lunedì 31 agosto 2015

Come un film francese. Roberto Saporito

Come un film  Francese  di  Roberto Saporito

Comincia così con i consigli alla lettura
"Marc Augé, La madre di Arthur 
John Barth,L’opera galleggiante 
Luigi Bernardi, Senza luce
Thomas Bernhard, Ja 
Philippe Besson, E le altre sere verrai?
Nicholas Blincoe, Tacchi alti 
Michel Butor, La modificazione
Peter Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile
Kate Christensen, Il lamento di Epicuro
Diego De Silva, Non avevo capito niente 
Don DeLillo, Mao ii Philippe Djian, Imperdonabili 
Bret Easton Ellis, Imperial Bedrooms 
Wilhelm Genazino, La stupidità dell’amore 
Jonathan Lethem, Chronic City
Cees Nooteboom, Perduto il Paradiso, 
Antonio Paolacci Salto d’ottava, 
Lorenzo Pavolini, Essere pronto, 
Francesco Piccolo La separazione del maschio,
Alessandro Piperno, Con le peggiori intenzioni"

"Con le peggiori intenzioni" è l'unico che ho letto

Come al solito salto il pasto, dovevo completare prima la velocissima e piacevole lettura del libro" Come un film Francese" di Saporito, nomen omen, scusami. Rido e poi io so come sono i film francesi e anche conosco Piperno, nelle migliori intenzioni, così come mai e poi mai credo nella scrittura creativa. 
Che cosa è? si chiede, giustamente e d'accordo con me, il protagonista del libro, un professore che tiene un corso di scrittura creativa in virtù di sua fama di scrittore. La scrittura si insegna, certo, la creazione no, il talento è un dono, l'originalità pure e nei dubbi del professore seguiamo la storia che qualche volta, volutamente, scende su immagini scontate e già lette di dietro e davanti. Scusami. Il libro si legge con piacevolezza, i passi più simpatici sono proprio quelli che riguardano il professore e la sua ipocondria, sono quelli che ci rimandano a luoghi letterari ben assimilati, a scene alla Thelma e Louise, al killer di Amelie Nothomb al quale io devo aver fatto post: Diario di rondine, dove si racconta quanto sia facile diventare killer, allo stesso modo che diventare scrittore creativo, aggiungerei io, dissacrando il corso e chi vi insegna. 
 Ho letto qualche recensione su questo libro e odio chi racconta il libro compresa la scena finale che, per fortuna, io non conoscevo e non vi svelo per darvi la curiosità di legger questo racconto, strutturato in tre scansioni, con il diario di tre protagonisti nel divenire astorico di rapporti fermi su una pagina bianca.
Leggete quindi questo piacevolissimo stralcio dal libro di Saporito per gradire.

"Io non so neanche se sia possibile o meno insegnare a scrivere in maniera creativa: ma intanto loro mi pagano e io allora insegno. Insegnerei qualunque cosa per soldi, anche cucina creativa, visti i quattro soldi che ho guadagnato con i miei romanzi. Oh, fama tanta eh, vincitore di importanti premi letterari (e lì qualche soldo nelle mie tasche devo dire che è entrato), ospite fisso in tutti i festival letterari, recensioni entusiastiche dei miei libri su prestigiose riviste letterarie che nessuno legge, forse neanche chi ci scrive, ma guadagni veramente pochi. E quindi se mi pagano sono disposto anche a insegnare assicurazioni creative, o ping pong creativo
E questa è la mia piccola rivincita: insegno qualcosa che nessuno mi ha mai insegnato e che sono sempre più fermamente convinto che non si possa insegnare: sono un sostenitore del talento, e il talento o ce l’hai o non lo si impara da nessuna parte, e in modo particolare non a scuola.
– Finalmente conosciamo il famoso scrittore. Io mi riempio le narici del suo buon profumo, gli occhi della sua generosa scollatura e le decanto un affabulatorio e ispirato e sospiroso: – Già!
Poi pensi che gli altri ti odiano e dici: La verità è che io non sopporto più la gente, non sopporto più nessuno, gli esseri umani mi provocano una sorta di orticaria esistenziale, un prurito all'interno del sangue. È anche possibile che io sia diventato sociopatico (oltre che paranoico), oppure no, non sono io che sono diventato sociopatico ma loro, la gente, tutti quanti loro sono diventati sociopatici nei miei confronti, è possibile.

Forse ha colto, finalmente, un lato del mio carattere, ha compreso che io amo di più i miei scrittori che le persone: forse è perché sono uno scrittore, ma io vivo di persone e cose che non esistono, se non nella mia testa o in quella di quelli come me, o che comunque vivono come me: gli scrittori appunto. O forse è una sorta di tara mentale, una malattia, ma che non si cura, o quanto meno io non sono curabile. E, cosa più importante, a me va benissimo così."

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