venerdì 5 marzo 2021

Claudio Giunta Le alternative non esistono

 


La vita e le opere di Tommaso Labranca. 

Cinque anni fa, come oggi, Tommaso Labranca mi dà l'amicizia su Facebook. Io lo aggiungo al gruppo Litweb e lui mi toglie l'amicizia. A nulla valse il fatto che io mi scusassi su Messenger spiegando che Litweb ero sempre io. Lui, io credo, non è proprio andato a vedere le mie spiegazioni, ed io ho saputo della sua morte dal cordoglio di chi l'aveva conosciuto sempre sui social. Non lo avevo mai letto e non vedendo la televisione non sapevo neppure delle sue collaborazioni anche con Fabio Fazio. 

Ho letto però con grande commozione il libro, che a cinque anni dalla scomparsa, ha scritto Claudio Giunta su di lui. Un accuratissimo saggio. 

Ho conosciuto nel 2019 Claudio Giunta a Lamezia nel corso di una serata. Lui presentava con brio e intelligenza il suo libro "Come non scrivere. Consigli ed esempi da seguire, trappole e scemenze da evitare quando si scrive in italiano" (Utet) ed io ero estasiata di incontrare chi condivideva con me gli stessi pensieri riuscendo però ad esprimerli con tanta chiarezza e amabilità. 

Il saggio dedicato a Tommaso Labranca è dotato delle stesse caratteristiche: Chiarezza e Amabilità. 

Non conoscendo Tommaso Labranca ci affezioniamo a lui come ce lo propone Claudio e ripercorriamo i luoghi frequentati e le abitudini di Labranca come fosse un amico perso troppo presto. 

Ne seguiamo i suoi inizi, gli amici, gli amici che restano e quelli che vengono abbandonati senza una ragione, le sue passioni, una fra tutte quella fanciullesca per Orietta Berti, le sue stranissime feste a tema, e quando lui  incontra in Svizzera sul lago i due coniugi Miler che  chiama Eva Kent e Diabolik, così per celia. 

Guardo i video con Luca Rossi, ora rimasto a curare gli inediti, a pubblicare con la casa editrice che avevano messo insieme libri di nicchia. Nel 2013, assieme a Luca Rossi, avevano creato la  casa editrice 20090, dal codice di avviamento postale del paese.  "Tra i primi volumi pubblicati dalla neonata casa editrice figura Progetto Elvira. Dissezionando Il vedovo, un saggio sul film Il vedovo del 1959, diretto da Dino Risi. Nel 2015 la casa editrice 20090 e la Casa d'Arte Miller di Capolago, in Canton Ticino danno vita unitamente alla rivista Tipografia Helvetica. La rivista, guidata da Labranca e composta utilizzando il carattere Helvetica, si propone di raccontare "di arte, autori, libri, musiche, immagini, eventi e oggetti posti fuori dal mainstream editoriale, obliati, mai esplosi, felici di essere di nicchia".

Nel maggio del 2016, sempre per 20090, Labranca pubblica il saggio Vraghinaròda. Viaggio allucinante fra creatori, mediatori e fruitori dell'arte, incentrato sull'analisi del mondo dell'arte contemporanea. Nello stesso anno Labranca avrebbe dovuto iniziare una collaborazione con la rivista Linus, interrotta però dalla morte dello scrittore. Il primo articolo previsto per la rivista, Impressioni di settembre, esce postumo nel numero di settembre dello stesso anno. "

Fra le canzoni della sua vita Labranca mette una che io conosco e amo, "L'immensità2, qui cantata da Dorelli, ma era la canzone di Don Backy altro genio dalla carriera difficile e contrastata. 

"Rendere difficile un percorso semplice"  con queste parole di Labranca termina il saggio di Claudio Giunta, termina con il sogno di una "esistenza depistata, una esistenza così ben spesa e così buttata via" 

Resta in tutti noi il languore, il senso di vuoto, il desiderio di conoscerlo ancora, ed io comincio ad associare Labranca a Stirner, il filosofo anarchico dell'Unico, dell'Unicità. 

A Pantigliate, Garage della Maison Labranca il 18 febbraio del 2004 inaugura una decade di povertà, il 3 G sarà per gli anni zero quello che il muro di Berlino è stato per gli anni novante, scrive sull'invito. Una sensibilità aderente ai tempi lo portava a vedere i tempi scarnificati e gli orpelli veri orpelli, inutili a volte, troppe volte.

