Un mio pezzo in festeggiamento al Premio Nobel Anne Carson
Le fonti dei classici – Disciplina d’amore – I lirici greci del periodo jonico
12 Agosto 2011
Come disciplinare il nostro animo con gli strumenti della cultura classica.
Il pretesto, l’occasione fortuita, nel 2011, per avere il piacere di far rivivere in me i versi amati, mi viene offerto ora quasi per caso e sempre per caso mi ritrovo ora a ripresentarli alla mia e alla vostra immaginazione. Una immaginazione, la nostra, che allora veniva incanalata, regole ancora osservate ci davano certezze, che noi chiamavamo ipocrisia e stupidamente ci davano da fare per cancellarle.
Nella animosità dei miei anni liceali e universitari, gli anni settanta, non coglievo allora l’effetto eversivo e nichilistico, ma solo l’ assioma della libertà e del tutto è possibile. Poi gli anni, poi gli effetti di una visione solo edonistica e priva di sacrificio, si sono visti sui nostri figli, sui nostri alunni e abbiamo capito, ancora non tutti, che bisogna recuperare e dare spazio, con energia, ai valori eterni della cultura greca e latina.
Presento solo alcuni dei poeti greci del periodo ionico, per una riflessione dolce sull’amore, che ora in televisione o sui giornali, o su internet, è solo uno scambio di corpi più o meno formosi, più o meno denudati. Sento parlare di “tronisti” mi parlano del “Grande Fratello” non li ho mai visti, ma vado al cinema e leggo i giornali e sarò anacronistica ma definire amore il sentimento che muove questi ragazzi verso le ragazze e viceversa mi sembra pretestuoso.
L’amore, se tento una definizione dal latino vuol dire a – moveo - muovere verso, muovere verso l’altro, andare incontro, conoscere, guardarsi, è passione anche.
Senza l’educazione dei testi greci sarei rimasta senza consapevolezza di un turbinio dell’animo, che avrei sentito, ma non avrei saputo interpretare, senza questa lezione non avrei chiaro che i sentimenti sono i nostri tiranni e che la nostra libertà non esiste se non impariamo a disciplinare i nostri istinti. Rendendoli universali e imparando a condividerli, sublimando il vortice di gelosia, possesso, invidia, ira, rabbia che a volte ci acceca, solo in alcuni casi riusciremo a dominarci.
Leggiamo allora con fiducia e sempre Seneca, cosi come fa mia sorella, che dai suoi studi tecnici è approdata con entusiasmo e profitto al de tranquillitate animi. Leggiamo le tragedie greche e facciamone uso, mettiamo in pratica e non ripetiamo errori già conosciuti.
Leggiamo versi dei poeti lirici greci e impariamo a dominarci.
Mimnerno Quale vita, che dolcezza senza Afrodite?
Quale vita, che dolcezza senza Afrodite d’oro?
Meglio morire quando non avrò più cari
Gli amori segreti e il letto e le dolcissime offerte,
che di giovinezza sono i fiori fugaci
per gli uomini e le donne.
Quando viene la dolorosa vecchiaia
Che rende l’uomo bello simile al brutto,
sempre nella mente lo consumano malvagi pensieri;
né più s’allieta guardando la luce del sole;
ma è odioso ai fanciulli e sprezzato dalle donne:
tanto grave Zeus volle la vecchiaia.
Se ai nostri adolescenti noi diamo questa chiave di lettura non per questo essi, non faranno errori, ma almeno sapranno di non essere i soli ad averli fatti. Non si colpevolizzeranno.
La poesia mi sembra meglio di una pillola antidepressiva.
Capire che in amore si può perdere la testa, la bussola, non ci impedirà di perderla, ma sicuramente ci permetterà poi, forse, di recuperarla.
Mimnervo Al modo delle foglie
… precipita il frutto della giovinezza,
come la luce d’un giorno sulla terra.
E quando il suo tempo è dileguato
È meglio la morte che la vita.
Grazie quindi ai poeti che come noi hanno gioito, e hanno pianto, e hanno trasformato il tutto in versi.
La nostra società invece trasmette modelli fintamente onnipotenti. Noi possiamo tutto- perché tutto comincia e finisci in noi – incuranti di qualsiasi sofferenza infligga il nostro comportamento, incuranti e inconsapevoli anche verso noi stessi, ci trasformiamo in realtà in impotenti, incapaci di relazioni e di stringere legami con i nostri simili. L’eros - ma anche altri sentimenti - , che servono a conservare la specie e a dare identità agli individui non può esistere tra persone senza volto. Maschere perfette – ma solo corpi –
Riprendiamo il lusso della memoria, del ricordo, dei rimandi, per avere ancora la possibilità di emozionarci.
Di essere sicure di vivere in un immaginario comune ma non omologato.
Teognide
A primavera anche Amore ritorna (Ippolita)
Si sveglia il ramo
A primavera anche Amore ritorna, ritorna coi fiori,
E ritorna a fiorire
Che fiorisce la terra alla stagion novella.
… è primavera
Eros allora abbandona di Cipro, l’isola bella, illusione?
a fecondare il mondo qui tra i mortali viene.
