sabato 13 febbraio 2021

Storia di ordinaria follia

Storia di ordinaria follia   estate 2009

Ogni riferimento a persone ed avvenimenti reali  è puramente casuale

Come al cinema

Se vi sembra simile alla storia della vicina, dell’amica, alla vostra storia,

non spaventatevi… è tutto sotto controllo

Il tempo lenisce e involve    diceva   Petrarca

Panta rei   diceva Eraclito

Meno male… dico io

Anno che non so

Si dipanava giorno per giorno il vivere coniugale secondo ritmi e modalità sempre uguali.

- Buongiorno caro – 

- Buongiorno cara –

Gli esercizi di streching suoi, la pillola di “Eutrox” lei, 

in bagno lui – Cosa mi metto? – Chiede dall’altra stanza che funge da guardaroba.

Lei nel letto – Quello che vuoi poi passa da qui e vediamo. Il celeste lo vedo meglio con il beige, col nocciola, la cintura vuole più chiara. Ecco adesso va bene. Sei bellissimo caro. – 

- Ciao tortorella, quaglietta – cinguetta lui.

- Buona giornata - lei.

Poi la giornata si svolgeva.

Lei a scuola .

Lui ufficio – cantieri – operai – banche – amici.

Pranzo ore 13,30 – 14.

Lui – Buonissimo,  ti metto dieci, cento, mille. Hai cucinato benissimo, come sempre. Hai visto cosa è successo oggi? -.

Si discute di politica nazionale, internazionale, schieramenti possibili, probabili futuri scenari, alleanze, alta finanza, poi televisione.

 Commento – effusioni – riposo.

Alle 15,30 via di nuovo -.

Poi il nulla. 

Lui decide cosa fare, se rientrare o non rientrare, se cenare o ritornare, senza legami, senza rispetto per chi a casa aspetta, senza racconto delle serate trascorse quelle sì bene, fuori con altri. Senza dovere rendere conto e quando si torna a casa tardi o presto, c’è il telegiornale, c’è “Ballarò”, c’è “Anno Zero”, c’è “Porta a Porta”, c’è sempre qualcosa di importante.

 Ok, è per tutti così. Sempre? Lunedì – martedì – mercoledì- giovedì – venerdì – sabato – domenica. Si, anche sabato e domenica. Anche Natale – Capodanno – Epifania – Ferragosto e tutte le feste comandate?

Lei accetta per anni. Ne parla.

Con dolore, con rabbia, con rassegnazione, con ironia, con sarcasmo, con riferimenti letterari, con amiche, con lui, con sé stessa. 

Analizza, si spiega, si interroga, piange, strepita, si dimena, non parla più, osserva e incamera l’assenza.

Lui sorride, ogni tanto magnanimamente le concede anche uno sguardo, una carezzina, quella sì, ogni mattina, quella del buongiorno, meno impegnativa, più fugace.

I veri uomini si annoiano con le donne, i veri uomini preferiscono stare con altri uomini. 

- Ti sei mai chiesta perché non voglio mai uscire con te?  E’  perché mi  annoi. Tu sbagli il metodo. Cambia metodo – lui.

Lei, ripiegata, accetta le critiche, quale sarà mai questo metodo giusto in tanti anni non l’ha mai capito. 

Intanto oltre all’assenza succedono strane cose. La vita si evolve. Il tempo trascina con se polvere, anni, risentimenti.

Continuano a succedere strane cose in casa.

Chiave della posta che spariscono, la salute vacilla, finanziaria non concessa, una cavolata  e lei si accorge della violenza insita in quel buongiorno fiorellino, tortorella, quaglietta.

Quando lei ormai odia, suo malgrado, tutta la fauna avicola con la quale viene rappresentata, tutta la flora e il mondo vegetale, quando anche il buongiorno suona come una staffilata, trova la forza per dire basta. 

E a quel punto lui dice – é pazza, è stata manovrata da una setta, ha le magarelle nella testa. Chissà chi la spinge? – 

Già chissà! Ah,  saperlo!  



Questo pezzo fa parte di un racconto intitolato –Non sono la stazione Termini-

Un racconto diario  sulla dissolvenza di una dipendenza,  chiamarla amore mi sembra pretestuoso.

Piacque molto e molte donne  erano convinte che quella era sicuramente la loro storia

Così mi dissero in tante

Io non commentai, ma felice leggevo i miei pezzi dappertutto, felice di avere in mano un foglio e una penna, felice di avere con me, per sempre, tutti i libri che ho sempre letto.

 

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