venerdì 2 ottobre 2026

Elena Bibolotti Il corpo invaso




Elena Bibolotti viene del teatro e qui in una intervista su Mangialibri dice" come se tanti anni di studio, di Accademia e di belle esperienze con registi come Valter Malosti, per citarne uno, e lo studio ossessivo e l’osservazione dei caratteri umani, volessero condurmi necessariamente alla scrittura. Anche il modo in cui sono arrivata all’editoria è stato molto particolare, quasi magico. Ma è una storia lunga, narrata in parte in Justine 2.0. La scrittura è stato un ulteriore avvicinamento al cuore del problema. Abbandonai le scene, pur con un contratto in un teatro Stabile, perché stanca di sostenere sempre lo stesso ruolo, quello di ragazzina borderline, di giovane prostituta, di squilibrata, giacché l’amore per la recitazione, nata che ero ancora bambina, derivava dal desiderio di essere altro piuttosto che di ripetermi all’infinito, replicarmi manco fossi così perfetta. Per me è naturale mettermi alla scrivania (scrivo ogni giorno) ed essere: “altro e altrove”, “fare finta di”, “giocare a”, non devo sforzarmi nella ricerca del personaggio. Mi sento privilegiata in questo, benché il lavoro più impegnativo sia sempre e soltanto la ricerca di un editore esperto e onesto." e in una intervista su Liberi di Scrivere risponde: "Come definiresti la sensualità? È un atteggiamento psichico, una facoltà mentale, un’arma. È sicuramente innata. Non si può comprare.

E la libertà? La libertà si conquista con la cultura, le buone letture, attraverso la consapevolezza di chi siamo e dove possiamo arrivare. Sicuramente siamo liberi se riusciamo a capire che la maggior parte dei desideri che oggi assediano i nostri pensieri sono indotti dalla società dei consumi e non dalla nostra volontà."

Il corpo invaso di Elena Bibolotti, in un  ormai troppo lungo periodo di femminicidi, inizia con un assassinio di un uomo, del marito, da parte della moglie. Lei lo ha ucciso fracassandone la testa perché lui l’ha sorpresa in un bordello. Lui era andato per un appuntamento con una prostituita e proprio quella prostituita scopre essere la moglie. Da qui da un matrimonio e da una storia narrata dalla donna per tutto il libro sapremo altro ma ciò che da subito emerge è che il matrimonio si basa su ricatto, sul potere, sulla disistima. 

La scrittrice Elena Bibolotti cuce una trama articolata sulla donna, sull’educazione al sesso, sull’uso del sesso. Ne vedrete i risvolti e quasi come un monologo teatrale ne seguirete i momenti così come li ho seguiti anch’io. 

Eccolo qui con ciò che leggiamo sul risvolto della copertina “Durante questa attesa ricostruiremo la sua doppia vita: l'infanzia di Imma vissuta assieme al padre. psichiatra militare, il perbenismo borghese che, al termine di una serie di scandali, ha ridotto la madre al silenzio e infine al suicidio. Un romanzo che racconta il masochismo femminile nato dai condizionamenti sociali, come teorizza gran parte della psicanalisi del 900, ed espresso attraverso le ferite di Imma, tagli amputazioni, fratture e sottrazioni, e il masochismo consensuale e gioioso vissuto dal suo alter ego, Veronica, attraverso il gioco erotico estremo.” 

Ippolita Luzzo


Elena Bibolotti si occupa del sesso che è attorno alle storie. Ha pubblicato:

Justine 2.0 (Ink Edizioni): Pioggia Dorata (GiaziraScriture/Kdp):

Conversazioni sentimentali in Metropolitana (Castelvecchi Editore): lo e il Minotauro (Gazia Scritture). Diversi racconti per 80144 Edizioni e per il Magazine Kulturjam. 

Con lo pseudonimo SadAbe: Mature, Storie vere con del sesso attorno; Bugie Private, Storie vere con del sesso attorno.

lunedì 28 settembre 2026

Cultura arresa

 Dal 28 settembre 2016 Scrivevo su Facebook

 “Esaurita l'animosità e la ribellione il pensiero rimane sempre fermo su: Cultura scrittura futura moritura est. 

Nel mio povero  paese di periferia leggere quel che si fa in nome e per conto di cultura è già un morire. 

Cultura fa rima con sepoltura. 