La dispersione, Dagli anni zero al 2016 Labranca si disperde in un po' di tutto, ed ora ci sembra altro, ci sembra quello sciupio che tante volte abbiamo osservato in esistenze segnate da "Una vita Difficile"

So che Labranca adorava Il vedovo di Alberto Sordi, io invece so a memoria Una Vita difficile e mi sembra sia questo il film che si srotola davanti a noi leggendo "Le alternative non esistono" lo stupendo libro di Claudio Giunta.

Ippolita Luzzo 

mercoledì 3 marzo 2021

Otto Marzo

 Un 8 marzo che non vi racconterò. 

Anche questo anno sarà 8 marzo. 

Una festa per finta. 

Le donne non sono una categoria e non sono tutte fatte con lo stampino. 

Ci sono donne buone e donne cattive, donne isteriche e donne pazienti, donne approfittanti e donne generose, donne prodighe e donne avare, donne vittime e donne carnefici, donne sceme e donne in gamba. 

Mi accorgo che bastava una sola distinzione: donne buone e donne cattive. 

Sarà questo 8 marzo la festa della distinzione perché io con molte donne non ho nulla in comune e queste nemmeno vogliono avere nulla in comune con donne come me. 

Distinguersi si può. 

Ippolita Luzzo 

lunedì 15 febbraio 2021

Memorie dal sottobosco Tommaso Lisa


Tommaso Lisa ci racconta come "La normalità quotidiana divenne una cornice nella quale inquadrare istantanee di frammenti e di ricordi prelevati dalla selva psichica." In questo "Memorie dal sottobosco" il sottobosco parla a lui, a noi, ne sentiamo il profumo, il profumo dell'insetto studiato da Tommaso, del fungo dove l'insetto abita, ed insieme tutti noi ci sentiamo abitanti di un paese alternativo "il paese delle meraviglie". 

Uno dei miei pezzi di alcuni anni fa si intitolava proprio Il paese delle meraviglie, intendendo, come intende Tommaso, il guardare la normalità quotidiana in frammenti, in dettagli e scoprirne lo sconosciuto, il nascosto, il piccolo e troppo lontano quasi eppure così vicino. 

Lo sguardo di Tommaso si poggia su un insetto dei Coleotteri, famiglia dei Tenebrionidi, uno sguardo lungo e protratto negli anni dall'infanzia fino all'età adulta. Ora ne ha fatto una "storia" che ci affascina, e lo seguiamo nell'appartamento all'ottavo piano della periferia di Firenze dove il suo papà ha proseguito la raccolta degli insetti, ed ora più di cento cassette piene di Coleotteri e Lepidotteri aspettano Tommaso. Lui ne sceglie uno solo, un solo insetto, nella categoria dell'unicità, dico io, amante dell'Unico di Stirner, e ci parla della famiglia a cui appartiene, la famiglia dei Tebrionidi, ben 18.000 specie di coleotteri neri. 

Nel bellissimo racconto ci sono gli scambi di mail con altri studiosi, c'è il filo che unisce il nonno, il padre e il figlio di Tommaso, negli affetti, c'è Google Earth, e quel viaggio, che si può fare con un clic del mouse lungo i boschi del Canada o tra le colline di San Miniato con lo stesso stupore di un viaggio fra i Coleotteri. 

Tommaso ci prende mano e ci racconta del primo allevamento di Tebrionidi fatto da bambino in una scatola di plastica trasparente che aveva contenuto cioccolatini. Noi lo seguiremo felici, ci sentiremo piccoli, piccoli, in un viaggio immaginario eppure reale. Guarderemo nelle scatole ogni forma di vita, separata dal bosco per essere ora sotto la lente dell'osservazione. 

Insieme al racconto tanti disegni, disegni di particolari piccolissimi, e ci spiega poi cos'è l'Entomologia. E io vi rimando alla lettura bellissima di questo libro ricchissimo di spunti di riflessione, di meraviglia e di stupore. C'è poi  la riflessione su questo nostro mondo ora con una economia predatoria "fondata sullo sfruttamento delle risorse" e la consapevolezza di essere intrappolato, lui con noi, da una vita uniforme  senza soluzione di continuità, fra auto, cemento, asfalto. 

Io ho amato moltissimo questo libro, lo accolgo nel grande Regno della Litweb e lo vado a rileggere nella beltà di una prosa limpida, di un raccontare affettuoso e calmo, nella meraviglia che solo può dare la vera letteratura. 

