giovedì 25 dicembre 2014

Perché mille auguri, tanti auguri? Uno solo non basta?



Perché mille auguri, tanti auguri? Uno solo non basta?
Mi piacciono i giorni lieti e mi piace il prossimo, ma non capirò mai questa abitudine di sfilacciar questa parola dal suo tessuto originale e darla poi senza un aggancio, un suono che non senso ha.
Che senso ha dar mille auguri a sconosciuti,. oppure a  conoscenti, che incontri sbadata al supermercato, che senso ha stringer la mano e mandare auguri a zii, nipoti, a cognati e parenti di cui hai dimenticato persino i capelli?
 Nessun senso. Eppure si fa ed io mi sorbisco la telefonata di sconosciuta, di tempo che fu,  che mi dà auguri, ogni anno lo fa, forse anno scorso le risposi male, domandai:- Perché mi telefoni e mi fai gli auguri?- 
Questo anno ho imparato e ho detto grazie, e telegrafica ho commentato ai suoi auguri, da sconosciuta che si ostinava a sentirsi educata. 
Preferisco chi, fra color che non sento affatto da anni, quelli che non telefonano più a Natale, Pasqua e Capodanno per far mille auguri di falsità.
Nella gassificazione della parentela, dei rapporti che non esistono più, dovremmo abolire questo rituale che mi fa venir il mal di testa, mi obbliga a stare poi rintanata almeno due giorni per non dover sentirmi augurare mille e tanti milioni di auguri da chi non conosco e neppur mi conoscono, da chi non frequento e da chi  non mi invita ai loro riti culturalconviviali.
Adesso, nel mondo culturalcomposto,  costoro hanno imparato un’altra sadica ipocrisia e mi chiedono:- Come mai non ti fai vedere oppure non vieni ai nostri raduni?-  Ribaltando su me che rispondo sussurrando:- Ma se non lo so, come faccio a venire?- e mentre ancora non ho finito, loro, i culturalcolossal di gite e convegni, son già andati avanti e augurandomi milioni di auguri hanno azzerato disinteresse e curiosità, facendo calcoli su quanto guadagnano a star con me un momento di più.
Niente guadagnano e neppur io, anzi io mi annoio, infatti non ho tessere varie, ho solo pochissimi miei piaceri, un film, un dipinto una musica e un libro che sono loro a farmi un augurio, uno solo,  quello di esser capace ancora di gustare la bravura, quella vera. 
Un augurio sincero dal prossimo al prossimo che non è tuo come te stesso.

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