giovedì 6 febbraio 2014

La pittura di Maria Bicci e di Ines Bova




Dilettanti allo sbaraglio, era il titolo della Corrida di Corrado, in quella trasmissione si presentavano sulla scena bravi e meno bravi al giudizio di trombette, piatti e fischietti  e  quel titolo purtroppo associò alla parola una connotazione negativa che, in realtà,  non ha.
Dilettante, participio presente del verbo dilettare, vuol dire colui o colei che fa qualcosa con piacere, si diletta e vorrebbe dilettare,  un puro piacere che gioia  da.
Autodidatte entrambe e senza scuola, scuola pittorica intendo, che di scuola, dopo mezzo secolo, Maria ne è appena uscita,
 autodidatta, colui o colei che impara da sé, spesso si dice anche ciò in termini riduttivi, come se, solo alti studi possano dare l’estro e la curiosità di immergere pennelli o inchiostrare versi.
Noi prendiamo i due lemmi in positivo e siamo fiere di essere dilettanti, autodidatte e alla prima esperienza, io per esempio non ho mai presentato una mostra di pittura, non è quindi  un mestiere questo, io parlo  per amicizia, per simpatia e per trasporto, loro due dipingono…
I colori di un’amicizia, è il titolo della loro prima uscita e …
 questi quadri sono un bellissimo dono di due amiche che, giorno dopo giorno, stabilendo il giorno della settimana, si sono incontrate in un piccolissimo  forno, ed hanno impastato colori all’odore delle zagare in fiore, al miagolio dei gatti, al profumo delle rose, del gelsomino, mentre prendevano forma sulla tela paesi, barche, marine, spiagge, visi, alberi, sorgenti irruenti, prati sferzati con  erba ondeggiante.
Allora che Maria desiderò dipingere l’erba mossa dal vento, eravamo ad una mostra di Azzinari, guardavamo incantate i suoi paesaggi, le radure, i campi, tutto quel verde in movimento e lei, benché timida, chiese come si potesse ottenere questa magia.
Lui rispose evasivamente, era un suo segreto e lei tornò rimuginando a casa e guardò gli oggetti che aveva intorno per individuare con cosa  avrebbe potuto trasportare sulla tela il movimento. Lo individuò.
Quando i suoi quadri presero a muoversi, giustamente e sorridendo fece una ideale linguaccia ad Azzinari…
Ines intanto lasciava da parte i suoi quadri naif, ingenuo, vuol dire il termine in francese, nativo in latino, che nasce da noi, in noi, spontaneamente sorge,  ricordo di un mondo fanciullesco e semplice che aveva popolato la sua infanzia e adolescenza, quei dipinti senza prospettiva, fatti di  piccoli uomini e piccole donne, panni appesi a balconi, una visione poetica e magica della realtà. Ines  regalava i suoi quadri ad amici, a persone che  stimava, in segno di riconoscenza.
Ines ha sempre dipinto, fin da bambina, al contrario di me che, quando il mio professore  mi dava da fare un disegno lo spiegavo con frasi … lei  dipingeva il tema.
 Ines, dicevo, dall’incontro con Maria, inizia a dipingere altro.
I nostri tre Papi,  la Sacra famiglia, immagini, visi, e paesaggi con stile adulto, con decisione, con ombreggiature quasi simboliche.
Le due amiche si influenzano l’uno con l’altra, mantenendo sempre una grande indipendenza di idee, poi fanno vedere a casa ai mariti…
E qui dobbiamo ringraziare i due mariti che… quando le due tornavano a casa, convinte di aver fatto un capolavoro, loro diretti e obiettivi scuotevano la testa, ne vedevano e sottolineavano i difetti senza scoraggiare…
Beh, mica la prendevano bene le pittrici, anzi meditavano vendetta, però  i mariti, erano così propositivi, malgrado le stroncature, così fiduciosi, così sicuri che, rimaneggiando, il quadro sarebbe venuto fuori che loro si rimettevano con maggiore lena al lavoro.
Dobbiamo ai mariti, al loro incoraggiamento se Maria e Ines hanno deciso di mettere i  quadri in esposizione.
In effetti tanti di noi chiedevamo di vederli, tanti di noi li abbiamo visti mentre nascevano, mentre cambiavano, crescevano e si moltiplicavano, e molti di noi avremmo avuto piacere di vederli insieme così… eccoci accontentati
Allietati da orchidee bianche e da fiori… i  quadri si specchiano  e conversano. Sembra di essere nella serra di Nero Wolf
I colori di un’amicizia  questa tre giorni, questo vernissage, senza critici  e senza pretese solo un incontro collettivo per festeggiare un’arte, la pittura, per festeggiare un dono divino.
Un dono dello spirito che regala a tanti, a molti, l’abilità di donare a loro volta emozioni sotto forma di canzoni, musiche, film, racconti, e dipinti affinché tutti noi ne possiamo fruire ed esserne gioiosi. 
Serenità dai quadri di Maria e abbracci da quelli per Ines, stasera, con insieme la certezza di far parte di uno stesso convivio… un banchetto  fra eguali
Lo storico Vico afferma che ogni momento collettivo e individuale nasce da una grande emozione, poi viene il momento della riflessione, dell’impegno, dello studio e della realizzazione.
Infatti l’arte nasce da una spinta inconsapevole e istintiva che porta l’uomo in un altrove fantastico a vedere con occhi nuovi il quotidiano che abbiamo sempre davanti e poi questo stesso vedere l’artista vorrebbe mostrarlo a noi.

