Dal 2014 un articolo su Lamezia in strada: “Io pubblicherò postuma”, aveva promesso ai tanti lettori quotidiani sul suo blog. Una promessa mantenuta “a metà” visto che, in quello che lei definisce un “non libro”, la Luzzo ha raccolto i primi venti post scritti sul suo blog, inizio di un’esperienza a cavallo tra il “virtuale” e il “reale” che l’ha vista incontrarsi e confrontarsi con scrittori e giornalisti del panorama nazionale.
Ippolita Luzzo è tra le prime protagoniste in Italia della “litweb” (letteratura sul web), un fenomeno letterario nuovo che ha visto tra i suoi teorici Bruno Corino, allievo di Tullio De Mauro e dirigente dell’Istituto Montale di Roma. Uno stile irriverente di denuncia quando c’è da scoperchiare i tanti “sepolcri” imbiancati della cultura e della società “che conta”, toni appassionati quando si parla di persone “grandi” che lasciano il segno, che marcano la differenza tra la cultura “passerella” e la cultura che si fa dono per le vite degli altri: questi alcuni degli argomenti dei post di Ippolita che tutti possono leggere all’indirizzo trollip.blogspot.it , per riflettere, sorridere, sentirsi parte di quello che lei chiama “il suo regno”.
Basta “una tastiera” per fare litweb? Per Bruno Corino “la litweb è ben altro”. Gli autori “si formano nella consapevolezza che ciò che scrivono è destinato al web, e che il web rimarrà il loro centro critico e il loro pubblico”. Dalla nuova forma mentis degli scrittori viene fuori una scrittura “densa, intensa, e fortemente suggestiva”: densa per concentrare in uno spazio limitato una miriade di idee e di immagini; intensa per suscitare nel lettore un effetto duraturo; suggestiva per la brevità perché lo scritto rimanda sempre ad un altro senso che rimane inafferabile.
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