mercoledì 27 settembre 2017

Dietro l'arazzo. Conversazioni sulla scrittura con Antonio Tabucchi

Ho comprato questo libro al Salone del libro di Torino. Ho poi lasciato tutto il sacchetto con i libri accanto al letto da allora e ieri sera, per quella mia empatia con loro, mi sono sentita chiamare da questo libro piccino ma delizioso. Chiamare, proprio con il suono del verbo chiamare. Ho trascorso una stupenda serata leggendo e popolando la stanza dagli incontri con Alessandro Iovinelli che chiacchiera con Tabucchi a Parigi, da Tabucchi che chiacchiera con Luca Cherici, da Tabucchi che si trasforma in Pessoa, mentre io leggo di loro.
Una intervista chiesta a Tabucchi da Luca Cherici. Si erano incontrati a Pontedera per la presentazione di "Tristano muore" e si erano accordati per questa intervista. 
Luca Clerici conosceva tutti i romanzi di Tabucchi, e "Il filo dell'orizzonte" sarà una sua guida spirituale e fisica della città di Genova, dove lui si trova per lavoro. Tornato a Pisa Luca Clerici telefona a Tabucchi, a casa, a Vecchiano. "Mi rispose lui in persona" 
Leggo partecipe, amando ogni rigo scritto, lo leggo e mi sento presente.Vedo Tabucchi scrivere queste risposte e subito dopo le risposte si trovano scritte, alcune in corsivo, alcune a penna, alcune sui tasti, con le correzioni.Una vertigine di piacere. 
Per la collana diretta da Paolo Di Paolo "Racconti d'Autore" questa intervista "Dietro l'arazzo" Conversazioni sulla scrittura, io penso sia un vademecum. Una guida. Comincia con "Consiglio" una poesia di Pessoa, citata da Tabucchi a memoria. Ciò che si deve mostrare agli altri, consiglia Pessoa, è una cosa coltivata, come un giardino. Non falsa, coltivata. Come un giardino. La letteratura come un giardino. La scenografia della letteratura. E, continua Tabucchi, con Rilke, "Lettere a un giovane poeta" sulla inversione del tempo per leggere la nostra vita, per leggere come se ripercorressimo in un imbuto la nostra vita, la nostra vita come uno specchio, "lo sguardo ritornato"e tutto si capovolge.
"In questo senso posso accettare che ci sia una immissione della biografia nella scrittura. Ma solo in questo senso. Il resto non mi interessa. La vita e la letteratura stanno su diversi piani:la vita si può solo vivere" risponde Tabucchi. 
"La letteratura è una forma di conoscenza. Non fornisce le istruzioni per l'uso personale"
 La letteratura racconta l'imprevisto. La vita è fatta di imprevisti. E questo mi sembra la congiunzione. Nella letteratura puoi leggere l'imprevisto, nella vita lo subisci, mi ritrovo a pensare dopo aver letto Tabucchi. Quello che nella letteratura ti sorprende, ti spiazza, nella vita non hai il tempo di riflettere, ti succede e basta. 
Ippolita Luzzo  

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