giovedì 14 maggio 2026

Le strade la vita Mauro Minervino

 


Importante appuntamento a Il maggio dei libri, Lamezia Terme, giorno 21 maggio verrà presentato da Ippolita Luzzo, per il blog Il Regno della Litweb, Mauro Minervino con Le Strade, la vita.

In questo libro percorreremo La Salerno-Reggio Calabria in tutto il suo splendore https://trollipp.blogspot.com/2012/06/la-salerno-reggio-calabria.html

Alfonso Maurizio Iacono Su Doppiozero scrive: "La parola metodo deriva da greco antico methodos che letteralmente significa ‘trovare la strada’. In effetti Cartesio, il quale scrisse nel 1637 il Discorso sul metodo, racconta il modo in cui trovò quella strada che sarebbe diventata la via maestra epistemologica, scientifica e filosofica della modernità. Questa e molte altre considerazioni si trovano nel bel libro di Mauro Francesco Minervino, Le strade, la vita (Scholé, Mocelliana Brescia 2025, pp. 302

Dice Mauro Minervino: "Solo la strada, come la scrittura, contiene “l’intera storia”, il fiotto umano del tempo che scorre via come fenomeno liberato dalla dialettica tra finzione e verità. L’unica cosa che resiste alla polvere, alla fine di una strada, è il sogno. E Fante lo sapeva bene, lui che non ci ha mai rinunciato: «uscì per la strada con la profonda soddisfazione che gli veniva dalla convinzione d’essere il padrone della terra».

Antonella Cilento su Repubblica:"Minervino, antropologo culturale che da sempre racconta viaggi e viaggiatori (il vittoriano Gissing, che sposta il Grand Tour in Calabria; la nostra Serao in Palestina), racconta anche la sua Calabria, dove lungo le strade “si guarda e si è guardati”

  Partiamo  dalla storia: dalle vie dell’antichità alle autostrade della modernità, dai cammini dei pellegrini alle rotte digitali. Poi la letteratura con  autori come Jack Kerouac, Jorge Luis Borges, Elsa Morante, Pier Vittorio Tondelli, James G. Ballard, Albert Camus, Italo Calvino e i capolavori del cinema come La strada di Federico Fellini e Il sorpasso di Dino Risi

Infine, seguendo la traccia del pensiero di Marc Augé e degli studi dedicati alla strada in ambito etnografico e antropologico, questo libro col rigore scientifico del saggio e l’attenzione al racconto e al dettaglio narrativo – propone una rilettura critica e inedita della strada nell’epoca della postmodernità e delle sue complesse implicazioni culturali, esistenziali e sociali.

Ippolita Luzzo 



Mauro Francesco Minervino è professore di Antropologia Culturale, Etnologia, Sociologia dei Nuovi Media presso le Accademie di Belle Arti di Catanzaro e Bari. Tra le sue pubblicazioni: In fondo a Sud (Philobiblon, 2005, con prefazione di Marc Augé); Statale 18 (Fandango, 2010); Stradario di uno spaesato (Melville, 2016). Ha tradotto e curato il volume di George Gissing, Verso il Mar Ionio. Il Sud di un vittoriano (Exòrma, 2023). Nel 2014 gli è stato conferito il Premio Internazionale di Filosofia Karl-Otto Apel. È autore di programmi RAI e collaboratore ed editorialista del «Corriere della Sera».

martedì 5 maggio 2026

Gli istrici di Valentina Di Cesare


 «È come se ci fossero due assi nella vita, quello orizzontale – delle nostre relazioni, dei nostri amici, delle persone che ci accompagnano nella vita – e quello verticale, che ci lega alle generazioni dei nostri figli e dei nostri genitori, nei nostri nonni. Ho la sensazione di aver sempre vissuto nell'asse orizzontale, e adesso, con il passare degli anni, mi interessa l'asse verticale».

Emmanuel Carrère a Che Tempo Che Fa.

Leggo e riporto questo e ritorno al bel libro di Valentina Di Cesare


Gli istrici, un libro su rapporti stratificati, immutabili, che il tempo sedimenta in rancori, in colpe, in mancanze fra vicini, fra abitanti di un paese che si spopola così come si spopola il paese dei nostri familiari, delle nostre relazioni. Il paese cos’è se non un asse orizzontale che si interseca con un asse verticale? Leggo Valentina con questa domanda mentre svaniscono i paesi ““I cambiamenti si scorgono col tempo, quando un fatto accade non significa niente, ma alle strade e a quella piazza deserta Francesca non si era ancora abituata. Tanto vi aveva udito voci e visto gente transitarvi, che certi giorni aveva un senso di straniamento e si domandava dove fossero finiti il passato che aveva vissuto e il futuro che aveva immaginato. Guardandosi intorno come una turista di passaggio, scopriva di tanto in tanto un lavoro iniziato e mai finito intorno a un tetto, la porta di un vecchio fienile sfondata (da chi? E per quale motivo?), un cartello con su scritto 'vendesi', una gettata di cemento sopra una buca. Il paese era suo, Iì era nata e aveva trascorso ogni giorno, eppure da un po' lo scrutava smarrita come se appartenesse al vento o a un mago maldestro che lo distruggeva lentamente, nell'indifferenza dei pochi rimasti. Pagina 65 Gli istrici.         

