lunedì 22 novembre 2021

Apuleio

 Prefazione-23 luglio 2011-07-23

IL libro l’amore al tempo del cellulare- la favola di Apuleio Amore e Psiche-  uno speculare dell’altra.

Che estate bellissima! Io pensavo di essere nel 2011 ed invece ero ancora nella classicità- nel primo secolo dopo Cristo- sono una contemporanea di Apuleio- sono nella favola di Amore e Psiche- sono al tempo del cellulare- sono al tempo dei rapporti virtuali. Non ci conosciamo e niente facciamo. Beh! Apuleio qualcosa faceva pur fare! La notte, però! Amore arrivava, ma non doveva essere visto, e intanto Psiche doveva restare tutto il giorno da sola, in un palazzo magnificente servita e riverita da voci invisibili. Mi sa che Psiche non era proprio messa bene nemmeno lei, come tutte noi d’altronde! Quando prese dalla malia stiamo a ciondolare in attesa della voce dell’amato e non vediamo nulla intorno a noi. Ma poi arriva il dio Amore e che felicità! Questo nella Metamorfosi di Apuleio. 

Al tempo del cellulare e del virtuale, tutto deve restare solo una voce, dolce, carezzevole, affettuosa ma solo una voce. Ci sarà un essere umano dall’altra parte? Mah! Quando Psiche, spinta dalle sorelle, che erano riuscite a trovarla, va a vedere chi ha al fianco, lui scompare. La lascia sola, in attesa di un bimbo, nella disperazione più totale. Lei si aggrappa a lui e lui continua a volare finché lei esausta sfinita cade in un prato. 

Non è mai cambiato nulla, sembra solo realtà! 

Questi rischi non si corrono al tempo del cellulare. I protagonisti non si conoscono, non si conoscerebbero mai, se la donna non insistesse tanto, perché è la donna che insiste, che vuole. Gli uomini, ormai, vogliono solo testare la loro bravura, vogliono solo vedere se sono capaci di sedurre, di indurre la donna a chiedere. Perché l’uomo non deve chiedere mai! Deve negarsi. E’ il primo comandamento dell’ars seduttiva. Ma quando la donna chiede lui si è già annoiato e sparisce. L’ha trasfigurata, l’ha resa angelicata, e lei non ha retto alla trasformazione divina ma terrenamente gli ha chiesto altro: attenzioni, presenza, una carezza e una soddisfazione del desiderio. Troppo normale per l’uomo. Troppo banale per l’uomo di tutti i tempi dal dolce stil novo ai decadentisti dall’uomo di potere agli omettini che incontriamo per la strada. La donna è sempre il pericolo numero uno, anche al tempo del cellulare. Esigente, un po’ zoccola, ma cosa vuole? Psiche comincia a cercare lo sposo sparito e lui è già andato dalla mamma per farsi curare la bruciatura alla spalla causatagli da una goccia di olio bollente caduta dalla lucerna in mano a lei. Poverino! Dalla mamma, pure lui! Mamma che odia la nuora. Pure lei! Sempre le donne una contro l’altra, mai a fianco. Anche ora. Ci scrutiamo, ci spiamo l’un l’altra, ed invidiamo nell’altra quel che pensiamo lei abbia e noi non più, critichiamo, soppesiamo vizi e virtù, senza pudore, senza disciplina. Non è un bel vedere nemmeno fra donne. Anche Psiche non trova aiuto. Le dee non vogliono inimicarsi Venere. Hanno paura. Hanno paura anche le donne e diventano cattive, acide, invidiose, pettegole. Non è proprio un bel sentire! Se lo fanno anche le dee! Non c’è speranza di rapporti leggeri –leggeri. Ah Calvino col tuo elogio alla leggerezza! Com’è pesante quaggiù! Anche al tempo del cellulare! Anche fra brave persone! Ma quale amore, ma cosa amore, ma dove amore, se l’amore non conosce me… Eccomi… Così cantava Mina qualche tempo fa. Cara Mina tu ce l’hai cantata e non abbiamo capito, meno male che ci sono gli scrittori che cela raccontano tutta, vero, Reds? L’incomunicabilità? Ma no! L’impossibilità di poter usufruire in maniera agevole e senza sovrastrutture uno dell’altro. Uno scambio d’uso. Dignitoso uno dell’alterità dell’altro. Altrimenti che squallore! Che miseria! Psiche riesce a ricongiungersi col suo amato nell’Olimpo, diventerà una dea, darà alla luce Voluttà- il piacere- Da Amore e Psiche- ovviamente- ma prima dovrà superare molte prove .Dovrà subire i maltrattamenti di Venere, le percosse, le ingiurie, le fatiche. Zitta, dovrà svolgere qualsiasi umiliante compito. Riuscirà perché verrà aiutata dalle creature più piccole, le formiche faranno la cernita per lei del frumento dell’orzo del miglio, dei semi di papavero, delle lenticchie, delle fave. Ma a noi chi aiuterà a selezionare? Lei riuscirà perché anche una canna flessibile le consiglierà come prendere il vello d’oro delle pecore. Dovrà aspettare la sera, solo al tramonto avrebbe potuto raccogliere il vello che era rimasto impigliato tra i rami e che di giorno era difeso da pecore ferocissime. Facile! Basta aspettare. L’ultima impresa sarà la più difficile, dovrà andare da Proserpina e chiedere di mettere nella scatola un briciolo di bellezza per portarla a Venere. Psiche riesce ad andare negli inferi, a tornare tra i vivi con la scatola in mano. Ma la vanità è donna e lei non può resistere... un po’ di bellezza… poco… pure per lei. Apre la scatola e il grande sonno l’avvolge, l’avviluppa. Il grande sonno che prende tutte noi per un briciolo di –Come sei bella!-il grande sonno della seduzione.

