sabato 17 ottobre 2026

Fanny di Ragione e Sentimento- Jane Austen


 A proposito di #cognate. Ci sono le donne perfide nei romanzi di Jane Austen e la Fanny di Ragione e Sentimento è proprio una cognata. Come tante. Troppo simile alle nostre cognate, ma anche noi siamo a nostra volta cognate,  anche noi ragioniamo così senza accorgercene. Forse!  Ho letto più volte il primo capitolo di Ragione e Sentimento, perché è così reale e vero che sarà capitato anche a voi di sentire o subire un ragionamento così, e agli uomini sarà capitato  nel passato di tornare a casa con una decisione buona e di cambiarla senza accorgersene dopo averne parlato con la moglie.

 Comunque Fanny è la moglie di John, il quale ha due sorellastre. 

Il padre in punto di morte gli ha fatto promettere che si sarebbe preso cura delle sorelle e della matrigna donne generose e amorevoli, escluse dalla eredità dello zio scapolo che pure avevano accudito. Ma tant’è! L’eredità era passata direttamente dallo zio a John, al figlioletto di quattro anno di questi. 

Fanny, moglie di John, non appena terminato il funerale del suocero, arrivò nella casa con figlio e servitù al seguito. La casa era stata ereditata dal marito!

 Senza badare che in quel luogo vi abitavano le sorelle e la matrigna del marito. La suocera e le cognate furono degradate alla condizioni di ospiti. La moglie di John non approvava che il marito donasse 3000 sterline  alle sorelle come aveva promesso al padre. Lo pregò di ripensarci. Come avrebbe giustificato con se stesso il derubare il suo unico figlio di una somma tanto cospicua? 

E come potevano reclamare queste signorine, parenti solo a metà, e che lei non considerava nemmeno tali un atto di generosità pari ad un cifra tanto ingente? Lei pensava che nessun legame affettivo potesse esistere tra i figli avuti da un uomo tra matrimoni diversi; perché doveva rovinare se stesso gettando via tutto il suo denaro per delle sorellastre?

Il marito comincia a tentennare e diminuisce la somma della metà pensando che 1500 sterline sarebbe comunque state  un aumento prodigioso della loro fortuna. Ma per Fanny  questo è anche troppo! Quale fratello al mondo farebbe anche solo la metà per le proprie sorelle, anche se fossero vere sorelle! Ma il marito è così generoso! Qualsiasi proposta John faccia Fanny ha le sue perplessità, addirittura conclude: - sono convinta che tua padre non avesse affatto per la mente che dessi a loro del denaro, penso che l’aiuto a cui si riferiva era quello di trovare loro una piccola casetta, mandare omaggi di pesce e cacciagione quando è stagione. E poi che diamine possono volere quattro donne più di questo? Vivranno in modo tanto frugale. La cura della casa richiederà poco o nulla. Non avranno carrozza, cavalli, né servitù, e quasi non avranno ospiti, potrebbero non avere spese di alcun genere, considera solo quanto sia assurda la tua intenzione di dare loro altro denaro. Saranno loro forse a poter dare a te qualcosa. – John rispose:-io credo che tu abbia ragione e terrò fede al mio impegno con le forme di aiuto e di gentilezza che tu mi hai indicato. Quando la mia matrigna si trasferirà in un'altra casa mi offrirò di aiutarla a sistemarsi. Anche qualche piccolo mobile. - Ma come il marito accenna ad un regalo ascoltate cosa risponde Fanny – certo dobbiamo considerare una cosa, quando i tuoi genitori si trasferirono a Norland, anche se il mobilio fu venduto si tennero tutte le porcellane, l’argenteria e la biancheria che ora sono in possesso di tua madre. La sua casa perciò sarà ben rifornita di tutto, una parte dell’argenteria ci farebbe assai comodo e il servizio da colazione di porcellana è molto più bello di quello di questa casa. Secondo me è troppo bello per la casa dove andranno ad abitare.  Tuo padre ha pensato solo a loro, se avesse potuto avrebbe lasciato a loro tutte le fortune del mondo. - L’argomento era irresistibile, egli si convinse che sarebbe stato inopportuno se non addirittura indecoroso avere per la vedova e le figlie del padre sue sorelle avere più riguardo di quanto suggerito dalla moglie.   

