lunedì 19 marzo 2018

Piccola società disoccupata al Teatro Morelli

A Cosenza è sempre bello andare.
Bellissimo il Teatro Morelli, ed alla confluenza dei fiumi Crati e Busento la Rosticceria Sasà con i suoi gustosi panzerotti filanti di mozzarella e colorati dal rosso del pomodoro.
 Da stampa alternativa ringrazio chi legge e chi mi regala opportunità di esserci a spettacoli e incontri. Ieri sera, al termine di una domenica ricca di spunti con la riflessione sullo sciupio del palazzo D'Ippolito a Lamezia, sull'incuria in cui vengono lasciati dalla Sovrintendenza e dal Comune palazzi storici, stiamo qui in prima fila ad ascoltare la Piccola Società Disoccupata.
Rémi De Vos drammaturgo francese, nato a Dunquerque Francia, è l'autore del testo. La drammaturgia e la regia di Beppe Rosso.  
Ordunque Marx è morto.
Sul palcoscenico del Teatro Morelli  le sedie prima accatastate vengono sistemate ben in ordine come in preparazione di una conferenza, di quelle conferenze sul lavoro tanto dibattute.
Il cerchio la pipa e gli psicofarmaci usati per lenire il disagio. Il disagio si allarga e si spande e come una nube piovosa arriva a noi spettatori incapaci di opporre un ombrello al riparo della pioggia.
Il drammaturgo aveva di sicuro in mente la sofferenza alienante  di un dire, ma a chi? Non essendoci più un capitalista riconosciuto in quanto tale il dire dei lavoratori non più lavoratori si annulla in un nichilismo di fatto e si spiaccica sulla sala nel corpo degli spettatori. 
Senza lavoro cos'è un uomo? Senza un motivo per vivere, senza una gratificazione, senza poter dire so fare questa cosa, sono abile, sono bravo, come si vive? Certo il lavoro serve per guadagnare, ma serve essenzialmente ad avere una dignità, ad essere in grado di vedersi capace. Molto si è detto sull'alienazione, molto ora si dice in giro sulla disoccupazione, molto era stato discettato e così risentire ieri sera a teatro, da attori pur molto bravi e competenti, uno studio, credo sia proprio uno studio, sugli effetti del non lavoro obbligato dalle circostanze, ha creato in me e in altri disagio e malessere.
Nelle migliori intenzioni spesso, come Goethe ci insegna, si resta perplessi sulla riuscita. Il teatro non è una conferenza.  
Noi però eravamo troppo felici e ritorneremo a Cosenza con il teatro che amiamo. 
Ippolita Luzzo

foto dello spettacolo di Angelo Maggio   
   
   

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