 "ricordare, significava rimettersi a fare i conti con le solite domande di sempre. Eppure, nonostante i muschi tra un muro e l'altro o le ortiche a divorare gli angoli delle strade, nonostante le porte ammaccate e stinte e gli Intonaci sciupati dall'incuria, lei sentiva che lungo quelle strade la vita non se n'era completamente andata. Lei stessa era viva e non aveva mai abbandonato il paese e altre persone come lei, avevano contribuito a conservare vivi quei vicoli, concedendo loro ogni giorno il passo, il respiro, i lamenti. Scegliere di restare per sé stessi e forse anche per gli altri, per dare l'opportunità a chi se n'era andato di tornare quando voleva. Forse restare, pensò Francesca a testa bassa quella sera, aveva avuto quel significato: dare la vita a qualcosa che altrimenti sarebbe morto. C'erano anche i gatti, abbastanza numerosi, buoni per uccidere qualche animalaccio e facili da intimorire con le bottiglie d'acqua di fianco ai vasi e alle fioriere. E insieme ai gatti, i cani, anche se in numero inferiore, coi loro corpi smunti e gli occhi umidi. Poi le lucertole, con le loro  piccole teste triangolari, allungate sui muri e sotto i balconi, i pipistrelli a piroettare attorno ai lampioni, pag 89 leggendo leggendo vi aspettiamo al Maggio dei libri giorno 8 e 9 

Ippolita Luzzo 

sabato 2 maggio 2026

Dal maggio 2016

 


Dal maggio 2016 un buon maggio 2020. Allora nel 2016 scrivevo: A trenta anni dal web e a quattro anni dal blog Il Regno della Litweb,

Internet compie trenta anni. Ha trasformato in maniera epocale abitudini, corrispondenze, conoscenze e letteratura. Ha facilitato contatti e permesso la creazione di un villaggio globale in continue connessioni.

Vedremo il sorgere del mondo nuovo noi che stiamo vivendo il finire di ciò che credevamo utile e necessario fino a trenta anni fa? Questo non so. Ho però chiaro che bisognerà adattare gli studi fatti e usarli come zattera anche nel mare di internet, che sembra titolata a dare tutto il conoscibile e può regalarci bufale assolute.

Internet, la rete delle opportunità e degli inganni.

Sto sui tasti da pochi anni, da sei o sette anni, ho fatto mail e guardato il mondo da uno schermo, e da quello schermo, dal web, continuo a guardare il mondo come va.

Gli studi classici e di filosofia mi hanno dato quella autonomia di pensiero per cui è difficile che mi lasci cooptare da ciò che non mi interessa e sono sempre rimasta con l'occhio attento su letture e letture. 

Sul web nasceva un nuovo modo di scrivere. Una interazione fra lo scritto e il lettore, un teatro vivente di battute e rimpianti, di liti e riappacificazioni.

Nasceva tutto ciò sui siti letterari, sui social, Facebook e Twitter, Google + e altre piattaforme varie.

Una vita squadernata su una finestra bianca.

La stampa ha la sua finestra online, i libri passano online, le merci, la musica, l'arte, il cinema, la politica, la guerra. 

Alcuni movimenti politici diventano forze parlamentari grazie alla rete. 

A me è stato regalato un regno.

Dal giugno del 2012 scrivo su Litweb pezzi corti, il mio sguardo dal web sul web ed, incredibile ma vero, il web risponde. 

Meglio che ad Emily Dickinson

Mi sono così letta libri su libri, ho visto film e dipinti, sempre con quella autonomia di pensiero che è frutto di una formazione classica alla quale non si può rinunciare se si vorrà essere liberi di avere un metodo e dei criteri su quali basare un giudizio.

Un giudizio libero da compiacente rassegnazione all'andazzo dei tempi. Tempi di spietati e lecchini, tempi di conformismo storico ed individuale, che una scarsa preparazione in moltissimi, rende tutti dubbiosi e pronti a scartare chi è bravo davvero ed omaggiare chi possa poi esser utile.