Ragione e sentimento 

Ippolita Luzzo 


Apuleio, La favola di Amore e Psiche

Prefazione-23 luglio 2011-07-23


Uno stralcio del libro L’amore al tempo del cellulare- la favola di Apuleio Amore e Psiche-  uno speculare dell’altra.

Che estate bellissima! Io pensavo di essere nel 2011 ed invece ero ancora nella classicità- nel primo secolo dopo Cristo- siamo contemporanei di Apuleio- siamo nella favola di Amore e Psiche- Nelle Metamorfosi, sono al tempo del cellulare- sono al tempo dei rapporti virtuali. Non ci conosciamo e niente facciamo. 

Intanto Apuleio racconta che la notte Amore arrivava, ma non doveva essere visto, e intanto Psiche doveva restare tutto il giorno da sola, in un palazzo magnificente servita e riverita da voci invisibili.

 Mi sa che Psiche non era proprio messa bene nemmeno lei, come tutte noi d’altronde! Quando prese dalla malia stiamo a ciondolare in attesa della voce dell’amato e non vediamo nulla intorno a noi. Ma poi arriva il dio Amore e che felicità! Questo nella Metamorfosi di Apuleio. 

Al tempo del cellulare e del virtuale, tutto deve restare solo una voce, dolce, carezzevole, affettuosa ma solo una voce. Ci sarà un essere umano dall’altra parte? Mah! Quando Psiche, spinta dalle sorelle, che erano riuscite a trovarla, va a vedere chi ha al fianco, lui scompare. La lascia sola, in attesa di un bimbo, nella disperazione più totale. Lei si aggrappa a lui e lui continua a volare finché lei esausta sfinita cade in un prato. 

Non è mai cambiato nulla, sembra solo realtà! 

Questi rischi non si corrono al tempo del cellulare. I protagonisti non si conoscono, non si conoscerebbero mai, se la donna non insistesse tanto, perché è la donna che insiste, che vuole. Gli uomini, ormai, vogliono solo testare la loro bravura, vogliono solo vedere se sono capaci di sedurre, di indurre la donna a chiedere. Perché l’uomo non deve chiedere mai! Deve negarsi. E’ il primo comandamento dell’ars seduttiva. Ma quando la donna chiede lui si è già annoiato e sparisce. L’ha trasfigurata, l’ha resa angelicata, e lei non ha retto alla trasformazione divina ma terrenamente gli ha chiesto altro: attenzioni, presenza, una carezza e una soddisfazione del desiderio. Troppo normale per l’uomo. Troppo banale per l’uomo di tutti i tempi dal dolce stil novo ai decadentisti dall’uomo di potere agli omettini che incontriamo per la strada. 

La donna è sempre il pericolo numero uno, anche al tempo del cellulare. Esigente, un po’ zoccola, ma cosa vuole? 

Psiche comincia a cercare lo sposo sparito e lui è già andato dalla mamma per farsi curare la bruciatura alla spalla causatagli da una goccia di olio bollente caduta dalla lucerna in mano a lei. Poverino! Dalla mamma, pure lui! Mamma che odia la nuora. Pure lei! Sempre le donne una contro l’altra, mai a fianco. Anche ora. Ci scrutiamo, ci spiamo l’un l’altra, ed invidiamo nell’altra quel che pensiamo lei abbia e noi non più, critichiamo, soppesiamo vizi e virtù, senza pudore, senza disciplina. Non è un bel vedere nemmeno fra donne. Anche Psiche non trova aiuto. Le dee non vogliono inimicarsi Venere. Hanno paura. Hanno paura anche le donne e diventano cattive, acide, invidiose, pettegole. Non è proprio un bel sentire! Se lo fanno anche le dee! Non c’è speranza di rapporti leggeri –leggeri. 

