venerdì 9 ottobre 2026

Le fonti dei classici

Un mio pezzo in festeggiamento al Premio Nobel Anne Carson


Le fonti dei classici – Disciplina d’amore – I lirici greci del periodo jonico

12 Agosto 2011

Come disciplinare il nostro animo con gli strumenti della cultura classica.


 

Il pretesto, l’occasione fortuita, nel 2011, per avere il piacere di far rivivere in me i versi amati, mi viene offerto ora quasi per caso e sempre per caso mi ritrovo ora a ripresentarli alla mia e alla vostra immaginazione. Una immaginazione, la nostra, che allora veniva incanalata, regole ancora osservate ci davano certezze, che noi chiamavamo ipocrisia e stupidamente ci davano da fare per cancellarle.

Nella animosità dei miei anni liceali e universitari, gli anni settanta,  non coglievo allora l’effetto eversivo e nichilistico, ma solo l’ assioma della libertà e del tutto è possibile. Poi gli anni, poi gli effetti di una visione solo edonistica e priva di sacrificio, si sono visti sui nostri figli, sui nostri alunni e abbiamo capito,  ancora non tutti, che bisogna recuperare e dare spazio, con energia, ai valori eterni della cultura greca e latina.

Presento solo alcuni dei poeti greci del periodo ionico, per una riflessione dolce sull’amore, che ora in televisione o sui giornali, o su internet, è solo uno scambio di corpi più o meno formosi, più o meno denudati. Sento parlare di “tronisti” mi parlano del “Grande Fratello” non li ho mai visti, ma vado al cinema e leggo i giornali e sarò anacronistica ma definire amore il sentimento che muove questi ragazzi verso le ragazze e viceversa mi sembra pretestuoso.

L’amore, se tento una definizione dal latino vuol dire a – moveo - muovere verso, muovere verso l’altro, andare incontro, conoscere, guardarsi, è passione anche.

Senza l’educazione dei testi greci sarei rimasta senza consapevolezza di un turbinio dell’animo, che avrei sentito, ma non avrei saputo interpretare, senza questa lezione non avrei chiaro  che i sentimenti sono i nostri tiranni e che la nostra libertà non esiste se non impariamo a disciplinare i nostri istinti. Rendendoli universali e imparando a condividerli, sublimando il vortice di gelosia, possesso, invidia, ira, rabbia che a volte ci acceca, solo in alcuni casi riusciremo a dominarci.

Leggiamo allora con fiducia e sempre Seneca, cosi come fa mia sorella, che dai suoi studi tecnici è approdata con entusiasmo e profitto al de tranquillitate animi. Leggiamo le tragedie greche e facciamone uso, mettiamo in pratica e non ripetiamo errori già conosciuti.

Leggiamo versi dei poeti lirici greci e impariamo a dominarci.


Mimnerno  Quale vita, che dolcezza senza Afrodite? 


Quale vita, che dolcezza senza Afrodite d’oro?

Meglio morire quando non avrò più cari

Gli amori segreti e il letto e le dolcissime offerte,

che di giovinezza sono i fiori fugaci

per gli uomini e le donne.

Quando viene la dolorosa vecchiaia

Che rende l’uomo bello simile al brutto,

sempre nella mente lo consumano malvagi pensieri;

né più s’allieta guardando la luce del sole;

ma è odioso ai fanciulli e sprezzato dalle donne:

tanto grave Zeus volle la vecchiaia.


Se ai nostri adolescenti noi diamo questa chiave di lettura non per questo essi, non faranno errori, ma almeno sapranno di non essere i soli ad averli fatti. Non si colpevolizzeranno.

La poesia mi sembra meglio di una pillola antidepressiva.

Capire che in amore si può perdere la testa, la bussola, non ci impedirà di perderla, ma sicuramente ci permetterà poi, forse, di recuperarla.

Mimnervo Al modo delle foglie 

… precipita il frutto della giovinezza,

come la luce d’un giorno sulla terra.

E quando il suo tempo è dileguato

È meglio la morte che la vita.


Grazie quindi ai poeti che come noi hanno gioito, e hanno pianto, e hanno trasformato il tutto in versi.

La nostra società invece trasmette modelli fintamente onnipotenti. Noi possiamo tutto- perché tutto comincia e finisci in noi – incuranti di qualsiasi sofferenza infligga il nostro comportamento, incuranti e inconsapevoli anche verso noi stessi, ci trasformiamo in realtà in impotenti, incapaci di relazioni e di stringere legami  con i nostri simili. L’eros - ma anche altri sentimenti - , che servono a conservare la specie e a dare identità agli individui non può esistere tra persone senza volto. Maschere perfette – ma solo corpi – 


Riprendiamo il lusso della memoria, del ricordo, dei rimandi, per avere ancora la possibilità di emozionarci.