Per curiosità verso i miei simili, curiosità come diligenza, conoscenza positiva non pettegolezzo, ho frequentato (poco) ambienti diversi. Poi ho frequentato molto di più i miei libri, il cinema.
Dalle mie frequentazioni sporadiche ho capito che il cruccio maggiore di tutti in tutti gli ambienti è quello di essere riconosciuti, di essere amati, di essere però soli, di non essere capiti. Certo poi non ci si chiede se noi a nostra volta amiamo, capiamo, facciamo compagnia, ci accorgiamo della solitudine dell’altro. No!
Questo non ci interessa. I classici invece, la disciplina degli studi classici ci hanno sempre invitato a farlo. La riflessione sui nostri comportamenti e un sano sacrificio – fare un’azione per il bene altrui rende sacra la nostra vita, ci eleva. Abbiamo dimenticato che essere di aiuto ad un altro in realtà aiuta proprio noi stessi.
Ma questo altro deve essere anche il nostro più prossimo, il figlio, il genitore, l’amico altrimenti a che serve poi poetare.
Saffo- Tramontata è la luna
Il profilo storico nel quale hanno vissuto i poeti che stiamo leggendo.
Fra il VII e il VI secolo a.C. c’era un fervere fra gli uomini, nella società, più o meno come ora.
Era al culmine il movimento di espansione coloniale della Grecia nel bacino del Mar Mediterraneo, le colonie, dapprima legate alla madrepatria, diventavano autonome e all’aristocrazia si sostituiva una nuova classe, formatasi dal nuovo assetto. Lo sviluppo del commercio, dal baratto si era passati ad una economia monetaria, aveva dato sempre più importanza non solo al possesso della terra ma soprattutto al danaro. La nuova classe imprenditoriale e ricca, esattamente come ora, rivendicò il potere e lo ottenne – a volte con una guerra civile, a volte con il consenso, a volte con una figura nuova – Il tiranno.
Il tiranno cercava l’appoggio del ceto medio capace di finanziare l’esercito e le spese, ed il suo governo aveva un carattere antidemocratico, ma era capace di convogliare l’esigenze del popolo garantendone la simpatia e l’approvazione. Agli aristos che fino ad allora erano stati certi delle loro sorti questi cambiamenti portarono consapevolezza di un destino mutevole, instabile, impotenza e mancanza di mezzi per arrestare la trasformazione. Nella mentalità greca l’incerto futuro, il senso della vecchiaia, e l’instabilità, la sofferenza potevano essere attutiti solo con il sentimento di amicizia, d’amore, nella spensieratezza delle feste e sul piano politico invece l’invettiva, le violenza, lo scontro e il partito dell’amore. Tutto e il suo contrario. Esattamente come ora. La sopportazione e il senso della misura e una nuova religiosità quasi vicina al cristianesimo, l’orfismo, permisero agli uomini di trovare altre motivazioni. Si cantava allora con la lira, uno solo o con un coro, e fu chiamata anche poesia melica (da melos – canto o parte di un tutto).
Alcamane- Dormono le cime dei monti
Una poesia cantata nel simposio – forma di riunione maschile dopo il pasto serale con musica, giochi, (il bere, il vino era diluito con acqua, regolato per non ubriacare) le uniche donne erano presenti solo per divertire. Proprio come i simposi di ora. Cosi leggiamo sui giornali. Allora etere ora escort. Donne danzatrici, veline, flautiste, capaci di battute salaci, attrici, acrobate, giocoliere, massaggiatrice. Le liriche erano ispirate all’amore etero ma soprattutto verso gli altri uomini. L’età instabile favoriva come ora, come tutti i periodi storici di snodo l’atteggiamento licenzioso e libertino di chi non ha più grandi battaglie da affrontare, valori eterni da trasmettere. Forse in tutta quella confusione uno solo era il valore rimasto: il senso della misura, della disciplina
Ippolita Luzzo
Archiloco: Smarrimento
Nasce nel 648 a.c. forse a Paro Isole delle Cicladi. Soldato di ventura, mercenario, vive a Tasso, Nasso, Ubea e forse anche nella Magna Graecia. Sua la prima storia d’amore della poesia.
Mimnermo: Al modo delle foglie – Quale dolcezza senza Afrodite
Contemporaneo di Archiloco. Nasce a Colofonie nella Lidia vicino Efeso. Inventore dell’Elegia, la più antica forma poetica in lingua ionica.
Teognide: A primavera anche amore ritorna
Non siamo certi della sua esistenza, forse fu un aristocratico, nato a Megera di Grecia.
Saffo: Gioia d’amore – Tramontata è la luna – Gelosia
Saffo visse a Mitilene, ed era a capo di un tiaso una specie di collegio femminile . Si sposò ed ebbe una figlia.
Alcmane: Dormono le cime dei monti
Nato a Sardi in Lidia. Visse a Sparta intorno alla metà del VII secolo a.C. In quel periodo si organizza la seconda costituzione musicale in onore dei morti della seconda guerra messenica. Venivano costituite le gimnopedie, cori di uomini e fanciulli nudi.
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