Psiche riesce a ricongiungersi col suo amato nell’Olimpo, diventerà una dea, darà alla luce Voluttà- il piacere- Da Amore e Psiche- ovviamente- ma prima dovrà superare molte prove .Dovrà subire i maltrattamenti di Venere, le percosse, le ingiurie, le fatiche. 

Zitta, dovrà svolgere qualsiasi umiliante compito. Riuscirà perché verrà aiutata dalle creature più piccole, le formiche faranno la cernita per lei del frumento dell’orzo, del miglio, dei semi di papavero, delle lenticchie, delle fave. Ma a noi chi aiuterà a selezionare? 

Lei riuscirà perché anche una canna flessibile le consiglierà come prendere il vello d’oro delle pecore. Dovrà aspettare la sera, solo al tramonto avrebbe potuto raccogliere il vello che era rimasto impigliato tra i rami e che di giorno era difeso da pecore ferocissime. Facile! Basta aspettare. L’ultima impresa sarà la più difficile, dovrà andare da Proserpina e chiedere di mettere nella scatola un briciolo di bellezza per portarla a Venere.

Psiche riesce ad andare negli inferi, a tornare tra i vivi con la scatola in mano. Ma la vanità è donna e lei non può resistere... un po’ di bellezza… poco… pure per lei. Apre la scatola e il grande sonno l’avvolge, l’avviluppa. Il grande sonno che prende tutte noi per un briciolo di –Come sei bella!-il grande sonno della seduzione.

Reds mi invita a pensarla vivificante questa seduzione fatta di chiacchiere, fatta di niente, fatta di trasfigurazioni. Io non riesco a vederla così. Non riesco a capire come i rapporti umani si siano involuti in una separazione senza fine, in un virtuale senza sguardi, senza carezze. Non riesco a capire l’umiliazione di corpi lasciati senza calore, senza scambi di fremiti. Non riuscirò a capire questa castrazione generale e dall’altra parte questa impudicizia, questo mostrare i corpi al migliore offerente come merce di scambio. Una tristezza senza fine. Servono i libri, servono questi scritti per farci riflettere su quanto siamo sciocchi, sul vanesio e sulla vanità del tutto. Ah! vanità delle vanità! Tutto è vanità. Lo diceva anche Qoelet.

Ippolita Luzzo 


venerdì 9 ottobre 2026

Le fonti dei classici

Un mio pezzo in festeggiamento al Premio Nobel Anne Carson


Le fonti dei classici – Disciplina d’amore – I lirici greci del periodo jonico

12 Agosto 2011

Come disciplinare il nostro animo con gli strumenti della cultura classica.


 

Il pretesto, l’occasione fortuita, nel 2011, per avere il piacere di far rivivere in me i versi amati, mi viene offerto ora quasi per caso e sempre per caso mi ritrovo ora a ripresentarli alla mia e alla vostra immaginazione. Una immaginazione, la nostra, che allora veniva incanalata, regole ancora osservate ci davano certezze, che noi chiamavamo ipocrisia e stupidamente ci davano da fare per cancellarle.

Nella animosità dei miei anni liceali e universitari, gli anni settanta,  non coglievo allora l’effetto eversivo e nichilistico, ma solo l’ assioma della libertà e del tutto è possibile. Poi gli anni, poi gli effetti di una visione solo edonistica e priva di sacrificio, si sono visti sui nostri figli, sui nostri alunni e abbiamo capito,  ancora non tutti, che bisogna recuperare e dare spazio, con energia, ai valori eterni della cultura greca e latina.

Presento solo alcuni dei poeti greci del periodo ionico, per una riflessione dolce sull’amore, che ora in televisione o sui giornali, o su internet, è solo uno scambio di corpi più o meno formosi, più o meno denudati. Sento parlare di “tronisti” mi parlano del “Grande Fratello” non li ho mai visti, ma vado al cinema e leggo i giornali e sarò anacronistica ma definire amore il sentimento che muove questi ragazzi verso le ragazze e viceversa mi sembra pretestuoso.

