venerdì 29 marzo 2019

Nino Racco a Lamezia

Nino Racco inizia il suo canto con i versi di Ignazio Butitta con un canto scritto per Rosa Balestrieri e subito dopo ci porta a quel mondo di cantastorie e di cantautori che hanno rallegrato, illuminato e rafforzato, gli ideali della gioventù.
Il ritorno a Giorgio Gaber, l’idea che non può essere mangiata e la partecipazione che non c’è, l’idea della possibile palingesi universale si incaglia verso un pensiero rozzo, di chi offende chiamando “ricchioni” coloro che amano i loro simili. Offrendo la poesia in forma di rosa, da Pasolini, nel vento novembre, canta Nino Racco, "tutto il mio folle amore lo soffia il cielo."
 Nino Racco ci fa conoscere un avo di Pasolini, Vincenzo Colussi, ferito nella campagna di Russia, voluta da Napoleone, e salvato da una ragazza polacca, Susanna, mentre ormai stava nel ventre squarciato del cavallo a delirare. Cantando attraverso i secoli ingiusti e difficili per la libertà individuale e collettiva, giungiamo nel cielo di Praga, quando la piazza fermò la sua vita, quando quel fumo si sparse lontano in ricordo di Jean Palach, che si era immolato per protestare contro l’invasione della Polonia da parte del regime sovietico.
Una speranza nel cielo di Praga.
E siamo a Sanremo sempre in quegli anni e Luigi Tenco prepara un testo contro l’insensatezza delle guerre, con quei soldati mandati a morire come se fossero uno sciame di insetti, senza più espressione sul volto. Una canzone stupenda edulcorata e traslata in sette differenti versioni per essere mandata al Festival di Sanremo con un saluto per sempre.
Nino Racco ci recita una poesia di una donna somala, una poesia sulla casa, sulla casa che abbiamo e che siamo costretti a lasciare se arriva la guerra e ricantiamo insieme l’inno della fratellanza “Ragazzo che sorridi, il mondo di domani paura non avrà ed una mano bianca un nera stringerà” ricordando cosa siano i principi di umanità: La fratellanza fra i popoli, la democrazia. 
Solone eliminò i debiti dei poveri, ricorda Teodorakis e intanto siamo giunti alla fine al Pisci Spada che muore per amore, siamo giunti all’acqua blu quando la pubblicità ci fa fare quello che non vogliamo più.
Unico canto dove Luigi Tenco ride della risata distaccata del così va il mondo, noi sorpresi applaudiamo Nino Racco, grande cantastorie dei nostri anni fuggiti nei cieli di Praga, di Sanremo, di Bovalino e Lamezia.
Un grazie immenso dal regno della Litweb
Ippolita Luzzo 
Ippolitweb

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