Ippolita Luzzo 

sabato 13 febbraio 2021

Storia di ordinaria follia

Storia di ordinaria follia   estate 2009

Ogni riferimento a persone ed avvenimenti reali  è puramente casuale

Come al cinema

Se vi sembra simile alla storia della vicina, dell’amica, alla vostra storia,

non spaventatevi… è tutto sotto controllo

Il tempo lenisce e involve    diceva   Petrarca

Panta rei   diceva Eraclito

Meno male… dico io

Anno che non so

Si dipanava giorno per giorno il vivere coniugale secondo ritmi e modalità sempre uguali.

- Buongiorno caro – 

- Buongiorno cara –

Gli esercizi di streching suoi, la pillola di “Eutrox” lei, 

in bagno lui – Cosa mi metto? – Chiede dall’altra stanza che funge da guardaroba.

Lei nel letto – Quello che vuoi poi passa da qui e vediamo. Il celeste lo vedo meglio con il beige, col nocciola, la cintura vuole più chiara. Ecco adesso va bene. Sei bellissimo caro. – 

- Ciao tortorella, quaglietta – cinguetta lui.

- Buona giornata - lei.

Poi la giornata si svolgeva.

Lei a scuola .

Lui ufficio – cantieri – operai – banche – amici.

Pranzo ore 13,30 – 14.

Lui – Buonissimo,  ti metto dieci, cento, mille. Hai cucinato benissimo, come sempre. Hai visto cosa è successo oggi? -.

Si discute di politica nazionale, internazionale, schieramenti possibili, probabili futuri scenari, alleanze, alta finanza, poi televisione.

 Commento – effusioni – riposo.

Alle 15,30 via di nuovo -.

Poi il nulla. 

Lui decide cosa fare, se rientrare o non rientrare, se cenare o ritornare, senza legami, senza rispetto per chi a casa aspetta, senza racconto delle serate trascorse quelle sì bene, fuori con altri. Senza dovere rendere conto e quando si torna a casa tardi o presto, c’è il telegiornale, c’è “Ballarò”, c’è “Anno Zero”, c’è “Porta a Porta”, c’è sempre qualcosa di importante.

 Ok, è per tutti così. Sempre? Lunedì – martedì – mercoledì- giovedì – venerdì – sabato – domenica. Si, anche sabato e domenica. Anche Natale – Capodanno – Epifania – Ferragosto e tutte le feste comandate?

Lei accetta per anni. Ne parla.

Con dolore, con rabbia, con rassegnazione, con ironia, con sarcasmo, con riferimenti letterari, con amiche, con lui, con sé stessa. 

Analizza, si spiega, si interroga, piange, strepita, si dimena, non parla più, osserva e incamera l’assenza.

Lui sorride, ogni tanto magnanimamente le concede anche uno sguardo, una carezzina, quella sì, ogni mattina, quella del buongiorno, meno impegnativa, più fugace.

I veri uomini si annoiano con le donne, i veri uomini preferiscono stare con altri uomini. 

- Ti sei mai chiesta perché non voglio mai uscire con te?  E’  perché mi  annoi. Tu sbagli il metodo. Cambia metodo – lui.

Lei, ripiegata, accetta le critiche, quale sarà mai questo metodo giusto in tanti anni non l’ha mai capito. 

Intanto oltre all’assenza succedono strane cose. La vita si evolve. Il tempo trascina con se polvere, anni, risentimenti.

Continuano a succedere strane cose in casa.

Chiave della posta che spariscono, la salute vacilla, finanziaria non concessa, una cavolata  e lei si accorge della violenza insita in quel buongiorno fiorellino, tortorella, quaglietta.

Quando lei ormai odia, suo malgrado, tutta la fauna avicola con la quale viene rappresentata, tutta la flora e il mondo vegetale, quando anche il buongiorno suona come una staffilata, trova la forza per dire basta. 

E a quel punto lui dice – é pazza, è stata manovrata da una setta, ha le magarelle nella testa. Chissà chi la spinge? – 

Già chissà! Ah,  saperlo!  



Questo pezzo fa parte di un racconto intitolato –Non sono la stazione Termini-

Un racconto diario  sulla dissolvenza di una dipendenza,  chiamarla amore mi sembra pretestuoso.

Piacque molto e molte donne  erano convinte che quella era sicuramente la loro storia

Così mi dissero in tante

Io non commentai, ma felice leggevo i miei pezzi dappertutto, felice di avere in mano un foglio e una penna, felice di avere con me, per sempre, tutti i libri che ho sempre letto.

