Conoscevo Pina Majone Mauro già nel 1974 ma non ci eravamo frequentati perché allora stavo in una specie di carcere medievale per cui a casa prima del tramonto e senza altro da fare se non leggere e studiare. Ho rivisto Pina Majone Mauro ai funerali del marito, Albino Mauro, e da subito lei al momento delle condoglianze mi disse:-Vieni a trovarmi.- Ora eravamo entrambe in pensione, entrambe vivevamo da sole e benché lei di quasi venticinque anni più adulta divenne la mia amica più cara. Ogni giorno per ben due ore io salivo nella sua bellissima casa e parlavamo tantissimo di libri io le leggevo ciò che avevo appena scritto, lei mi leggeva le sue poesie, i racconti i saggi. Dal 2013 per anni ho poi presentato con lei Frontiera, ho portato Frontiera, le sue canzoni alla Calabria nelle scuole, ho presentato e organizzato eventi con lei, poi la terribile tragedia della morte di Carlo, il bellissimo e amatissimo figlio, uno degli uomini più gentili che io abbia conosciuto. A nulla valse per lei l’amicizia con Villari che la telefonava, a nulla valse la poesia, lei voleva morire per andare da Carlo. Scrisse Il portico della luna dedicandolo a Carlo e insieme lo abbiamo presentato ad una libreria che non c’è più e nemmeno Savina la libraiac’è più. Sono stata al suo compleanno proprio prima del Covid e lei benché ormai non più a casa sua ma in una struttura mi chiese se i suoi libri erano in Libreria Tavella. Amava moltissimo i suoi libri li amava perché era lei nei suoi libri con la grande ricchezza intellettuale. Di lei voglio farvi conoscere un suo testamento che lèggevamo e commentavamo spesso io ridendo con la mia risata benevolente verso i miserabili e lei con lo sberleffo verso ciò di cui non aveva stima.Il Regno della Litweb di Ippolita Luzzo
DOMENICA 2 NOVEMBRE 2014
Frontiera di Pina Majone Mauro.-Miscellanea a cura di Ippolita Luzzo
Frontiera di Pina Majone
Miscellanea a cura di Ippolita Luzzo
Per lungo tempo appagati e felici pag121
Bagnammo nel miele il pane dell’esilio
Oggi però remiamo all'incontrario
Nel mare della nostra indifferenza
Per ritornare dove abbiamo lasciato
Appese al muro le nostre chitarre
…
Non è ricca la pesca ma stasera pag122
Dopo una mensa odorosa di mare
Possiamo riaprire le finestre
Ad una notte da reinventare
Ad un mattino che s’indora di sole
Mentre io comincio con l’intitolare
Al vostro ritorno l’ultimo mio canto
…
Solo tornando s’impara a non partire
…
Ognuno ha il suo tempo e la sua storia pag33
Ma noi del sud non nascemmo vincenti
…
Se la storia non ignora se stessa pag34
Mai più saliremo sui treni dell’esilio
...
Il ritorno è un circuito della mente pag73
Che ripassa per vie dimenticate
E s’incatena al canto notturno
Di chi grida al cielo sottovoce
Un nome mai scordato che si perde
…
Mare via di sale per anime in fuga pag159
Dal proprio nome dalla propria fame
...
Bentornati alla casa alla foce pag74
Bentornati al fiume della vita
...
Torniamo insieme meglio se siamo in tanti pag145
Al mare alla casa al campo che lasciammo
…
Nell'asfittico spazio del destino pag185
Ritorno cavalcando la speranza pag230
Mare unico celeste paradiso pag231
In questo sud oscuro come l’inferno
Mare solcato dagli scafi insanguinati
Là dove il fato sbarrò la tua strada
Là io ti attendo in anima e dolore pag 231
anima che non sa dove cercarsi pag 232
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