Ai titoli di coda mi sono commossa e ho quasi pianto per questo bellissimo racconto di Michele Mari I convitati di pietra, che ha vinto con merito Il Premio Strega 2026.
Un libro delizioso, divertente e pur nelle aberrazioni compiute dai compagni di classe rimane un libro dove la bontà rimane, dove il bene vince e il male perde, come diceva un personaggio di Verdone in suo film.
Un libro dove il cinema è protagonista con battute celebri, con elenchi di titoli, con attore amatissimo tale Gene Hackman.
Un libro dove i fumetti sono amati, amatissimi e io vi ho trovato i miei cari Superman, i disegni di Jacovitti sul mio diario della III A al liceo Classico Francesco Fiorentino di Lamezia Terme stesso anno dei protagonisti del libro.
Vi ritroverete nelle strade di Milano, qui, nelle chiese di Milano, faremo poi un pellegrinaggio per quelle chiese citando quei compagni di classe al loro ultimo saluto, e ameremo immaginarli quei compagni di classe nella loro scommessa alla vita. Un libro che svela inganni e quindi un libro prestigioso:Prestigioso, dall’etimo sinistro, pagina 41, ha origini latine molto particolari. "Prestigioso" deriva da praestigiosus (da praestigiae, "illusioni") e indicava l'inganno. Michele Mari I convitati di pietra a pagina 41
Un plauso al Premio per aver doppiamente premiato un libro che è riuscito dopo tempo a tenermi incollata alla lettura e ora me lo rileggo
Ippolita Luzzo
"Rivadeneyra si abbandonò al sogno di un'ulteriore stretta: un solo premio, tutto il premio, per un unico sopravvissuto…Bastava che fino all'ultimo l'adrenalina scorresse impetuosa, e per questo si doveva alzare ancora l'asticella. Aspettare di essere in tre (ammesso che lui ne facesse parte) per votare l'emendamento era troppo rischioso, perché la prospettiva di mettere le mani sulla propria parte, e subito, dopo decenni di attesa, avrebbe fatto cadere la proposta, Bisognava dunque parlarne con un certo anticipo ma senza scoprire le carte, con accenni discreti e ipotesi buttate là come giochi accademici per far sí che anche gli altri familiarizzassero con l'idea. Certo, non gli sfuggiva l'obiezione per cui i tre vincitori, giunti verosimilmente a un’età fra gli ottanta e i novant'anni, e avendo data prova di una longevità che ne avrebbe potuto fare dei centenari, si sarebbero dovuti sobbarcare l'onere di un'ulteriore, snervante attesa, lasciando finalmente all'unico superstite, ormai una mummia decrepita, ben poco tempo per godersi il premio. Ma era proprio quello il punto, che non c’era nulla da godere! Era nello spirito del gioco, che i vincitori o il vincitore non godessero nulla! li denaro era un pretesto, il vero premio era la vittoria” a pagina 66 mi ritrovo a fermarmi a mettere un foglio, un segnalibro artigianale per fermare il momento in cui alla riffa che la III A fa alla cena della maturità si prevede un emendamento. “
Leggendo Michele Mari arrivo a pagina 78-79 e poi ancora a pagina 86-87 e poi a pagina 125 “Rivadeneyra guardava il foglio bianco che avrebbe messo nella busta da sigillare con la ceralacca per allegarla al testamento olografo. Si sorprese a pensare alla beneficenza, un’idea che aveva fortissimamente avversato quando era stata proposta tanti anni prima: possibile invece che avessero ragione loro, che la riffa avrebbe avuto un senso più alto se avesse implicato un finale all'insegna della generosità? Non era poi così difficile ammetterlo, soprattutto ora che la vita se ne stava andando e tante cose che avevano avuto un senso non lo avevano più”
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