparente nemesi dei suoi intenti contraddetti, ma la possibilità preziosa di ripensare il presente e il contesto e di riflettere sul nostro futuro che si annuncia più povero e fragile allorché il nostro vissuto si dissolve nella dimensione virtuale dell'esistere.”
già pubblicata qui il 26 giugno 2019



