mercoledì 14 aprile 2021

Fila dritto, gira in tondo Emmanuel Venet


 Dobbiamo avere il coraggio di considerare quello che chiamiamo il “nostro mondo” come un costrutto culturale, scrive Umberto Eco e viene riportato sulla prima pagina di Fila dritto, gira in tondo, il racconto di Emmanuel Venet per Prehistorica Editore.

Tradotto in modo gustoso, si sente proprio il piacere del gusto, la lingua che assapora le parole e si lecca le labbra, da Giuseppe Girimonti Greco e Lorenza Di Lella, questo libro vi piacerà moltissimo

 Alla scrittura chiediamo tanto, vorremmo che fosse un atto di giustizia, la testimonianza di una vita, un momento di verità e chiarezza. Chiediamo scrivendo quella linearità che non esiste nei rapporti con gli altri e neppure con noi stessi.

Fila dritto, gira in tondo è in fondo la parola di questa impossibilità a meno che non si stia completamente scollegati dal consesso umano. Fila dritto, gira in tondo è un libro interessantissimo, un libro che ricorda Freud e il suo dire che la scrittura è un atto da nevrotici, almeno questo tipo di scrittura che si interroga e vuole darsi una ragione del perché e del per come le cose stanno come stanno. 

Il protagonista è affetto da un disturbo psicologico ma quanti come lui si fissano di avere una interpretazione della realtà che per loro è la giusta e la vera? Quanti si sono sentiti abbandonati o delusi dai loro genitori, quanti non capiscono perché la zia non abbia lasciato lo zio, la mamma non abbia lasciato il padre e quanti non abbiano capito nemmeno perché non si sia riusciti a indirizzare in un modo invece che in un altro la vita? 

Come si costruisce una vita? mi sembra sia questa la domanda che, chiuso il libro, dopo la lettura che ameremo moltissimo, noi tutti ci faremo. Come saremo raccontati?

 Ai funerali io da bambina ho sempre riso, chissà perché, ed anche ora adulta, che non vado più ai funerali, mi ritrovo a ridere in modo stridente davanti a situazioni di una tristezza abissale. Sarà la risata del saggio o del diverso? sarà un sintomo di un disagio profondo che qui si chiama "stereotipia ideativo-comportamentale" uno dei sintomi più comuni della sindrome di Asperger, avere comportamenti ripetuti, che stridono con i comportamenti comuni della gente normale?

 Ma chi è normale? Nella famiglia descritta dal protagonista ben pochi lo sarebbero, non certo sarà normale la zia Solange che frequenta maniaci e mentecatti, non certo la cugina Marie, esempio di vera dissimulatrice, capace di parlare malissimo di qualcuno in sua assenza e mostrarsi cordialissima con lui quando è presente. 

Ho messo tante orecchiette alle pagine del libro, è diventato un libro di orecchiette, in ogni pagina mi sono ritrovata, mi sono ritrovata nella difficile arte di vivere con la parentela, con la famiglia più vicina, con un figlio, nella impossibilità di conoscerci e riconoscerci. Mia madre ha 97 anni, quasi come la centenaria nonna del protagonista e mi racconta la vita con pochi episodi, sempre quelli, tacendo per sempre sulle terribili prove che lei ha subito e che io credo di conoscere ma che non le domanderò 

Fila dritto, gira in tondo ci chiede di farlo questo giro in tondo al proprio tavolo degli affetti, finché è possibile, finché rimane quel desiderio insopprimibile di volersi bene malgrado i difetti, malgrado le nostre deficienze.

Io trovo questo libro delizioso, e abbraccio, ( ma vorrebbe essere abbracciato? non credo) il protagonista del racconto, convinto che il mondo delle relazioni e dei sentimenti debba avere una logica, un senso. Lo credo anch'io! ed è per questo che mi sono rifugiata nel Regno della Litweb dove mi giungono libri bellissimi dal "nostro mondo".

Ippolita Luzzo  

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