Di essere sicure di vivere in un immaginario comune ma non omologato.


Teognide

A primavera anche Amore ritorna (Ippolita)

Si sveglia il ramo

A primavera anche Amore ritorna, ritorna coi fiori,

E ritorna a fiorire

Che fiorisce la terra alla stagion novella.

… è primavera

Eros allora abbandona di Cipro, l’isola bella, illusione?

a fecondare il mondo qui tra i mortali viene.

Per curiosità verso i miei simili, curiosità come diligenza, conoscenza positiva non pettegolezzo, ho frequentato (poco) ambienti diversi. Poi ho frequentato molto di più i miei libri, il cinema.

Dalle mie frequentazioni sporadiche ho capito che il cruccio maggiore di tutti in tutti gli ambienti è quello di essere riconosciuti,  di essere amati, di essere però soli, di non essere capiti. Certo poi non ci  si chiede se noi a nostra volta amiamo, capiamo, facciamo compagnia, ci accorgiamo della solitudine dell’altro. No!

Questo non ci interessa. I classici invece, la disciplina degli studi classici ci hanno sempre invitato a farlo. La riflessione sui  nostri comportamenti e un sano sacrificio – fare un’azione per il bene altrui rende sacra la nostra vita, ci eleva. Abbiamo dimenticato che essere di aiuto ad un altro in realtà aiuta proprio noi stessi.

Ma questo altro deve essere anche il nostro più prossimo, il figlio, il genitore, l’amico altrimenti a che serve poi poetare.

Saffo- Tramontata è la luna 



Il profilo storico nel quale hanno vissuto i poeti che stiamo leggendo.

Fra il VII e il VI secolo a.C. c’era un fervere fra gli uomini,  nella società, più o meno come ora. 

Era  al culmine il movimento di espansione coloniale della Grecia  nel bacino del Mar Mediterraneo, le colonie, dapprima legate alla madrepatria, diventavano autonome e all’aristocrazia si sostituiva una nuova classe, formatasi dal nuovo assetto. Lo sviluppo del commercio, dal baratto si era passati ad una economia monetaria, aveva dato sempre più importanza non solo al possesso della terra ma soprattutto al danaro.  La nuova classe imprenditoriale e ricca, esattamente come ora, rivendicò il potere e lo ottenne – a volte con una guerra civile, a volte con il consenso, a volte con una figura nuova – Il tiranno.

Il tiranno cercava l’appoggio del ceto medio capace di finanziare l’esercito e le spese, ed il suo governo aveva un carattere antidemocratico, ma era capace di convogliare l’esigenze del popolo garantendone la simpatia e l’approvazione. Agli aristos che fino ad allora erano stati certi delle loro sorti questi cambiamenti portarono consapevolezza di un destino mutevole, instabile, impotenza e mancanza di mezzi per arrestare  la trasformazione. Nella mentalità greca l’incerto futuro, il senso della vecchiaia, e l’instabilità, la sofferenza potevano essere attutiti solo con il sentimento di amicizia,  d’amore, nella spensieratezza delle feste e sul piano politico invece l’invettiva, le violenza, lo scontro e il partito dell’amore. Tutto e il suo contrario.  Esattamente come ora. La sopportazione e il senso della misura e una nuova religiosità quasi vicina al cristianesimo, l’orfismo,  permisero agli uomini di trovare altre motivazioni. Si cantava allora con la lira, uno solo o con un coro, e fu chiamata anche poesia melica (da melos – canto o parte di un tutto).

Alcamane- Dormono le cime dei monti 

Una poesia cantata nel simposio – forma di riunione maschile dopo il pasto serale con musica, giochi, (il bere, il vino era diluito con acqua, regolato per non ubriacare) le uniche donne erano presenti solo per divertire. Proprio come i simposi di ora. Cosi leggiamo sui giornali.  Allora etere ora escort. Donne danzatrici, veline, flautiste, capaci di battute salaci, attrici, acrobate, giocoliere, massaggiatrice. Le liriche erano ispirate all’amore etero ma soprattutto verso gli altri uomini. L’età instabile favoriva come ora, come tutti i periodi storici di snodo l’atteggiamento licenzioso e libertino di chi non ha più grandi  battaglie da affrontare, valori eterni da trasmettere. Forse in tutta quella confusione uno solo era il valore rimasto: il senso della misura, della disciplina

Ippolita Luzzo



Archiloco: Smarrimento 

Nasce nel 648 a.c. forse a Paro Isole delle Cicladi. Soldato di ventura, mercenario, vive a Tasso, Nasso, Ubea e forse anche nella Magna Graecia. Sua la prima storia d’amore della poesia.