L’amore, se tento una definizione dal latino vuol dire a – moveo - muovere verso, muovere verso l’altro, andare incontro, conoscere, guardarsi, è passione anche.

Senza l’educazione dei testi greci sarei rimasta senza consapevolezza di un turbinio dell’animo, che avrei sentito, ma non avrei saputo interpretare, senza questa lezione non avrei chiaro  che i sentimenti sono i nostri tiranni e che la nostra libertà non esiste se non impariamo a disciplinare i nostri istinti. Rendendoli universali e imparando a condividerli, sublimando il vortice di gelosia, possesso, invidia, ira, rabbia che a volte ci acceca, solo in alcuni casi riusciremo a dominarci.

Leggiamo allora con fiducia e sempre Seneca, cosi come fa mia sorella, che dai suoi studi tecnici è approdata con entusiasmo e profitto al de tranquillitate animi. Leggiamo le tragedie greche e facciamone uso, mettiamo in pratica e non ripetiamo errori già conosciuti.

Leggiamo versi dei poeti lirici greci e impariamo a dominarci.


Mimnerno  Quale vita, che dolcezza senza Afrodite? 


Quale vita, che dolcezza senza Afrodite d’oro?

Meglio morire quando non avrò più cari

Gli amori segreti e il letto e le dolcissime offerte,

che di giovinezza sono i fiori fugaci

per gli uomini e le donne.

Quando viene la dolorosa vecchiaia

Che rende l’uomo bello simile al brutto,

sempre nella mente lo consumano malvagi pensieri;

né più s’allieta guardando la luce del sole;

ma è odioso ai fanciulli e sprezzato dalle donne:

tanto grave Zeus volle la vecchiaia.


Se ai nostri adolescenti noi diamo questa chiave di lettura non per questo essi, non faranno errori, ma almeno sapranno di non essere i soli ad averli fatti. Non si colpevolizzeranno.

La poesia mi sembra meglio di una pillola antidepressiva.

Capire che in amore si può perdere la testa, la bussola, non ci impedirà di perderla, ma sicuramente ci permetterà poi, forse, di recuperarla.

Mimnervo Al modo delle foglie 

… precipita il frutto della giovinezza,

come la luce d’un giorno sulla terra.

E quando il suo tempo è dileguato

È meglio la morte che la vita.


Grazie quindi ai poeti che come noi hanno gioito, e hanno pianto, e hanno trasformato il tutto in versi.

La nostra società invece trasmette modelli fintamente onnipotenti. Noi possiamo tutto- perché tutto comincia e finisci in noi – incuranti di qualsiasi sofferenza infligga il nostro comportamento, incuranti e inconsapevoli anche verso noi stessi, ci trasformiamo in realtà in impotenti, incapaci di relazioni e di stringere legami  con i nostri simili. L’eros - ma anche altri sentimenti - , che servono a conservare la specie e a dare identità agli individui non può esistere tra persone senza volto. Maschere perfette – ma solo corpi – 


Riprendiamo il lusso della memoria, del ricordo, dei rimandi, per avere ancora la possibilità di emozionarci.

Di essere sicure di vivere in un immaginario comune ma non omologato.


Teognide

A primavera anche Amore ritorna (Ippolita)

Si sveglia il ramo

A primavera anche Amore ritorna, ritorna coi fiori,

E ritorna a fiorire

Che fiorisce la terra alla stagion novella.

… è primavera

Eros allora abbandona di Cipro, l’isola bella, illusione?

a fecondare il mondo qui tra i mortali viene.

Per curiosità verso i miei simili, curiosità come diligenza, conoscenza positiva non pettegolezzo, ho frequentato (poco) ambienti diversi. Poi ho frequentato molto di più i miei libri, il cinema.

Dalle mie frequentazioni sporadiche ho capito che il cruccio maggiore di tutti in tutti gli ambienti è quello di essere riconosciuti,  di essere amati, di essere però soli, di non essere capiti. Certo poi non ci  si chiede se noi a nostra volta amiamo, capiamo, facciamo compagnia, ci accorgiamo della solitudine dell’altro. No!