Loro due hanno fatto un lavoro stranissimo ai miei occhi.

 Abituata io all’immagine classica del pittore con cavalletto e tela in boschi e praterie, vicino ad un ruscello oppure con una modella in posa, mi sono dovuta abituare al loro modo che, senza uscire dal forno, dipingevano con l’ausilio di immagini varie scelte  da luoghi diversi secondo un piacere immediato.
Sulla tela quelle anonime cartoline, quelle immagini prendevano vita e personalissima interpretazione di colori risultando lontani e vicini dell’originale.
Ed ho capito la trasformazione…
Che noi possiamo ora con occhi liberi e sereni gustare nei quadri stasera in mostra…
Dalla sirena Ligheia  che Ines ha donato al centro di neurogenetica
…Alle erbe lacustri di Maria, ultimi loro quadri  che camminano insieme per donarci il sogno  di una trasposizione su tela della vita con colori ad olio, con pennellate man mano più decise, con tinte aranciate, gialli pastosi, azzurri luminosi e poi  trasparenze oltre le quali riusciamo a vedere le pietre, il fondale o solamente i riflessi dei raggi del sole…
    Ora  un augurio ironico e simpatico  rivolto a tutti noi…

“Sto ancora imparando”, disse Michelangelo a 87 anni. Per i prossimi giorni, lo nomino nostro santo patrono. Se ci ispireremo alla sua instancabile curiosità, forse la nostra fame di nuovi insegnamenti aumenterà. ci renderemo conto che non sappiamo tutto quello che c’è da sapere e non abbiamo acquisito tutte le competenze che siamo destinati ad avere. Siamo tutti  ancora nella fase iniziale dell’esplorazione di esperienze importanti per diventare le persone che vogliamo essere. Anche senza iscriversi ufficialmente a una scuola, è ora di portare la nostra istruzione a un livello superiore.


con l’augurio di poter fruire ancora del piacere di ammirare i vostri lavori  vi prometto che studierò tutta l’arte … In nome della pittura …di Domenico Purificato, il libro che mi è stato regalato lo stesso giorno che ho saputo della mostra e che nelle  pagine dopo pagine   ho letto quanto sia naturale, spontaneo, arcaico e primordiale  il gesto stesso e l’attività o pratica del dipingere.
E termino domandandovi:- Che cos’è in fondo un quadro?
Se non una poesia dipinta…- e che cos’è una poesia?- se non un  quadro in versi…
                                                                          Ippolita  Luzzo

   

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