Mimnermo: Al modo delle foglie – Quale dolcezza senza Afrodite

Contemporaneo di Archiloco. Nasce a Colofonie nella Lidia vicino Efeso. Inventore dell’Elegia, la più antica forma poetica in lingua ionica.


Teognide: A primavera anche amore ritorna

Non siamo certi della sua esistenza, forse fu un aristocratico, nato a Megera di Grecia. 


Saffo: Gioia d’amore – Tramontata è la luna – Gelosia

Saffo visse a  Mitilene, ed era a capo di un tiaso una specie di collegio femminile . Si sposò ed ebbe una figlia.


Alcmane: Dormono le cime dei monti

Nato a Sardi in Lidia. Visse a Sparta intorno alla metà del VII secolo a.C. In quel periodo si organizza la seconda costituzione musicale in onore dei morti della seconda guerra messenica. Venivano costituite le gimnopedie, cori di uomini e fanciulli nudi. 



mercoledì 7 ottobre 2026

Salvatore D’Elia scrive su Ippolita Luzzo

 Dal 2014 un articolo su Lamezia in strada: “Io pubblicherò postuma”, aveva promesso ai tanti lettori quotidiani sul suo blog. Una promessa mantenuta “a metà” visto che, in quello che lei definisce un “non libro”, la Luzzo ha raccolto i primi venti post scritti sul suo blog, inizio di un’esperienza a cavallo tra il “virtuale” e il “reale” che l’ha vista incontrarsi e confrontarsi con scrittori e giornalisti del panorama nazionale.

Ippolita Luzzo è tra le prime protagoniste in Italia della “litweb” (letteratura sul web), un fenomeno letterario nuovo che ha visto tra i suoi teorici  Bruno Corino, allievo di Tullio De Mauro e dirigente dell’Istituto Montale di Roma. Uno stile irriverente di denuncia quando c’è da scoperchiare i tanti “sepolcri” imbiancati della cultura e della società “che conta”, toni appassionati quando si parla di persone “grandi” che lasciano il segno, che marcano la differenza tra la cultura “passerella” e la cultura che si fa dono per le vite degli altri: questi alcuni degli argomenti dei post di Ippolita che tutti possono leggere all’indirizzo trollip.blogspot.it , per riflettere, sorridere, sentirsi parte di quello che lei chiama “il suo regno”.

Basta “una tastiera” per fare litweb? Per Bruno Corino “la litweb è ben altro”. Gli autori “si formano nella consapevolezza che ciò che scrivono è destinato al web, e che il web rimarrà il loro centro critico e il loro pubblico”. Dalla nuova forma mentis degli scrittori viene fuori una scrittura “densa, intensa, e fortemente suggestiva”: densa per concentrare in uno spazio limitato una miriade di idee e di immagini; intensa per suscitare nel lettore un effetto duraturo; suggestiva per la brevità perché lo scritto rimanda sempre ad un altro senso che rimane inafferabile.

sabato 3 ottobre 2026

Tre ottobre 2025

 Cosa ne facciamo della vita? A volte niente, nella maggior parte dei giorni da spendere aspettiamo o dissipiamo le ore, i giorni, i mesi, gli anni, e poi ci si accorge che la vita è passata. Da quando la vita scorre su Facebook abbiamo l’opportunità di vederla scritta e di leggere i nostri ricordi. Un decennio o anche più di ricordi che scorrono e si fermano oppure ritornano nel gioco letterario dei social. Ippolita Luzzo Cosa ne facciamo della vita? A volte niente, nella maggior parte dei giorni da spendere aspettiamo o dissipiamo le ore, i giorni, i mesi, gli anni, e poi ci si accorge che la vita è passata. Da quando la vita scorre su Facebook abbiamo l’opportunità di vederla scritta e di leggere i nostri ricordi. Un decennio o anche più di ricordi che scorrono e si fermano oppure ritornano nel gioco letterario dei social

