mercoledì 28 marzo 2018

Lampi e Ispiere da Ravasi a Perec in EDB


Le Ispiere, Il raggio di sole, collana della EDB, illuminano il buio con Gianfranco Ravasi La voce del silenzio.
I Lampi d'autore, collana di autori quali Anatole France, Il procuratore di Giudea, oggi ospitano Georges Perec, La Cosa. 
Fra Lampi e Ispiere oggi, fra i lampi che squarciano il cielo durante un temporale e danno un fugace bagliore, benché si aprano nella vastità della volta celeste, alle ispiere, quei raggi di sole sottili, che attraversano le fessure illuminando ambienti bui.
Le ispiere: La collana della #EDB prende il nome dell’ispiera, il raggio di sole che illumina la polvere e si rende visibili nella oscurità. Un raggio di sole nel buio. Un sottile rigo di luce. Righiamo di luce il buio, sembra dicano entrambi i testi e soprattutto questo del cardinale Gianfranco Ravasi, La voce del silenzio. Fra buio e luce, costrizione e libertà, male e bene. 
L’universo mutevole, il linguaggio rigido. Nel buio della parola parlata ci sta l’ispiera, il silenzio sottile che illumina la conversazione nella semioscurità "Il termine ispiera compare nel Codice Riccardiano 1341 come traduzione di un passo del vangelo apocrifo dello Pseudo Matteo in cui si narra un gioco d'infanzia di Gesù che cavalca l'ispiera del sole."
Accosto con commozione queste due collane, e nella luce di lampi e ispiere scorgo quella linea, quella luce, quel momento in cui ci si accorge di essere stati nel buio.
Leggo il libro di Ravasi, La voce del silenzio, e ogni frase racchiude e apre riflessioni, i passi della Bibbia sono simboli.
 Siamo sul monte Sinai insieme al profeta Elia, il primo dei profeti, aspettiamo di incontrare Dio. Come Elia, perseguitati dalla cattiva regina Gezabele, cerchiamo il messaggio della salvezza.
Sul monte Sinai Dio si rivelerà nel mormorio di un vento leggero, una voce di silenzio sottile.    
Siamo nel giardino fiorito del Cantico dei Cantici, così lo ha chiamato Thomas Eliot, il giardino fiorito in quei dieci giorni di primavera, una linea sottile di giorni fra il sole bruciante dell’estate e il freddo gelido dell’inverno. I fili d'erba spuntano fiduciosi.Simboli.  
Nella diafania della parola i simboli che noi siamo. Piacerebbe moltissimo a Fabrizio Coscia questa diafania, la parola così trasparente da riuscire a mostrare la luce che sta al di là, l’essenza, la sostanza delle cose. Fabrizio Coscia chiama "La bellezza che resta", questo svelamento, il gesuita Teilhard De Chardin diafania: "riuscire a mostrare la luce che sta al di là, l'essenza, la sostanza delle cose, e non diventare uno schermo opaco"
 Pagine di una trasparenza diafanica leggiamo nella Bibbia
 Il grande codice, La Bibbia, la stella polare, chiama Ravasi il testo biblico, la stella polare di riferimento per colorare, musicare e interpretare.
Scrive Chagall:"La Bibbia è l'alfabeto colorato della speranza"
Non è sufficiente denunciare l'artificio di una costrizione per trarre, dalla sua soppressione, l'occasione di una qualsivoglia libertà, dice Perec, quasi dialogando con Ravasi,  La costrizione è ciò che permette la libertà scrive ancora Perec nella Cosa e Ravasi risponde paradossalmente con "Se non esistessero il male e la sofferenza nell'Occidente non sarebbe quasi esistita buona parte della filosofia". Se non esistesse il buio, il male, la costrizione e l'ingiustizia, come potremmo vedere le ispiere?
Ippolita Luzzo
  

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