E sarebbe d'uopo  far condoglianze se non fosse pericoloso mostrarsi felici”

 Ippolita Luzzo 

lunedì 21 settembre 2026

Alessia Principe nel 2022 intervista Ippolita Luzzo

Sono trascorsi dieci anni dalla firma del primo pezzo apparso su un blog diventato di culto. Parliamo di Ippolita Luzzo, blogger, critica letteraria e creatrice lametina del “Regno della Litweb” che a Cosenza ha presentato il suo libro “Il primo pezzo non si scorda mai”.

10 novembre 2022

Nel regno di Ippolita Luzzo, dieci anni fa creò il blog “Litweb”: il suo canto (letterario) libero

 La appassionata critica, originaria di Lamezia, ha presentato a Cosenza il suo libro “Il primo pezzo non si scorda mai” (Città del Sole) che ripercorre i primi passi di un blog diventato di culto

Svelta, leggerissima nel passo anche sui terreni sdrucciolevoli dei temi considerati “intoccabili”. Chiedete a Ippolita Luzzo, critica letteraria senza polvere sulle spalle, cos’è la letteratura calabrese, vi restituirà un sorriso. «Non c’è, così come la letteratura femminile, non esiste». Eretica al punto giusto, indomita Joan de Wad, sovrana degli spiritelli dei boschi antichi nel Devon, ti travolge in un temporale estivo di calura e tempesta, scaldandoti al fuoco fatuo di un notturno in brughiera. Coltissima e affilata, non le manda a dire, non si incatena negli stereotipi, il suo è il canto libero di una sirena senza malizia. «La letteratura non può avere recinti di genere o geografici, è letteratura, punto. Esiste solo la scrittura e narratori che hanno la capacità di farsi strada ovunque grazie alle proprie idee».


A Cosenza Ippolita ha presentato il suo libro “Il primo pezzo non si scorda mai” (Città del Sole, pagg 96, euro 12) insieme alla giornalista Rosalba Baldino e al libraio Pino Sassano (Mondadori Cosenza), che ripercorre, titolo per titolo, il primo anno del “Regno della Litweb”, una contea virtuale che affaccia su promontori d’arte. Pittura, poesia, narrativa, impressionismi affettivi, disegnano lo skyline di uno spazio abitato da persone reali e non da fantasmi di avatar che passano e vanno via.


Il peso specifico delle parole

“Esiste l’amore, ne sono certa, esiste e continua a creare, a conoscere, a comunicare che la vita è amore, che mangiare un gelato allo yogurt bianco sulle strade di un paese sconosciuto può essere il più bel momento amorevole della nostra estate”, scrive sul blog. A Cosenza parla del suo amore per il giornalismo d’antan, quello delle lotte e dell’Europeo, degli editoriali che facevano opinione e tremare i polsi. In quei tempi la recensione era attesa e temuta, a scrivere di cultura era Claudia "Acidy" Cassidy, Oltreoceano, o la cianurica penna di Elsa Maxwell. In Italia, invece, Camilla Cederna allentava le trame del potere alzando un sopracciglio. Sembrano trascorsi duecento anni. Allora non c’era il chiasso multiforme delle espressioni sconnesse e ultrapop che i social riempiono con sacchi di "like", ma le parole erano mattoni e contavano perché avevano un’anima in ferro e non in bit.


C'era una volta la Nutella

Tutto è cominciato con un pezzo sulla Nutella, datato 2012. Le confessioni di uno scrittore che cercava conforto. Da lì una cavalcata infinita. Ippolita Luzzo nel 2013 vince il premio Parole Erranti il 5 agosto 2013 a Cropani, nell’ambito dei Poeti a duello, nel 2016 il concorso “Blog e Circoli letterari” indetto da Radio Libri a Roma. Dal 2017 fa parte della giuria del Premio Brancati e nel 2018 si aggiudica il Premio Comisso #15righe, dedicato alle migliori recensioni dei libri finalisti. Il suo blog viene nominato dal sito Correzione di Bozze fra le riviste letterarie più autorevoli. La Classifica di Qualità della rivista L’Indiscreto ha anche la sua impronta come giurata. Ippolita è ricercatissima nella sfera della narrativa, nel 2021 è presidente di giuria del concorso Sperimentare il Sud e nel 2022 è in giuria nel Premio Malerba. I giovani autori vedono in lei un porto in cui respirare, rifornirsi di idee e spunti, prima di riprendere il mare in perfetta solitudine, così come deve essere.

https://www.lacnews24.it/cultura/nel-regno-di-ippolita-luzzo-dieci-anni-fa-creo-il-blog-litweb-il-suo-canto-letterario-libero-t0yk86bo

Alessia Principe 



sabato 19 settembre 2026

Siamo cose sostituibili

 19 settembre 2023 

Siamo cose sostituibili. 