venerdì 2 ottobre 2026

Elena Bibolotti Il corpo invaso




Elena Bibolotti viene del teatro e qui in una intervista su Mangialibri dice" come se tanti anni di studio, di Accademia e di belle esperienze con registi come Valter Malosti, per citarne uno, e lo studio ossessivo e l’osservazione dei caratteri umani, volessero condurmi necessariamente alla scrittura. Anche il modo in cui sono arrivata all’editoria è stato molto particolare, quasi magico. Ma è una storia lunga, narrata in parte in Justine 2.0. La scrittura è stato un ulteriore avvicinamento al cuore del problema. Abbandonai le scene, pur con un contratto in un teatro Stabile, perché stanca di sostenere sempre lo stesso ruolo, quello di ragazzina borderline, di giovane prostituta, di squilibrata, giacché l’amore per la recitazione, nata che ero ancora bambina, derivava dal desiderio di essere altro piuttosto che di ripetermi all’infinito, replicarmi manco fossi così perfetta. Per me è naturale mettermi alla scrivania (scrivo ogni giorno) ed essere: “altro e altrove”, “fare finta di”, “giocare a”, non devo sforzarmi nella ricerca del personaggio. Mi sento privilegiata in questo, benché il lavoro più impegnativo sia sempre e soltanto la ricerca di un editore esperto e onesto." e in una intervista su Liberi di Scrivere risponde: "Come definiresti la sensualità? È un atteggiamento psichico, una facoltà mentale, un’arma. È sicuramente innata. Non si può comprare.

E la libertà? La libertà si conquista con la cultura, le buone letture, attraverso la consapevolezza di chi siamo e dove possiamo arrivare. Sicuramente siamo liberi se riusciamo a capire che la maggior parte dei desideri che oggi assediano i nostri pensieri sono indotti dalla società dei consumi e non dalla nostra volontà."

Il corpo invaso di Elena Bibolotti, in un  ormai troppo lungo periodo di femminicidi, inizia con un assassinio di un uomo, del marito, da parte della moglie. Lei lo ha ucciso fracassandone la testa perché lui l’ha sorpresa in un bordello. Lui era andato per un appuntamento con una prostituita e proprio quella prostituita scopre essere la moglie. Da qui da un matrimonio e da una storia narrata dalla donna per tutto il libro sapremo altro ma ciò che da subito emerge è che il matrimonio si basa su ricatto, sul potere, sulla disistima. 

La scrittrice Elena Bibolotti cuce una trama articolata sulla donna, sull’educazione al sesso, sull’uso del sesso. Ne vedrete i risvolti e quasi come un monologo teatrale ne seguirete i momenti così come li ho seguiti anch’io. 

Eccolo qui con ciò che leggiamo sul risvolto della copertina “Durante questa attesa ricostruiremo la sua doppia vita: l'infanzia di Imma vissuta assieme al padre. psichiatra militare, il perbenismo borghese che, al termine di una serie di scandali, ha ridotto la madre al silenzio e infine al suicidio. Un romanzo che racconta il masochismo femminile nato dai condizionamenti sociali, come teorizza gran parte della psicanalisi del 900, ed espresso attraverso le ferite di Imma, tagli amputazioni, fratture e sottrazioni, e il masochismo consensuale e gioioso vissuto dal suo alter ego, Veronica, attraverso il gioco erotico estremo.” 

Ippolita Luzzo


Elena Bibolotti si occupa del sesso che è attorno alle storie. Ha pubblicato:

Justine 2.0 (Ink Edizioni): Pioggia Dorata (GiaziraScriture/Kdp):

Conversazioni sentimentali in Metropolitana (Castelvecchi Editore): lo e il Minotauro (Gazia Scritture). Diversi racconti per 80144 Edizioni e per il Magazine Kulturjam. 

Con lo pseudonimo SadAbe: Mature, Storie vere con del sesso attorno; Bugie Private, Storie vere con del sesso attorno.

lunedì 28 settembre 2026

Cultura arresa

 Dal 28 settembre 2016 Scrivevo su Facebook

 “Esaurita l'animosità e la ribellione il pensiero rimane sempre fermo su: Cultura scrittura futura moritura est. 

Nel mio povero  paese di periferia leggere quel che si fa in nome e per conto di cultura è già un morire. 

Cultura fa rima con sepoltura. 

E sarebbe d'uopo  far condoglianze se non fosse pericoloso mostrarsi felici”

 Ippolita Luzzo 

lunedì 21 settembre 2026

Alessia Principe nel 2022 intervista Ippolita Luzzo

Sono trascorsi dieci anni dalla firma del primo pezzo apparso su un blog diventato di culto. Parliamo di Ippolita Luzzo, blogger, critica letteraria e creatrice lametina del “Regno della Litweb” che a Cosenza ha presentato il suo libro “Il primo pezzo non si scorda mai”.