 

giovedì 11 febbraio 2021

Il diavolo sulle colline di Cesare Pavese


Le Edizioni Urban Apnea ripropongono un testo di Cesare Pavese del 1949, con l'aggiunta di cinque poesie. 

Il testo, Il diavolo sulle colline, pubblicato da Dafne  Munro e Dario Emanuele Russo mi giunge come il segno del destino all'indomani di una trasmissione televisiva in cui io avevo parlato di un altro libro che aveva Pavese come argomento. Il titolo era proprio Pavese Non ci capisco niente Lettere degli esordi da L'orma Editore. Erano queste le lettere dell'adolescenza di Pavese, dai sedici anni fino ai trent'anni e stranissimo come le lettere siano un tutt'uno con il libro Il diavolo sulle colline, storia di amici sulle colline torinesi, storie di vagabondaggi notturni, storie di confessioni amicali, situazioni uguali a quelle con Pieretto, Poli, Oreste nelle confessioni delle lettere a Sturani, Pinelli, Monti. 

Ho perciò letto andando dalla vita di Pavese al romanzo e dal romanzo alla vita. " La vita è quel che siamo noi- disse Pieretto. Con loro anche noi chiacchieriamo seduti sull'erba, a guardare le colline, le storie strane che sembrano normali. 

Resto basita di quanto poco i genitori conoscano i figli, di quanto poco si conoscano fra loro le donne e gli uomini, che restano estranei, malgrado consumino qualche rapporto, di quanto poco si conosca la vita passata a bere o a sniffare o ad andare in giro, benché alcuni di loro, del gruppo debba studiare  per fare gli esami.


 Nel vagabondaggio sempre presente quel mestiere di vivere, quel senso complesso del soffocare. Ci sono in entrambi i libri le poesie di Pavese, prima che pubblicasse Lavorare stanca, ci sono i versi che hanno accompagnato le nostre giornate in cerca di luce. Nel libro Il diavolo sulle colline alla fine troviamo le febbri luminose, le tre poesie, in cerca della luce, nel 1928, e poi via via arriviamo a Verrà la morte e avrà i tuoi occhi del 1950, della primavera del 1950, di quell'anno in cui Pavese decide di finire quel "vizio assurdo" la sua inquietudine.  

Ringrazio con infinita riconoscenza e commossa per la coincidenza veramente amorosa l' Edizioni Urban Apnea e L'Orma Editore per continuare un discorso mai interrotto di poesia e narrazione:

Ippolita Luzzo 

domenica 7 febbraio 2021

Pavese Non ci capisco niente Lettere dagli esordi


 I Pacchetti, i libri pronti per essere spediti, sono raccolte inedite di lettere dagli epistolari di grandi personaggi della storia, della  letteratura. Sono leggeri e tascabili e la sovraccoperta può essere trasformata in una busta per essere affrancata e spedita con la sua bella lettera all'interno. L'Orma Editore  ama i libri e li cura con affetto infinito, e noi insieme abbracceremo queste meraviglie. Sono 37  I Pacchetti, con le lettere di Gramsci e della Austen, di Wilde e della Luxemburg, oggi con Pavese, affidato alla sapiente attenzione di Federico Musardo. 

 Federico Musardo raccoglie le lettere di Pavese, in un periodo che va dal 1924 al 1936, dai sedici anni dell'adolescenza ai trenta della età adulta, anno in cui Pavese esordì con la raccolta di poesie Lavorare stanca. 

Pavese scrive e conserva, forse consapevole che tutto un suo pensiero debba essere lasciato a noi, e scrive al professore di italiano e latino, Augusto Monti, scrive ai suoi amici, Mario Sturani e Tullio Pinelli, e noi lo incontriamo nel suo farsi scrittore, nel confessare dubbi e nel voler attenzione. Con le contraddizioni e gli amori, con la voglia di usare la scrittura per divergere dalle incombenze del vivere difficile, come poi ci dirà nel Il mestiere di vivere, il diario dal 1935 al 1950. 

Federico Musardo ci invita a leggere le mail per "scoprirne il piglio insolente da spaccone, il sorriso sornione, persino la voglia disinibita di divertimento" ed io ve li raccomando con la stessa affettuosità. "Più si è malcontenti di sé e più la firma si mette gigante" scrive fra parentesi Cesare Pavese a Sturani, nel novembre del 1924, ed io faccio la prima piccolissima orecchietta al libro, per pentirmene subito dopo, perché non dovrei sciuparlo, ma il desiderio di fermare con un mio segno mi sembra impellente quasi come quello di chi crede fermamente di avere vastità e verità con il libro in mano. Con un libro il mondo è nostro, sembra ci diciamo. 