Disdegnando un mondo siffatto faccio i miei auguri alla maturità di Internet, trenta anni vuol dire età adulta, augurando che dallo schermo  nuovi regni liberi si costituiscano. Con la  parola libertà che vuol dire relazione individuale. DOMENICA 1 MAGGIO 2016

Libero scrivere in libero regno

Rispondo così ad amico che mi sollecita un pensiero sui tanti e tanti che pubblicano e pubblicano in una bella frenesia chiamata libro. Anche io farei uguale  se sapessi scrivere ma non so scrivere.

Ho strappato tutto quello che ho scritto fino al 2009, tutto.

Fogli, diario, lettere ricevute e qualsiasi cartaceo mi riguardasse.

Ho regalato tutti i libri posseduti al Sistema Bibliotecario di Lamezia, alle scuole, alle colleghe, senza nemmeno chiedere una targhetta.

Ho riscritto da allora su blog, siti letterari, in mail, su Tiscali, su portali, scrivendo scrivendo.

"Ma non so scrivere. Lo vedi anche tu" dico al mio amico. 

Scrivo come parlo, come penso, senza disciplina, senza una grammatica.

Riconosco i limiti e già mi sembra di essere molto avanti.

Lo affermo senza nessuna umiltà. Seriamente.

Penso che oggi il libro faccia status, più di un tempo, anche se a scorrer le doglianze, Leopardi si lagnava che al suo tempo fosse uguale. 

Tutti sono presi da questo bel desiderio di vedere il nome proprio stampato su una bella copertina, sentirsi autori o autrici, trovare il critico o il docente compiacente che li faccia  sentire Tasso e far  inchiostrare pagine e pagine di stampa locale inneggiante l'opera. Mi sembra di essere a teatro. magari un teatro dilettante, di amatori che fanno le prove a reggere il confronto con il mondo delle lettere, a volte a loro  sconosciuto.  

 Sono però fautrice del libero scrivere in libero regno, basti che ognuno non si senta Dante. Comunque anche se si sentisse Dante ne sarei felice lo stesso. 

 Su me penso di essere una che usa la lettura per vivere e la scrittura come relazione. Mi sembra di essere riuscita a far l'uno e l'altro, mi occupo il tempo leggendo e faccio della scrittura un mio divertimento.

Che abbia chi mi legga mi sorprende e mi rallegra tanto quanto io sia contenta nel legger tutti coloro che scrivono davvero. http://trollipp.blogspot.com/2016/05/?m=1

venerdì 1 maggio 2026

Primo Maggio


Primo Maggio 2025  #primomaggio alla Casa di riposo #tamburelli col #concertone a Piazza San Giovanni sullo schermo gigante della sala riunione. 

Li lascio con Le bambole di pezza, un gruppo di ragazze sul palco, li lascio e vado a prendere un caffè con la panna al Bar Roma. Da quanto tempo non prendo un caffè con la panna? Anni e anni, anni in cui il primo maggio non è più il primo maggio e l’infinita vacuità del tutto ci intristisce nella melassa dei fatti storici che ci lambiscono, nel falso fatto vero, nel falso spacciato per giusto, nei diritti calpestati e ridicolizzati, nei doveri amplificati. Senza speranza. Una panna ora che attutisca lo sconforto.

 


Primo Maggio 2023 Primo Maggio come Venerdì Santo stamattina. Piovigginoso e grigio il cielo su Lamezia, e dal balcone l’albero ormai verde in foglie mi rassicura un po’ poco poco però. 

Primo Maggio 2021Una volta un mio amico cercava lavoro e venne mandato a Calabria Etica.

 Andò in questo luogo incantato dove stavano donne in tacchi a spillo e gonne strette, pavimenti in marmo e ogni sfarfallio di lusso. Di cosa si occupasse Calabria Etica lui non ebbe modo di capire ma capì subito che unica cosa importante era quanti voti lui avrebbe assicurato nelle tornate elettorali. 


Il mio amico andò via deluso e ora sta in Portogallo. 

W il lavoro, che etico dovrebbe essere e non è. 

Poi sciolsero Calabria Etica dopo aver sperperato fondi europei

Ippolita Luzzo Primo Maggio 2016 Ad un concorrente Frizzi domandò cosa si festeggiasse con il concertone di piazza San Giovanni a Roma. Per aiutarlo, vedendolo smarrito, raccontò dell'esistenza di lavoratori, un tempo lontano. Niente. Il concorrente guardava Frizzi con vacuo guardare. Lavoro? Cosa sarà mai il lavoro? Festa del lavoro? Oggi? Ma no!

domenica 26 aprile 2026

26 aprile 2020 La boccia di vetro


 Una volta si tenevano come soprammobili delle bocce di vetro con dentro dei paesaggi di città e in alto il cielo.

 Se passando qualcuno prendeva in mano la boccia e la scuoteva si spargeva all’interno un pulviscolo nevoso che si depositava di lì a poco sulla base.

