giovedì 28 luglio 2016

I lampioni di Caltagirone

Il libro di Francesco Failla, uscito in questo luglio 2016 in libreria per la casa editrice EDB, mi ricorda il convegno tenuto a febbraio da Gaspare Sturzo, magistrato e pronipote di don Luigi Sturzo, presidente del Centro internazionale studi Don Sturzo, incontro su potere e corruzione, organizzato dal Circolo di riunione di Lamezia terme.  Ascoltai con partecipazione la storia svolgersi attraverso tutto il secolo, su come Don Luigi Sturzo già agli inizi del ‘900, “identificasse nello statalismo, nella partitocrazia e nello sperpero di denaro pubblico la radice della corruzione, denaro che lo Stato distribuisce attraverso meccanismi di tipo politico clientelare”.
Ho ritrovato in questo libro il senso e la fattualità dei gesti politici che Don Luigi Sturzo promosse nell'essere sindaco di Caltagirone, nel  far parte del consiglio comunale, come consigliere, dal 1899, a 28 anni. Era allora in vigore il non exepedit, pronunciato dalla Santa Sede, da Pio IX nel 1874, che aveva dichiarato inaccettabile per i cattolici italiani partecipare alle elezioni politiche del Regno d'Italia e, per estensione, all'intera vita politica italiana dopo l'annessione di Roma al Regno Sabaudo. L'elettorato cattolico quindi si asteneva  dal votare e dal presentare propri candidati. Man mano però ci fu un progressivo allentamento dell'interdizione fino alla abrogazione per opera di Benedetto XV nel 1919. 
Don Luigi Sturzo scelse  proprio la politica, la partecipazione, ancora prima dell'interdizione della disposizione papale, folgorato come San Paolo a Damasco. Così scrive Don Sturzo  " Ma quel che mi fece più impressione fu la vista di miserie inaudite in un quartiere popolare nel centro di Roma" Così decide di dedicarsi ad opere che portino sollievo. Già l'enciclica Rerum Novarum di Leone XIII andava verso una Chiesa capace di interpretare i bisogni reali della società.
I beni comuni. La luce, l'acqua, il vento, l'aria. Da sindaco, momento della sua vita che lui predilesse, avrebbe potuto illuminare il suo paese.
Questa la storia del libro:Una storia di inizio novecento: portare la luce elettrica a Caltagirone:Illuminare la notte strade e case.Tutti i due punti di un discorso diretto.
Mi ricorda molto una storia recente, quelle sulle pale eoliche, recentemente gestita male dai sindaci del comprensorio calabro, Pale eoliche al vento, in mano a società private che hanno accontentato con pochi spiccioli gli amministratori locali e i proprietari dei terreni. Avrebbero dovuto prendere lezione dalla visione di Don Luigi Sturzo questi sindaci ed applicare quella sua idea di"optare per la concessione in appalto a privati secondo un project-financing:i dati consentivano di deliberare l'appalto con un capitolato preciso, stabilendo la percentuale della partecipazione del municipio agli utili di esercizio." una piena compartecipazione del pubblico e del privato. L' officina elettrica, un esempio da citare ai ciechi amministratori delle nostre città.
il libro, scritto con linguaggio chiaro, segue le fasi che resero possibile la realizzazione dell'Officina elettrica calatina attraverso i verbali della giunta municipale e del consiglio comunale, attraverso la lettura del La Croce di Costantino e di altri periodici. Un libro utile.
Nella quarta di copertina le parole di Don Luigi Sturzo:"La fonte principale di vita degli uomini sono le idee. Se le idee mancano i fatti vengono meno"    
Gaspare Sturzo quella sera terminò il suo dire con un pensiero di Don Luigi sulla  moralità, un processo di formazione delle coscienze. La moralità va riempita di contenuti per un profondo rinnovamento civico”contro la “rapacità” della corruzione. Il Comune è un bene comune. I diritti del Comune sono inalienabili. Sembra oggi. Con le parole di Don Luigi Sturzo ad illuminare le menti e non solo  I Lampioni di Caltagirone  

1 commento:

  1. Grazie per la sua recensione e per aver colto il desiderio non solo di raccontare ma anche di condividere, nell'oggi, la visione sturziana di governo della cosa pubblica... le sono davvero grato. Francesco Failla

    RispondiElimina