Questo non ci interessa. I classici invece, la disciplina degli studi classici ci hanno sempre invitato a farlo. La riflessione sui  nostri comportamenti e un sano sacrificio – fare un’azione per il bene altrui rende sacra la nostra vita, ci eleva. Abbiamo dimenticato che essere di aiuto ad un altro in realtà aiuta proprio noi stessi.

Ma questo altro deve essere anche il nostro più prossimo, il figlio, il genitore, l’amico altrimenti a che serve poi poetare.

Saffo- Tramontata è la luna 



Il profilo storico nel quale hanno vissuto i poeti che stiamo leggendo.

Fra il VII e il VI secolo a.C. c’era un fervere fra gli uomini,  nella società, più o meno come ora. 

Era  al culmine il movimento di espansione coloniale della Grecia  nel bacino del Mar Mediterraneo, le colonie, dapprima legate alla madrepatria, diventavano autonome e all’aristocrazia si sostituiva una nuova classe, formatasi dal nuovo assetto. Lo sviluppo del commercio, dal baratto si era passati ad una economia monetaria, aveva dato sempre più importanza non solo al possesso della terra ma soprattutto al danaro.  La nuova classe imprenditoriale e ricca, esattamente come ora, rivendicò il potere e lo ottenne – a volte con una guerra civile, a volte con il consenso, a volte con una figura nuova – Il tiranno.

Il tiranno cercava l’appoggio del ceto medio capace di finanziare l’esercito e le spese, ed il suo governo aveva un carattere antidemocratico, ma era capace di convogliare l’esigenze del popolo garantendone la simpatia e l’approvazione. Agli aristos che fino ad allora erano stati certi delle loro sorti questi cambiamenti portarono consapevolezza di un destino mutevole, instabile, impotenza e mancanza di mezzi per arrestare  la trasformazione. Nella mentalità greca l’incerto futuro, il senso della vecchiaia, e l’instabilità, la sofferenza potevano essere attutiti solo con il sentimento di amicizia,  d’amore, nella spensieratezza delle feste e sul piano politico invece l’invettiva, le violenza, lo scontro e il partito dell’amore. Tutto e il suo contrario.  Esattamente come ora. La sopportazione e il senso della misura e una nuova religiosità quasi vicina al cristianesimo, l’orfismo,  permisero agli uomini di trovare altre motivazioni. Si cantava allora con la lira, uno solo o con un coro, e fu chiamata anche poesia melica (da melos – canto o parte di un tutto).

Alcamane- Dormono le cime dei monti 

Una poesia cantata nel simposio – forma di riunione maschile dopo il pasto serale con musica, giochi, (il bere, il vino era diluito con acqua, regolato per non ubriacare) le uniche donne erano presenti solo per divertire. Proprio come i simposi di ora. Cosi leggiamo sui giornali.  Allora etere ora escort. Donne danzatrici, veline, flautiste, capaci di battute salaci, attrici, acrobate, giocoliere, massaggiatrice. Le liriche erano ispirate all’amore etero ma soprattutto verso gli altri uomini. L’età instabile favoriva come ora, come tutti i periodi storici di snodo l’atteggiamento licenzioso e libertino di chi non ha più grandi  battaglie da affrontare, valori eterni da trasmettere. Forse in tutta quella confusione uno solo era il valore rimasto: il senso della misura, della disciplina

Ippolita Luzzo



Archiloco: Smarrimento 

Nasce nel 648 a.c. forse a Paro Isole delle Cicladi. Soldato di ventura, mercenario, vive a Tasso, Nasso, Ubea e forse anche nella Magna Graecia. Sua la prima storia d’amore della poesia.


Mimnermo: Al modo delle foglie – Quale dolcezza senza Afrodite

Contemporaneo di Archiloco. Nasce a Colofonie nella Lidia vicino Efeso. Inventore dell’Elegia, la più antica forma poetica in lingua ionica.


