domenica 18 settembre 2016

Faber di Tristan Garcia

Anna aveva letto l'Emilio e le opere di Donald Winnicot per educarlo meglio.
Faber, neonato magrebino abbandonato, era stato a tre mesi adottato dai coniugi Richard e Anna Faber. I servizi sociali gli avevano dato il nome Mehdi. Mehdi Faber è dunque il centro della circonferenza verso  cui convergono i raggi, gli altri personaggi della storia che io ho visto come una ruota di bicicletta, con noi a pedalare e correre sulla strada degli avvenimenti. Ogni raggio un personaggio, ogni pedalata ci portava su una storia diversa, oppure sulla stessa ma con lettura diversa a seconda di chi la raccontasse. Pedalando noi lettori potremmo innamorarci, così come è successo a me di Mehdi Faber, chiamato semplicemente Faber, e con lui io guardo la mia città a giusta distanza. Con Faber, che amo, vi riporto un suo pensiero:" Ho sempre voluto essere intelligente, fare il superiore. Coglievo i dettagli, ma ho perso di visto l'insieme. Non ho mai saputo apprezzare."
Non sarò dunque obiettiva nel racconto, sono troppo innamorata, e nel leggere questa storia che unisce tre ragazzini, dalla scuola elementare fino al liceo, ho cercato di sapere di Faber. Nato nel marzo del 1981 Faber appare a Mornay alla fine del 1988, adottato da una nuova coppia, dopo la scomparsa accidentale dei genitori precedenti. Ho individuato quando potrebbe esser nato, cercando di seguirlo fin dal primo vagito, a febbraio del 1981
Poi ho ricopiato le sue frasi a solo undici anni, rivolto al papà di Madeleine, la sua amica. 
"Non esiste il Male, signor Olsen, esiste solo l'umiliazione"
"Non esiste il Bene. Non esiste giustizia. Ci sono solo punizioni"
Sono stata insegnante di storia ed anche io avrò detto ai ragazzi che la storia è il  peccato come Mézières? Non credo. Avrò parlato loro di ingiustizie mai risolte, di sofferenze e di soprusi, di capitalismo e di rivolta, sentendo sempre dentro di me l'inane sforzo di incidere in un momento sociale e trascinarlo via da dove non vorremmo andasse.
Nei destini incrociati fra desideri e punizioni, fra speranze e delusioni, fra vendette e perdono, fra immedesimazione e rifiuto, il racconto ci ama, facendo sì che noi, ad un certo punto, convinti della difficoltà delle nostre azioni, e che il fine ultimo di ciò che vorremmo difficilmente potremmo attuarlo, amiamo tutti i personaggi che con Faber si sono incontrati. Nessuno riuscirà nell'impresa che si sarà assegnato. 
Il fascino ammaliante di colui che fa la storia, anche minima, anche per pochi giorni, il fascino attraversa immune il tempo e ci imprigiona in una lettura baciata dal sole. 
Il tempo è fermo, mi ritrovo a pensare, vedendo come siamo fermi ad un momento, ad una azione, ad un anno, ad un incontro, ad una frase che, benché dimenticata da anni, ritorna. 
Basta una lettera, in questo caso è questo l'espediente con cui si va a recuperare Fabien, per far ripartire il racconto, una lettera anzi tre, anzi quattro, mandata a tutti e tre, da ognuno di loro, che però non sanno di aver mandato alcunché. Presto morto la simbologia dei cerchi e le lettere tagliuzzate dal giornale...
Un testo supelativo scritto da Tristan Garcia, nato lo stesso anno di Faber, il 1981, e dallo stesso nome di un altro protagonista, Tristan, nato 15 anni dopo. Mi sembra un incrocio perfetto nella vita dell'autore, di origine algerine. Una X che si incontra in un punto, il centro del cerchio e da quel punto prende a narrare. Narra distruzione e costruzione, narra l'impasto di bene e male di cui siamo fatti, di cui sono fatti le vicende, narra la delusione e l'illusione nel momento in cui si vive nel mondo e non nei libri, per scelta.  
Faber mi arriva il giorno del mio compleanno ed io lo porgo, con tutto l'amore che posso, alla vostra  lettura
Sui principi educativi poi da Winnicott una frase celebre:"La creatività consiste nel mantenere nel corso della vita qualcosa che appartiene all'esperienza infantile: la capacità di creare e ricreare il mondo. È l’onnipotenza del pensiero propria dell’età infantile." e sull'Emilio Rousseau scrisseavete ben ragione di dire che è impossibile formale un Emilio reale: ma potete davvero credere che sia stato questo il mio scopo e che il libro così intitolato sia un vero trattato sull'educazione? È un’opera di carattere piuttosto filosofico intorno a un principio sostenuto dall'autore in altri suoi scritti, e cioè il principio che l’uomo è naturalmente buono”.
Lettera di Rousseau a Philibert Cramer del 1764.
ancora una lettera... 
     

1 commento:

Barbara Beneyton ha detto...

Grazie Ippolita. Ora prendo il libro in mano con la quasi certezza che mi piacerà. Barbara
PS sono quella che su fb è felice del Nobel a Bob Dylan