martedì 5 maggio 2026

Gli istrici di Valentina Di Cesare


 «È come se ci fossero due assi nella vita, quello orizzontale – delle nostre relazioni, dei nostri amici, delle persone che ci accompagnano nella vita – e quello verticale, che ci lega alle generazioni dei nostri figli e dei nostri genitori, nei nostri nonni. Ho la sensazione di aver sempre vissuto nell'asse orizzontale, e adesso, con il passare degli anni, mi interessa l'asse verticale».

Emmanuel Carrère a Che Tempo Che Fa.

Leggo e riporto questo e ritorno al bel libro di Valentina Di Cesare


Gli istrici, un libro su rapporti stratificati, immutabili, che il tempo sedimenta in rancori, in colpe, in mancanze fra vicini, fra abitanti di un paese che si spopola così come si spopola il paese dei nostri familiari, delle nostre relazioni. Il paese cos’è se non un asse orizzontale che si interseca con un asse verticale? Leggo Valentina con questa domanda mentre svaniscono i paesi ““I cambiamenti si scorgono col tempo, quando un fatto accade non significa niente, ma alle strade e a quella piazza deserta Francesca non si era ancora abituata. Tanto vi aveva udito voci e visto gente transitarvi, che certi giorni aveva un senso di straniamento e si domandava dove fossero finiti il passato che aveva vissuto e il futuro che aveva immaginato. Guardandosi intorno come una turista di passaggio, scopriva di tanto in tanto un lavoro iniziato e mai finito intorno a un tetto, la porta di un vecchio fienile sfondata (da chi? E per quale motivo?), un cartello con su scritto 'vendesi', una gettata di cemento sopra una buca. Il paese era suo, Iì era nata e aveva trascorso ogni giorno, eppure da un po' lo scrutava smarrita come se appartenesse al vento o a un mago maldestro che lo distruggeva lentamente, nell'indifferenza dei pochi rimasti. Pagina 65 Gli istrici.         

 "ricordare, significava rimettersi a fare i conti con le solite domande di sempre. Eppure, nonostante i muschi tra un muro e l'altro o le ortiche a divorare gli angoli delle strade, nonostante le porte ammaccate e stinte e gli Intonaci sciupati dall'incuria, lei sentiva che lungo quelle strade la vita non se n'era completamente andata. Lei stessa era viva e non aveva mai abbandonato il paese e altre persone come lei, avevano contribuito a conservare vivi quei vicoli, concedendo loro ogni giorno il passo, il respiro, i lamenti. Scegliere di restare per sé stessi e forse anche per gli altri, per dare l'opportunità a chi se n'era andato di tornare quando voleva. Forse restare, pensò Francesca a testa bassa quella sera, aveva avuto quel significato: dare la vita a qualcosa che altrimenti sarebbe morto. C'erano anche i gatti, abbastanza numerosi, buoni per uccidere qualche animalaccio e facili da intimorire con le bottiglie d'acqua di fianco ai vasi e alle fioriere. E insieme ai gatti, i cani, anche se in numero inferiore, coi loro corpi smunti e gli occhi umidi. Poi le lucertole, con le loro  piccole teste triangolari, allungate sui muri e sotto i balconi, i pipistrelli a piroettare attorno ai lampioni, pag 89 leggendo leggendo vi aspettiamo al Maggio dei libri giorno 8 e 9 

Ippolita Luzzo 

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