Teognide: A primavera anche amore ritorna

Non siamo certi della sua esistenza, forse fu un aristocratico, nato a Megera di Grecia. 


Saffo: Gioia d’amore – Tramontata è la luna – Gelosia

Saffo visse a  Mitilene, ed era a capo di un tiaso una specie di collegio femminile . Si sposò ed ebbe una figlia.


Alcmane: Dormono le cime dei monti

Nato a Sardi in Lidia. Visse a Sparta intorno alla metà del VII secolo a.C. In quel periodo si organizza la seconda costituzione musicale in onore dei morti della seconda guerra messenica. Venivano costituite le gimnopedie, cori di uomini e fanciulli nudi. 



mercoledì 7 ottobre 2026

Salvatore D’Elia scrive su Ippolita Luzzo

 Dal 2014 un articolo su Lamezia in strada: “Io pubblicherò postuma”, aveva promesso ai tanti lettori quotidiani sul suo blog. Una promessa mantenuta “a metà” visto che, in quello che lei definisce un “non libro”, la Luzzo ha raccolto i primi venti post scritti sul suo blog, inizio di un’esperienza a cavallo tra il “virtuale” e il “reale” che l’ha vista incontrarsi e confrontarsi con scrittori e giornalisti del panorama nazionale.

Ippolita Luzzo è tra le prime protagoniste in Italia della “litweb” (letteratura sul web), un fenomeno letterario nuovo che ha visto tra i suoi teorici  Bruno Corino, allievo di Tullio De Mauro e dirigente dell’Istituto Montale di Roma. Uno stile irriverente di denuncia quando c’è da scoperchiare i tanti “sepolcri” imbiancati della cultura e della società “che conta”, toni appassionati quando si parla di persone “grandi” che lasciano il segno, che marcano la differenza tra la cultura “passerella” e la cultura che si fa dono per le vite degli altri: questi alcuni degli argomenti dei post di Ippolita che tutti possono leggere all’indirizzo trollip.blogspot.it , per riflettere, sorridere, sentirsi parte di quello che lei chiama “il suo regno”.

Basta “una tastiera” per fare litweb? Per Bruno Corino “la litweb è ben altro”. Gli autori “si formano nella consapevolezza che ciò che scrivono è destinato al web, e che il web rimarrà il loro centro critico e il loro pubblico”. Dalla nuova forma mentis degli scrittori viene fuori una scrittura “densa, intensa, e fortemente suggestiva”: densa per concentrare in uno spazio limitato una miriade di idee e di immagini; intensa per suscitare nel lettore un effetto duraturo; suggestiva per la brevità perché lo scritto rimanda sempre ad un altro senso che rimane inafferabile.

sabato 3 ottobre 2026

Tre ottobre 2025

 Cosa ne facciamo della vita? A volte niente, nella maggior parte dei giorni da spendere aspettiamo o dissipiamo le ore, i giorni, i mesi, gli anni, e poi ci si accorge che la vita è passata. Da quando la vita scorre su Facebook abbiamo l’opportunità di vederla scritta e di leggere i nostri ricordi. Un decennio o anche più di ricordi che scorrono e si fermano oppure ritornano nel gioco letterario dei social. Ippolita Luzzo Cosa ne facciamo della vita? A volte niente, nella maggior parte dei giorni da spendere aspettiamo o dissipiamo le ore, i giorni, i mesi, gli anni, e poi ci si accorge che la vita è passata. Da quando la vita scorre su Facebook abbiamo l’opportunità di vederla scritta e di leggere i nostri ricordi. Un decennio o anche più di ricordi che scorrono e si fermano oppure ritornano nel gioco letterario dei social

