venerdì 10 luglio 2015

Maschere di vetro e polvere- L’Amore Cattivo

Maschere di vetro e polvere (Falco Editore) 
 L’Amore Cattivo (Giraldi Editore)

L’ incipit di L’Amore di cattivo di Francesca Mazzucato dialoga con Maschere di vetro e polvere di Jesa Aroma.


Scriverò del libro di Francesca in un altro post, per ora mi piace immaginarli così.
Da Francesca “non una traccia di polvere, nessuna sbavatura, andrà bene, ripete, andrà tutto benissimo.
L’amore feroce, quello delle bestie selvagge.
Che scortica, taglia, incide.
Quello storto, che diventa crimine.
L’aveva conosciuto troppo presto.
Le era rimasto addosso come un’ustione.”
Vetro e polvere. Maschere, dice Jesa Aroma, e con lei molti altri  autori,  siamo tutti maschere.
Opera prima di questa autrice calabrese, il libro racconta una vicenda di riscatto e liberazione da un amore cattivo.
La trama svolge con temporalità consequenziale, forse troppo  veloce gli avvenimenti, così il ritmo, che  ha pagine molto musicali, segue la vicenda, scandendo i fatti.
 Per l’autrice, come per noi lettori, il grande amore per tutti i libri letti trasforma ogni nuovo racconto in un continuo atto d’amore verso gli altri libri che hanno salvato i loro lettori.
Penso che per Jesa sia stato Pirandello e le maschere che indossiamo, così lei scrive, facendo domandare alla protagonista se diventerà folle anche lei “ Ogni realtà è un inganno” Uno, nessuno e centomila.
“quindi tutto quello che mi sembra vero non lo è, è solo un trucco. Ognuno di noi indossa una maschera e noi non siamo altro che la maschera che indossiamo giorno dopo giorno”
Maschere di vetro e polvere, è uno stranissimo impasto. Mi sforzo di immaginare tale maschera sul viso. Taglierebbe? La polvere appiccicata al vetro? Nel mio visualizzare mi arrendo e guardo bella copertina inquietante e con risvolto splendido viso e sorriso di Jesa a porgere un racconto di possibile salvezza.
Mentre scrivo, nella calura di luglio, il mare azzurro sul tavolo del pc, il sole squaglia Snoopy sulla sua cuccia,
e tutti i mostri dentro e fuori svaniscono.
Dalla lettura di romanzi con vittime e carnefici, dalle letture ci rimane l’ultimo scatto. Lo sfraghis, il segno della salvezza. Il segno che gli ebrei fecero sulle porte per essere riconosciuti  al passare dell’angelo del Signore che passerà oltre, nella Pasqua di salvezza.
Rimane il sollievo e la certezza che buoni libri servano sempre a liberare chi prigioniero è o si sente dietro una maschera di vetro e polvere.



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