Reds mi invita a pensarla vivificante questa seduzione fatta di chiacchiere, fatta di niente, fatta di trasfigurazioni. Io non riesco a vederla così. Non riesco a capire come i rapporti umani si siano involuti in una separazione senza fine, in un virtuale senza sguardi, senza carezze. Non riesco a capire l’umiliazione di corpi lasciati senza calore, senza scambi di fremiti. Non riuscirò a capire questa castrazione generale e dall’altra parte questa impudicizia, questo mostrare i corpi al migliore offerente come merce di scambio. Una tristezza senza fine. Servono i libri, servono questi scritti per farci riflettere su quanto siamo sciocchi, sul vanesio e sulla vanità del tutto. Ah! vanità delle vanità! Tutto è vanità. Lo diceva anche Qoelet.

Ma in fondo hai ragione tu, Reds, quante riflessioni, quanti studi, quante emozioni nell’estate del virtuale!

Solo che poi le ragioni devono uscire, non restare nell’etere anestetizzante e camminare decisi nel mondo reale altrimenti è la paura che vince il match! Una paura atavica. La paura di essere scoperti nella nostra fragilità, nelle nostre debolezze, nella nostra inconsistenza da un altro altrettanto fragile e altrettanto insicuro.

Parole non sono altro che parole

Fidati di me –io mi fido di te-fidiamoci tutti- La fiducia impegna (da Gianna Manzini)

Non di solo pane vive l’uomo-non di solo parole! Ma di sguardi, di odori, di sapori, di carezze.

Abbiamo cinque sensi, non dimentichiamolo-non siamo soggetti virtuali.

 Abitiamo il nostro corpo, dove abita la nostra mente. Un unicum, appunto.

Ps   alice(internet)non abita più qui               

                                                                                                        IPPOLITA





Prefazione come tutte le altre

Una prefazione senza aver letto il libro nella versione definitiva, una lettura e rilettura attraverso i siti: rosso venexiano –ali di carta -la recherche e  cliteum. Una lettura sempre diversa ma sempre curiosa di conoscere  le vicende ma soprattutto i moti  ondeggianti dei protagonisti. Tratteggiati con umanità complice, loro sono diventati subito i miei amici, i miei innamorati, il mio altro. Succede così quando un personaggio è vivo, esce fuori dalla carta e passeggia insieme a noi- Poirot -  Sherlock  Holmes- sembrano  sempre  sulla scena del delitto, così come Paolo è sempre lì a digitare messaggi. Quasi quasi mi presento. Ho esagerato un po’ con lui, ma il tratteggio azzeccato me lo ha reso familiare, così come ho subito difeso la signora Laura e protetto Valentina, le ho dato addirittura dei consigli. Sono bravi ragazzi, sono senza malvagità,sono inconsapevoli ,sono regrediti ,come dice Reds, allo stato puro dell’infanzia, alle pulsioni elementari e ignare di una sessualità corporea. Siamo nel nirvana senza corpi, come i bimbi, ccoccolati nel seno materno, caldo, nutriente, dolce. Niente di più. IL racconto si legge d’un fiato. Scivola veloce,-ma guarda, è proprio così-, ci troviamo a ripetere,-è proprio così-. Questo è lo scritto che arriva, universalizza il momento e tutti possiamo dire- E’ proprio così-Tutti ormai digitiamo, guidiamo con l’auricolare incollato, alcuni, io, con il cellulare in mano, e questo non si fa, i ragazzi lo tengono acceso anche la notte sotto il cuscino. Lo accendiamo, lo consultiamo, sussultiamo, lo perdiamo e ci sentiamo persi. Anche io che per anni mi sono rifiutata di farmi schiavizzare dall’oggetto ora non potrei più vivere senza di lui. Essenziale, imprescindibile, incredibile in così pochi anni una mutazione vertiginosa, un gorgo, appunto, ha scardinato comportamenti, ne ha imposto altri, e ha mutato in modo irreversibile generazioni di età diversissime in una omologazione adolescenziale. Chi potrebbe più tornare indietro a rapporti seri se ora siamo al tempo del cellulare dell’amore gridato nel telefonino ad amici parenti conoscenti figli. Siamo tutti –amore- siamo tutti nella stessa melassa zuccherina, siamo tutti impegnati a dire TVB. I messaggi si rarefanno, puntini sospensivi prima, dopo, alludenti, in eludenti, perché sono espressione di un ‘anima punteggiata, di un’anima allo stato gassoso che lietamente si libra nell’etere. L’Etereo. Il platonico. Lo spirituale. I puntini sospensivi. Che bello! Dovremmo essere riusciti a vivere nel migliore dei mondi possibili, vero Candide? E’ questo il migliore? Un clic. MAH ! Posso dissentire? Come l’uso e l’abuso possono distorcere,  siamo ora ad una patologia,ad una malattia,che droga l’immaginario,che crea un altrove, che trasfigura, che innalza la soglia delle aspettative rendendo la realtà scialba ,deludente,una realtà che non regge il confronto. Così Paolo dopo un anno di messaggi, di telefonate,di cazzate,scusate,consuma un atto naturale,  da morto,per non sciupare in vita  il sogno futile e sciocco  di essere nel libro di Goethe.Non sono queste le affinità elettive! Non è questo l’ amore platonico. Questo è  solo l’amore al tempo del cellulare!!


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