venerdì 2 ottobre 2026

Elena Bibolotti Il corpo invaso




Elena Bibolotti viene del teatro e qui in una intervista su Mangialibri dice" come se tanti anni di studio, di Accademia e di belle esperienze con registi come Valter Malosti, per citarne uno, e lo studio ossessivo e l’osservazione dei caratteri umani, volessero condurmi necessariamente alla scrittura. Anche il modo in cui sono arrivata all’editoria è stato molto particolare, quasi magico. Ma è una storia lunga, narrata in parte in Justine 2.0. La scrittura è stato un ulteriore avvicinamento al cuore del problema. Abbandonai le scene, pur con un contratto in un teatro Stabile, perché stanca di sostenere sempre lo stesso ruolo, quello di ragazzina borderline, di giovane prostituta, di squilibrata, giacché l’amore per la recitazione, nata che ero ancora bambina, derivava dal desiderio di essere altro piuttosto che di ripetermi all’infinito, replicarmi manco fossi così perfetta. Per me è naturale mettermi alla scrivania (scrivo ogni giorno) ed essere: “altro e altrove”, “fare finta di”, “giocare a”, non devo sforzarmi nella ricerca del personaggio. Mi sento privilegiata in questo, benché il lavoro più impegnativo sia sempre e soltanto la ricerca di un editore esperto e onesto." e in una intervista su Liberi di Scrivere risponde: "Come definiresti la sensualità? È un atteggiamento psichico, una facoltà mentale, un’arma. È sicuramente innata. Non si può comprare.

E la libertà? La libertà si conquista con la cultura, le buone letture, attraverso la consapevolezza di chi siamo e dove possiamo arrivare. Sicuramente siamo liberi se riusciamo a capire che la maggior parte dei desideri che oggi assediano i nostri pensieri sono indotti dalla società dei consumi e non dalla nostra volontà."

Il corpo invaso di Elena Bibolotti, in un  ormai troppo lungo periodo di femminicidi, inizia con un assassinio di un uomo, del marito, da parte della moglie. Lei lo ha ucciso fracassandone la testa perché lui l’ha sorpresa in un bordello. Lui era andato per un appuntamento con una prostituita e proprio quella prostituita scopre essere la moglie. Da qui da un matrimonio e da una storia narrata dalla donna per tutto il libro sapremo altro ma ciò che da subito emerge è che il matrimonio si basa su ricatto, sul potere, sulla disistima. 

La scrittrice Elena Bibolotti cuce una trama articolata sulla donna, sull’educazione al sesso, sull’uso del sesso. Ne vedrete i risvolti e quasi come un monologo teatrale ne seguirete i momenti così come li ho seguiti anch’io. 

Eccolo qui con ciò che leggiamo sul risvolto della copertina “Durante questa attesa ricostruiremo la sua doppia vita: l'infanzia di Imma vissuta assieme al padre. psichiatra militare, il perbenismo borghese che, al termine di una serie di scandali, ha ridotto la madre al silenzio e infine al suicidio. Un romanzo che racconta il masochismo femminile nato dai condizionamenti sociali, come teorizza gran parte della psicanalisi del 900, ed espresso attraverso le ferite di Imma, tagli amputazioni, fratture e sottrazioni, e il masochismo consensuale e gioioso vissuto dal suo alter ego, Veronica, attraverso il gioco erotico estremo.” 

Ippolita Luzzo


Elena Bibolotti si occupa del sesso che è attorno alle storie. Ha pubblicato:

Justine 2.0 (Ink Edizioni): Pioggia Dorata (GiaziraScriture/Kdp):

Conversazioni sentimentali in Metropolitana (Castelvecchi Editore): lo e il Minotauro (Gazia Scritture). Diversi racconti per 80144 Edizioni e per il Magazine Kulturjam. 

Con lo pseudonimo SadAbe: Mature, Storie vere con del sesso attorno; Bugie Private, Storie vere con del sesso attorno.

lunedì 28 settembre 2026

Cultura arresa

 Dal 28 settembre 2016 Scrivevo su Facebook

 “Esaurita l'animosità e la ribellione il pensiero rimane sempre fermo su: Cultura scrittura futura moritura est. 

Nel mio povero  paese di periferia leggere quel che si fa in nome e per conto di cultura è già un morire. 

Cultura fa rima con sepoltura. 

E sarebbe d'uopo  far condoglianze se non fosse pericoloso mostrarsi felici”

 Ippolita Luzzo