 Una tempesta di neve in un bicchiere d’acqua anzi in una boccia.

 Stamattina mi sveglio così con l’idea che stiamo tutti in quella boccia e veniamo saltuariamente forse troppo agitati per darci l’impressione che ci stia succedendo qualcosa

Da un mio post di Facebook di dieci anni fa 

Ippolita Luzzo

domenica 19 aprile 2026

Annarita e La scatola delle lacrime di Han Kang


Una costellazione di lacrime: dall’infinito piccolo all’infinito grande. Da una goccia di lacrima poggiata su un vetrino da una ricercatrice appassionata dello studio si dilata il tempo in una conversazione alata, volteggiando nel cielo delle lacrime con in mano il libro di Han Kang La scatola delle lacrime

Sarà il libro il tramite che consentirà di abbattere gli anni che dividono me da AnnaRita, che mi permetterà una domanda e poi la sintonia rara oramai fra generazioni diverse. 


Alla fine leggerò la fiaba ma la fiaba vera noi l’avevamo già vissuta guardando i vetrini sul suo cellulare, guardando il monitor collegato al microscopio, seguendo lacrime e tessuto epiteliale, seguendo le cellule e i suoi messaggeri. Così imparo che fra le cellule esiste un servizio postale che scambia informazioni e le informazioni possono essere buone o cattive e ahimè quando sono cattive generano malattie. Fra queste la malattia che è oggetto dello studio di AnnaRita il morbo di Parkinson. Una malattia che irrigidisce i comandi nervosi oppure rende tremanti le articolazioni. 


Stiamo parlando da un po’ non so il tempo non è che una convenzione e ci ritroviamo a parlare del passato, del presente e del futuro, della compresenza dei tre momenti essenziali alla nostra vita godendo della possibilità di capirsi mentre lei sorseggia un calice di vino rosso e sgranocchia tarallucci salati. Siamo al Tip e intanto arriva Salvatore da poco incaricato dalla Regione Calabria come visionario della cultura, ma già da un anno o più nel Regno della Litweb nel regno che anticipa ogni volta ciò che sarà, ciò che è stato, ciò che è. 
La promessa di una conversazione a tre fa da saluto al commiato luminoso come il gran cielo di stelle nelle costellazioni di lacrime di felicità. 

Intanto leggo e tutto mi parla di stelle e di lacrime oramai. Le stelle cadono, nei versi di Pascoli, come lacrime nel buio, è un cielo inquieto, attraversato da paure, domande, presagi: un cielo in cui il caos sembra parlare all'uomo. Il rapper Rancore, autore del brano X Agosto 2048 con il poeta Giuseppe Grattacaso, l'astrofisica Claudia Mignone mettono in questi giorni in dialogo poesia, scienza e musica con lacrime e stelle  e io direi ora medicina per guardare il cielo

Nel cielo di Annarita Scardamaglia stiamo 

Ippolita Luzzo 

giovedì 16 aprile 2026

16 aprile 2025 al parco Impastato

 


Oggi 16 aprile 2026 ricordo tutto di quella passeggiata al parco di un anno fa perché l'ho scritta, così come di ogni 16 aprile di cui ho annotato qualcosa: la mia mamma che legge il mio pezzo Tutte le cose hanno un principio e una fine in questo misero mondo il 16 aprile del 2021 

16 aprile 2025 Ieri pomeriggio c’era al parco Impastato una orchestra diretta dal vento. Un direttore capriccioso quasi faceva divellere dal suolo i fissanti per la copertura dei gazebo e trasportava il frastuono di qua e di là finché non si accorse che nessuno gli badava e allora si mise all’ascolto carpendo le chiacchiere nostre e i giochi dei bimbi sulle altalene            

16 aprile 2024 In pochi giorni l’albero, il tiglio sotto casa, si è vestito di foglie. Il tempo di fogliare e lo stesso albero ora sta.     

16 aprile 2022 La bellezza salverà un piffero. La bellezza è dannazione. Così mi dice oggi Carlo, carabiniere a Palermo, addetto alla accoglienza migranti. Nei giorni scorsi sono arrivati in mille.

 Mi racconta tante cose poi si sofferma su alcune donne molto belle arrivate e che vorrebbe salvare dal loro destino. Diventare prostitute, costrette con la violenza e poi malmenate dai lenoni.

 Me lo dice rammaricato e impotente, aggiungendo che in questi casi la bellezza è un danno. 

Ai cretini che dicono quella frase famosa sulla bellezza che salva il mondo dedico questa riflessione  

16 aprile 2021 Mia madre legge con commento suo l’incipit di un mio pezzo dal titolo Tutte le cose hanno un principio e una fine in questo misero mondo.

Ippolita Luzzo