Il libro è arricchito da fotografie dei destinatari delle lettere, conosciamo Sturani, Pinelli, Monti, e quello che poi mi sorprende, ma qui è un mio fissarmi, è leggere in una nota che Sturani si vedrà rifiutato un suo romanzo all'Einaudi proprio per l'opposizione di Pavese, ed io sono curiosissima di sapere ancora. 

A Tullio Pinelli il 18 agosto 1927 Pavese scrive: "E se amo anche i libri è perché in fin dei conti i libri sono parte del mondo, come le donne, gli alberi, le bestie, i fiori, i poeti, le fabbriche, le stelle e questa mia meravigliosa lettera" 

e sorridendo affabile dal mio "meraviglioso pezzo" un grande onore per me avere nel Regno della Litweb il delizioso "Pavese Non ci capisco niente" Lettere per noi

Ippolita Luzzo  

sabato 6 febbraio 2021

Finestra vista mare di Ariel Fonseca Rivero


 La casa editrice Ensemble ringrazia, alla fine, chi ha permesso di portare avanti il progetto di stampare e pubblicare bei libri. Ci sono i nomi di questa sinergia fra lettore e lettura, fra editoria e librerie, fra tutti noi che amiamo i bei libri. Mi piace molto stare qui a parlarne e a consigliare questo libro, tradotto con cura da Laura Mariottini e Alessandro Oricchio, un libro di racconti, e nella premessa Laura Mariottini ci parla proprio di cosa siano i racconti.

Nelle parole di Cechov il racconto deve tenere il lettore sospeso fino alla fine, in Poe la lettura deve durare da mezz'ora a due ore, in Quiroga il racconto è come un tiro alla freccia che non permette distrazione, in Cortazar la similitudine del racconto con la fotografia.

 Io amo moltissimo i racconti, quelli di Dino Buzzati e quelli più recenti di Simone Ghelli, quelli fantastici e quelli dove il gioco della vita raggiunge angoli dimenticati. Ho amato moltissimo questi di Ariel Fonseca Rivero, sette racconti con sette personaggi, che noi guardiamo come se fossimo alla finestra. L'immagine della finestra mi è familiare e sento familiare l'autore come se fosse un abitante nella mia casa. 

Mi leggo con attenzione anche l'intervista che Fonseca Rivero dona ad Alessandro Oricchio, un donare Cuba, l'isola di Fonseca, un donare le persone che vivono a Cuba, ciò che lui vede ogni giorno. Sono con lui, con la fatica di vivere con i pregiudizi atavici, con la violenza di cui non si parla mai, una violenza silenziosa: l'umiliazione. 

Nonostante tutto però il messaggio è sempre positivo e c'è sempre la lotta per raggiungere ciò che si desidera.

E poi c'è il mare.

Uno degli ultimi miei pezzi è dedicato a Piergiorgio Paterlini e al suo Stanno smontando il mare, ed in entrambi i racconti io sento il mare, l'odore della salsedine, e il mare che è movimento e sollievo. 

Imparo tutta l'intervista e sono d'accordo sul dono della sintesi per raccontare un urgenza, per raccontare e comunicare ciò che si ha dentro, senza etichette, per dirlo semplicemente. E fra i nomi amati da Fonseca trovo lo scrittore Abelardo Castillo Mondi reali, libro amatissimo qui a casa mia, nel Regno della Litweb. 

Finestra vista mare

Così, tanto per dire, uno dei racconti che riguarda una vita matrimoniale, un tradimento, e alla fine la violenza, la violenza dell'inizio. La lotta

Il viaggio, e qualcuno che se ne va, Carlos va via, e poi Carmen, cara Carmen, l'amore rende ciechi. 

Sette racconti per voi, per noi che amiamo i racconti, ed ora mi ricordo quegli altri racconti di Alessandro Raveggi, Il Grande regno dell'emergenza, e con lui e con  Raymond Carver affermiamo: "Mi piace quando nei racconti c'è un senso di pericolo o di minaccia. Ci deve essere della tensione, il senso che qualcosa sta per accadere, che certe cose sono messe in moto e non si possono fermare" nel grande Regno della Litweb

Ippolita Luzzo