mercoledì 18 maggio 2016

Valentina Di Cesare e Antonio Calabrò

Marta La Sarta e Chiudi E Vai i due libri di racconti mi giungono per posta quasi nella stessa settimana, sembrano fratelli, amici d'infanzia che si scambiano i personaggi incontrati e fatti vivere sul foglio del loro immaginario.
" Raccontare è una cosa seria, talmente seria e complessa che sempre più spesso le moltitudini depredate dalla propria umanità, la descrivono invece come un affare da niente, adatto solo agli sfaccendati senza rigore e agli inoperosi senza giudizio. Nel caso specifico Marta aveva solamente paura"
Marta è una merciaia e raccoglie i segreti. Vero, Valentina?
Antonio Calabrò è "un capotreno esistenziale che vaga di stazione in stazione come ha vagato nella vita, sempre cercando di afferrare le redini della comprensione, sempre vedendosele sfuggire proprio quando sembravano salde e sicure. Il suo lavoro è un'allegoria della vita, un lungo viaggio che vale la pena compiere anche se si è in galleria o se il sole brucia nella stazione di Rosarno, crocevia dei popoli dell'era moderna"
Valentina Di Cesare è al suo esordio, Antonio invece scrive da tempo. Articoli su articoli, scrive come vive, su un treno, inventa la rassegna Calabria D'Autore e trasmette da Radio Antenna Fabea. 
Vi vedo entrambi qui, seduti a chiacchierare al mio tavolo, con tutte le storie che vogliono nascere, con i vostri incontri e le storie che raccogliete, con la nonna Bice che profuma di borotalco fra i seni, con il signor Vincenzo Scali  che compie 105 anni sulla costa Jonica. 
"Racconta chi sei" era il primo tema dell'anno. 
Sorrido dietro al banco della merceria Pizzetti, con Marta, da ventitré anni puntuale commessa della merceria, sorrido sul treno di Antonio che mi chiede il biglietto per Reggio Calabria. Siamo insieme sul treno con Valentina Di Cesare e ci raccontiamo storie di ricordi "perché i ricordi tengono unite le cose come fanno i bottoni con le parti opposte di una camicia" 
E con Antonio siamo tutti passeggeri.
"Un agente treno" ma chiamatemi Capo. Il Capo le fermate le conosce a memoria. Uno dietro l'altra. Si arriva al termine della corsa e si rimbalza. Una pausa di venticinque minuti e si torna indietro. La potenza della letteratura non smetterà mai di sorprenderci." 
Ogni persona ha per Antonio un suo luogo letterario da abitare, esce da un libro per viaggiare con lui, così incontra  l'Ultimo dei Mohicani, le carrozze sanno di Far West e il macchinista si chiama Placa, scrittore a tempo perso come tutti.
Nel nostro scrivere come relazione prendiamo per mano tutti i personaggi e con la voce squillante di Valentina che, al telefono, scappa per mettersi a scrivere, per far uscire dai suoi tasti, dalla penna, tanti e tanti altri personaggi, e con il fischio di Antonio, basta un fischio per far scattare la vitalità in ognuno di noi.
Chiudi e vai, si parte, si va a trovare Marta La Sarta, Antonio? Ne sono sicura. Andremo insieme dal balcone sullo Stretto. 
    
   

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