venerdì 7 agosto 2015

Ade Zeno- L'angelo esposto

Ade Zeno, il funambolo che aspetteremo

Leggo e rileggo una storia scritta benissimo, alcuni momenti li trascrivo.
Guardo la bellissima copertina con un funambolo che  sta in equilibrio in alto lassù. Un angelo sembra, nel biancore lattiginoso del paradiso immaginato.
Seguo Ade, nelle sue vignette su Tersite, vignette  brevissime ed ilari, di una ilarità intelligente.
La stessa intelligenza e padronanza che si legge in queste pagine dove si narra una storia, tante storie che dovrebbero legarsi eppure sono staccate.
La storia del bimbo che aspetta il funambolo  e poi vuole imitarlo, proprio mentre lui sta lassù fra cielo e terra.  La storia del bimbo che verrà salvato, essendo precipitato nel fiume, proprio dal funambolo che si tuffa da lassù, è la storia più poetica.
Poi la storia racconta altro. La  racconta con maestria, con tecnica, ma senza più raggiungere il momento empatico iniziale. Come se la necessità  si fosse esaurita nel bellissimo quadro  delle prime pagine.
Di solito in tanti racconti che leggo succede tutto il contrario. Scrivono  molti con imperizia, senza ritmo e tecnica. Qui, invece, c’è già tutto, bisogna però seguire i consigli che lui stesso si dà.
L’impianto narrativo  segue una musica emotiva che va al di là, proprio sul filo del funambolo.

Dal libro:  

“Prima e unica regola della sua bibbia personale è: trova una cosa da fare, poi impara a farla bene, dopodiché innamoratene perdutamente. Grazie a lui, il ragazzo riuscirà presto a fare tutte e tre le cose nello stesso momento.” Dice Lilit
“Lilit riesce a fare davvero un mucchio di cose. Prima di tutto sa parlare. E quando dico parlare intendo proprio prodursi in discorsi degni del massimo rispetto, con tanto di costruzioni sintattiche ardite e divagazioni etimologiche da fare invidia a dieci pedanti messi in fila. Questo perché, in un passato nebbioso mai svelato in modo serio, il suo amico ha letto libri, divorato enciclopedie, frequentato università, conquistato titoli, per poi gettare tutto alle ortiche nello stesso istante in cui viene a sapere che la sua dolce mademoiselle  Risette  se la fa con un idraulico austriaco."
“ Ogni dettaglio è stato consegnato all'oblio. Che ne è stato della sua strabiliante celebrità? Che fine hanno fatto i suoi giorni migliori, i versi giusti? Sta tentando di raccontarmelo, si districa fra gli ingranaggi del ricordo, ma certe storie pesano troppo, devono versare dazi spaventosi alla banca della nostalgia, e lui sembra ancora parecchio lontano dall'ultima rata. Eppure non si rassegna, malgrado la sofferenza insiste a pagare.”
“Ho sempre pensato alla voce come a un organo vero e proprio, una parte del corpo non meno concreta di un braccio o di un orecchio, o dei polmoni che fino all'ultimo trattengono e spingono ossigeno. Sentirla parlare, arrendermi alla friabile parete di suoni che sapeva costruire pezzo dopo pezzo come un castello di sabbia in balìa delle onde, non era molto diverso dall'affondare nelle carezze dei suoi capelli di neve. Perché una voce non è mai soltanto una voce: è l’impronta di un corpo che nuota, il suo autografo, la sua seconda ombra. Una volta sbriciolata, ricordarla diventa via via sempre più complicato, quasi impossibile raccontarla.”
“ non è mai possibile essere del tutto soli. Eppure non riesci a togliertela di dosso, questa sensazione, perché in fondo gli altri non contano, le loro solitudini abiteranno per sempre altrove.”

Bellissimo inizio  “L’uomo sul filo ondeggia a due passi dall'abisso come se niente fosse. Il cavo metallico disteso tra l’estremità più alta e il punto invisibile che tremula dalla parte opposta del ponte si flette sotto i suoi piedi nervosi deformando la linea retta in un lungo accenno di curva. È il segno tangibile del passaggio, una specie di firma fluida destinata a sparire sotto il peso di ogni movimento per poi ricomparire un attimo dopo, e via così, su e giù, su e giù, fino all'ultimo passo.

L’uomo sul filo autografa il cielo.

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