10 novembre 2022

Nel regno di Ippolita Luzzo, dieci anni fa creò il blog “Litweb”: il suo canto (letterario) libero

 La appassionata critica, originaria di Lamezia, ha presentato a Cosenza il suo libro “Il primo pezzo non si scorda mai” (Città del Sole) che ripercorre i primi passi di un blog diventato di culto

Svelta, leggerissima nel passo anche sui terreni sdrucciolevoli dei temi considerati “intoccabili”. Chiedete a Ippolita Luzzo, critica letteraria senza polvere sulle spalle, cos’è la letteratura calabrese, vi restituirà un sorriso. «Non c’è, così come la letteratura femminile, non esiste». Eretica al punto giusto, indomita Joan de Wad, sovrana degli spiritelli dei boschi antichi nel Devon, ti travolge in un temporale estivo di calura e tempesta, scaldandoti al fuoco fatuo di un notturno in brughiera. Coltissima e affilata, non le manda a dire, non si incatena negli stereotipi, il suo è il canto libero di una sirena senza malizia. «La letteratura non può avere recinti di genere o geografici, è letteratura, punto. Esiste solo la scrittura e narratori che hanno la capacità di farsi strada ovunque grazie alle proprie idee».


A Cosenza Ippolita ha presentato il suo libro “Il primo pezzo non si scorda mai” (Città del Sole, pagg 96, euro 12) insieme alla giornalista Rosalba Baldino e al libraio Pino Sassano (Mondadori Cosenza), che ripercorre, titolo per titolo, il primo anno del “Regno della Litweb”, una contea virtuale che affaccia su promontori d’arte. Pittura, poesia, narrativa, impressionismi affettivi, disegnano lo skyline di uno spazio abitato da persone reali e non da fantasmi di avatar che passano e vanno via.


Il peso specifico delle parole

“Esiste l’amore, ne sono certa, esiste e continua a creare, a conoscere, a comunicare che la vita è amore, che mangiare un gelato allo yogurt bianco sulle strade di un paese sconosciuto può essere il più bel momento amorevole della nostra estate”, scrive sul blog. A Cosenza parla del suo amore per il giornalismo d’antan, quello delle lotte e dell’Europeo, degli editoriali che facevano opinione e tremare i polsi. In quei tempi la recensione era attesa e temuta, a scrivere di cultura era Claudia "Acidy" Cassidy, Oltreoceano, o la cianurica penna di Elsa Maxwell. In Italia, invece, Camilla Cederna allentava le trame del potere alzando un sopracciglio. Sembrano trascorsi duecento anni. Allora non c’era il chiasso multiforme delle espressioni sconnesse e ultrapop che i social riempiono con sacchi di "like", ma le parole erano mattoni e contavano perché avevano un’anima in ferro e non in bit.


C'era una volta la Nutella

Tutto è cominciato con un pezzo sulla Nutella, datato 2012. Le confessioni di uno scrittore che cercava conforto. Da lì una cavalcata infinita. Ippolita Luzzo nel 2013 vince il premio Parole Erranti il 5 agosto 2013 a Cropani, nell’ambito dei Poeti a duello, nel 2016 il concorso “Blog e Circoli letterari” indetto da Radio Libri a Roma. Dal 2017 fa parte della giuria del Premio Brancati e nel 2018 si aggiudica il Premio Comisso #15righe, dedicato alle migliori recensioni dei libri finalisti. Il suo blog viene nominato dal sito Correzione di Bozze fra le riviste letterarie più autorevoli. La Classifica di Qualità della rivista L’Indiscreto ha anche la sua impronta come giurata. Ippolita è ricercatissima nella sfera della narrativa, nel 2021 è presidente di giuria del concorso Sperimentare il Sud e nel 2022 è in giuria nel Premio Malerba. I giovani autori vedono in lei un porto in cui respirare, rifornirsi di idee e spunti, prima di riprendere il mare in perfetta solitudine, così come deve essere.

https://www.lacnews24.it/cultura/nel-regno-di-ippolita-luzzo-dieci-anni-fa-creo-il-blog-litweb-il-suo-canto-letterario-libero-t0yk86bo

Alessia Principe 



sabato 19 settembre 2026

Siamo cose sostituibili

 19 settembre 2023 

Siamo cose sostituibili. 

Anche per le persone a cui vogliamo bene e che ci vogliono bene. 

La mia cara amica mi chiama per andare al cinema.

 Restiamo d’accordo per domenica nel primo pomeriggio ma domenica lei non si fa sentire. 

La chiamo e lei mi informa che si è messa d’accordo con un’altra ad un orario diverso.

 Lei nemmeno mi avrebbe chiamato per comunicarmi il cambiamento, penso io. 

La incontro ieri e domando come fu Assassinio a Venezia e lei mi dice che fu horror. 

Siamo cose sostituibili e questo è l’horror

Ippolita Luzzo