Anche per le persone a cui vogliamo bene e che ci vogliono bene. 

La mia cara amica mi chiama per andare al cinema.

 Restiamo d’accordo per domenica nel primo pomeriggio ma domenica lei non si fa sentire. 

La chiamo e lei mi informa che si è messa d’accordo con un’altra ad un orario diverso.

 Lei nemmeno mi avrebbe chiamato per comunicarmi il cambiamento, penso io. 

La incontro ieri e domando come fu Assassinio a Venezia e lei mi dice che fu horror. 

Siamo cose sostituibili e questo è l’horror

Ippolita Luzzo

martedì 15 settembre 2026

Il futuro

Raccogliendo dai miei post su Facebook

Non avrei mai pensato che il futuro sarebbe stato così brutto e inospitale.

Stazioni ferroviarie senza più sale d’aspetto,

edilizia urbana orribile, 

migranti costretti a migrare, ad annegare nel mar Mediterraneo,

 uragani e valanghe,

 guerre e tensioni,

 ed al governo italiano da troppo tempo ormai il nulla più assoluto del governare.

 Quale futuro? 

Nessun futuro. 

Per questo eliminarono la sanità.

Da un post di tanti anni fa 

 Ippolita Luzzo

venerdì 11 settembre 2026

I riti

11 settembre  2018

 I riti creano comunità. 

I riti collegano gli individui in una consorteria umana. 

Sulla piattaforma del sacro e non delle cose. 

Non si potrà mai fare a meno dei riti benché di questi tempi si tenti di scollegare gli individui gli uni dagli altri con una violenza continuata. Bisognerà però chiedersi cosa sia un rito e cosa non lo sia per provare a difendere ciò che ancora connota le comunità

Ippolita Luzzo  

giovedì 10 settembre 2026

Canzone per Francesco Guccini

 


Muore Guccini e mi ritrovo a cantare per tutto il giorno una sua canzone. Ognuno di noi ha una sua canzone in testa e io mi ritrovo con questo canto: La canzone "Canzone per un'amica" (il cui titolo originale è In morte di S.F.) di Francesco Guccini è stata scritta per Silvana Fontana, un'amica del cantautore morta in un tragico incidente stradale nel 1966.

 Lunga e diritta correva la strada l’auto veloce correva, canto tutto il giorno questa canzone scritta da lui alla notizia della morte di una sua cara amica e io cantandola la dedicavo e la dedico   a Paola Scialis, da molti artisti di teatro di Lamezia amata, apprezzata e conosciuta. Da uno stralcio nel giorno dell'incidente sembra di leggere i versi del canto di Francesco Guccini. 

 “L'attrice e performer di Amantea morta in un tragico incidente stradale è Paola Scialis, deceduta all'età di 42 anni il 27 maggio 2018 su un viadotto della Statale 18 ad Amantea, in uno scontro frontale tra un'auto e una moto in cui perse la vita anche il motociclista Luca Bennardo. “ Un impatto violento tra una moto e l'auto su cui Paola viaggiava come passeggera. Paola Era un'artista creativa, performer fuori dagli schemi e co-ideatrice del progetto culturale ed ex convento di Belmonte Calabro insieme al compagno Stefano Cuzzocrea."

 Di Guccini io ho questo ricordo intimo e straziante, un Guccini intimo che si chiede se abbia un senso tutto questo così come poi cantiamo insieme Il vecchio e il bambino si preser per mano e andarono insieme incontro alla sera. 

E il vecchio diceva, guardando lontano

"Immagina questo coperto di grano

Immagina i frutti e immagina i fiori

E pensa alle voci e pensa ai colori

E in questa pianura, fin dove si perde

Crescevano gli alberi e tutto era verde

Cadeva la pioggia, segnavano i soli

Il ritmo dell'uomo e delle stagioni" 

Un grande canto di amore verso la terra, la natura, verso le stagioni.

 Segnava il tempo e il senso del vivere ed è ciò che ci chiede e che ci ha chiesto nelle sue canzone per anni Francesco Guccini nato nel 1940 e già con questa canzone del  1972 ci chiedeva di dare un senso al nostro stare sulla terra rispettando la natura. 

Nella ricerca di un senso individuale e nella ricerca di un senso universale credo stiano le canzoni che oltrepassano il tempo, itempi, e appartengono a tutte le generazioni.

Ippolita Luzzo